Fertirrigazione naturale con acqua di cottura delle verdure

Fertirrigazione naturale con acqua di cottura delle verdure

In un tempo in cui si inizia a comprendere che gran parte delle nostre abitudini di vita conduce a degli sprechi, e con essi, anche se in piccolo, ad una impronta ecologica elevata, è bene sapere anche come evitare gli sprechi. Tra questi ce ne sono alcuni che si possono applicare anche a livello familiare e che, moltiplicato per tutte le famiglie di una sola piccola città comportano un recupero di energie e di sostanze notevoli. Uno di questi è quello del recupero congiunto di acqua e sostanze nutritive, di pronta assimilazione, come utilizzo per l’irrigazione e la contemporanea concimazione delle piante di appartamento; una fertirrigazione possibile e rapida grazie al recupero delle acque di cottura delle verdure di cui ci nutriamo. L’acqua di cottura è infatti ricca di micronutrienti rilasciati dalle stesse piante. Ovviamente questa acqua di cottura non deve provenire da verdure trattate con pesticidi (prioritariamente per la nostra salute) e successivamente perché questi passerebbero quasi in maniera totale nei nostri vasi e nelle nostre piante, a maggior ragione se queste sono poi delle coltivazioni di piccoli orti familiari o di ortive in vaso. Per di più il lavaggio delle verdure non elimina gran parte dei pesticidi sistemici (quelli che sono penetrati all’interno di foglie e frutti) per cui non ci si illuda di aver risolto il problema con un lavaggio anche accurato delle verdure, se queste sono state trattate con pesticidi.

 

Per capire l’entità del risparmio si può fare un semplice calcolo sintetico; immaginiamo che ogni famiglia cuocia mediamente, due volte alla settimana, delle verdure e che utilizzi per ogni cottura due litri di acqua utile. Avremo così ottenuto 4 litri di acqua alla settimana che moltiplicate le settimane di un anno fa 208 (52 x 4) litri di acqua. Considerando questo calcolo esteso ad una città di 100.000 abitanti e considerando il numero di persone medio per famiglia (ultimi dati ISTAT) che è di 2,3, avremo: 100.000 : 2,3 x 208 = 8.913.043,48 litri di acqua (8.913 mc) per uso irriguo delle piante domestiche o di piccoli orti familiari.
Come si vede dal punto di vista ecologico, è vero che è un’azione molto piccola che comporta il risparmio di qualche litro d’acqua, questo risparmio però moltiplicato su scale più vaste diventa significativo.
Ovviamente non bisogna pensare che l’acqua delle verdure bollite sia un vero e proprio concime, ma contiene dei sali minerali, microelementi ed alcune molecole organiche che vanno ad arricchire ed integrare sia la nutrizione della pianta che i substrati, spesso esausti, soprattutto dei vasi.
Adesso alcuni accorgimenti e suggerimenti su questa pratica:
– utilizzare sempre acqua di cottura senza sale (danneggerebbe piante e terreno), anche perché il sale va apportato in cottura solo alla fine; quindi si consiglia di scolare la maggiore parte dell’acqua prima della fine della cottura (quella da utilizzare per la fertirrigazione) e successivamente aggiungere il sale nel residuo di acqua e verdura per la cottura finale;
– evitare l’acqua di cottura delle patate, in quanto queste rilasciano molto amido per cui è meglio evitare di usarla per irrigare le piante;
– come accennato in precedenza, solo ortaggi bio,
– utilizzo a temperatura ambiente; è evidente che non bisogna innaffiare i vasi direttamente con l’acqua bollente; per cui va fatta raffreddare a temperatura ambiente e poi può essere utilizzata.
In generale l’ideale è quello di usare un contenitore o un innaffiatoio dove accumulare l’acuqa di cottura e poi utilizzarla al momento opportuno.




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