La stricnina

La stricnina

La stricnina è un alcaloide ad alta tossicità e con struttura chimica complessa in cui è ben identificabile il nucleo dell’indolo. La stricnina è un alcaloide che può essere estratto in natura e precisamente dalla farina ottenuta dai semi di due Loganiacee del genere Strychnos: Strychnos nux-vomica (noce vomica) e Strychnos ignatii (fava di S. Ignazio). La noce vomica, chiamato anche albero della stricnina è un grande albero cespuglioso originaria dell’India e sud-est asiatico, oltreché essere presente anche nelle foreste aride della Birmania, della Thailandia, della Cina e dell’Australia. Questa pianta ha un frutto (bacca) arancione, di dimensioni simili ad un pomo, con polpa biancastra in cui sono inseriti dai tre agli otto semi discoidi che contengono: acqua, sostanze minerali, oli, glucidi e due alcaloidi, che sono la stricnina e la brucina e che rappresentano i principi attivi essenziali.

 

L’altra specie da cui si ricava la stricnina è Strychnos ignatii che è un albero originario delle Filippine , in particolare nel Catbalogan ed in alcune zonedella Cina . La pianta fu descritta per la prima volta dal gesuita ceco che lavorava nelle Filippine, Georg Kamel, che chiamò il suo frutto come il seme di Sant’Ignazio, fondatore del suo ordine religioso. Il meccanismo di azione della stricnina è quello di agire sul midollo spinale ostacolando le connessioni e le regolazioni tra i nervi motori e i nervi sensitivi (causa il blocco di particolari terminazioni nervose, i recettori post sinaptici per la glicina); aumenta l’eccitabilità dei neuroni ed accorcia il periodo di latenza che fa seguito ad un’eccitazione. La dose mortale media, (DL50) è pari ad 1 mg/kg ma mediamente le dosi letali orali risultano comprese fra 0,5 e 5 mg/kg di alimento ingerito. Nella sua formula chimica pura è in forma cristallina; è inodore, incolore con sapore amaro molto persistente. Inoltre è insolubile in acqua ed tra le sostanze più amare conosciute. La morte da ingestione di stricnina alle dosi letali avviene per blocco respiratorio o per esaurimento fisico. La stricnina è stata usata in passato come veleno per topi, volpi e altri piccoli animali vertebrati. Durante la prima metà del Novecento, la stricnina veniva usata in piccole dosi come stimolante, lassativa e come rimedio per altri disturbi dell’apparato digerente. Successivamente i suoi effetti stimolanti la fecero usare come agente di doping nello sport. Successivamente però, a causa della sua alta tossicità e della tendenza a causare convulsioni, fu abbandonato l’uso in medicina. Purtroppo questa sostanza viene oggi aggiunta a sostanze stupefacenti, quindi oltre al danno la beffa. Negli ultimi tempi però la stricnina sta trovando applicazioni in campo omeopatico. Tra questi rimedi omeopatici si ricorda quello che si prepara utilizzando il seme della Strychnos nux-vomica. Il preparato viene ottenuto essiccando i semi maturi e macerandoli dopo nell’alcool. Ovviamente il preparato è a base di stricnina e la brucina. L’utilizzo della nux vomica in omeopatia si basa sul principio di Hahnemann, secondo la quale le sostanze dei composti diluite in bassissime concentrazioni avrebbero ipotetici effetti terapeutici. Per ovvi motivi, vista la tossicità e pericolosità di queste sostanze, l’assunzione di questi preparati deve avvenire sotto strettissimo controllo medico.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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