Come coltivare l’amaranto

Come coltivare l’amaranto

L’amaranto (Amaranthus) è una pianta delle amarantacee di origine peruviana coltivata per i suoi semi commestibili e consumati in maniera simili ai cereali. Tra le specie coltivate si ricordano Amaranthus caudatus, Amaranthus cruentus e Amaranthus hypochondriacus. In questo contributo vediamo come coltivare l’amaranto, le tecniche e gli utilizzi di questa pianta. l’amaranto è una pianta di facile coltivazione in quanto è piuttosto resistente a parassiti, malattie e temperature elevate. La semina può essere effettuata nel periodo che va da metà aprile in avanti e comunque, a secondo il clima, quando si ha la certezza che non vi siano più gelate notturne, tenendo presente che la germinazione migliora con la temperatura e la luminosità. Il seme si pone ad una profondità di circa un cm, considerando che si possono mettere 2-3 semi di amaranto insieme, lasciando la pianta più vigorosa, quando le piantine mettono le prime due foglie vere. Ricoperto il seme si effettua subito la prima irrigazione.

 

L’amaranto è una pianta da altissima resa; una singola pianta può produrre fino a 200.000 ed oltre, semi, per un peso complessivo che può arrivare a 100 grammi di seme. I semi dell’amaranto sono molto vitali, restano attivi anche 10 anni nel suolo, e per la sua coltivazione scegliere comunque terreni fertili, ricchi di sostanza organica ( infatti spesso infesta le aiuole concimate). Per questo motivo prima di coltivarla, bisogna scegliere un’area apposita, lavorando il terreno a 25-30 cm e concimandolo con letame maturo o compost. Si può scegliere anche di creare un semenzaio con trapianto successivo; in ogni caso, in pieno campo la distanza tra le piante deve essere di 15-20 cm, se si coltiva per il consumo delle foglie o maggiore se si coltiva per la raccolta del seme. Ricordiamo che i semi si trovano oramai facilmente anche su internet. L’amaranto è una pianta che cresce anche in condizioni siccitose, comunque per elevare le rese, nel periodo estivo bisogna irrigare con turni di 7-10 giorni in funzione del tipo di terreno (turni più stretti per i suoli più sciolti). Per la concimazione è consigliabile far seguire questa coltura ad una leguminosa o ad una cultura (come le ortive) ampiamente concimata con sostanza organica; vanno comunque assolutamente evitati i nitrati, sia perché rendono le foglie molto soggette ad attacchi parassitari sia perche questi si accumulano in esse con notevole tossicità per chi le consuma . per quanto riguarda le avversità, bisogna dire che l’amaranto è una pianta molto resistente; qualche problema lo possono creare gli afidi nel periodo autunnale ma con la fine delle piogge e delle umidità (se avete seguito la tecnica di concimazione e di rotazione) non dovrebbero creare altri problemi. Il consumo dell’amaranto può trovare due possibilità; quella più tradizionale dei semi e quella delle foglie. Nel primo caso, si ricorda che i semi maturano tra agosto e ottobre e si raccolgono si separano facilmente tra le dita. Il loro utilizzo è come le farine dei cereali, per fare pane, zuppe, minestre e si possono anche soffiare. I semi possono essere anche bolliti per preparare un prodotto simile alla tapioca. Per la raccolta delle foglie invece il periodo adatto è quello da giugno fino a quando queste si mantengono tenere. Queste si consumano e si cucinano come biete e spinaci. L’amaranto non è ovviamente un cereale ma è ricco di proteine (fino al 16%) con elevato valore biologico. Questa pianta rispetto ai cereali, contiene il doppio di lisina, amminoacido essenziale di cui sono carenti quasi tutti i cereali. Ha inoltre un elevato contenuto di calcio, di fosforo, di magnesio e di ferro. Per di più per via dell’elevato contenuto di fibre, ha un effetto positivo su digestione e sul ricambio. L’amaranto è privo di glutine; per questo motivo è indicato per l’alimentazione di chi è affetto da celiachia o da problemi intestinali ed è indicato per i bambini nel periodo dello svezzamento.




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