La cocaina

La cocaina

La coca (Erythroxylum coca o Erythroxylon coca) è un arbusto o piccolo albero che appartiene alla famiglia delle Erythroxylaceae; è di origine delle aree tropicali, centro e nord-occidentali dell’America meridionale. La sua classificazione botanica che in passato era attribuita all’ordine delle Linales, ultimamente con la riclassificazione filogenetica è stata attribuita all’ordine delle Malpighiaceae. Dalle foglie di questa pianta si ricava la cocaina che è uno stupefacente. Il procedimento però per l’ottenimento della cocaina è abbastanza complesso: le foglie della pianta vengono prima tagliate e triturate; dopodiché vengono aggiunti idrocarburi come kerosene, gasolio, petrolio (o carbonato di potassio) per permettere la dissoluzione dei componenti organici. Successivamente, con un procedimento chimico-fisico vengono eliminati gli idrocarburi; a questo punto vengono aggiunte acqua e acido solforico; si filtra così il composto ottenuto e si aggiunge della calce o dell’ammoniaca (procedimento che permette la precipitazione dei Sali) e si fa seccare per ottenere la pasta di cocaina, cioè il prodotto grezzo non ancora raffinato.

 

Ulteriori lavorazioni, per arrivare al prodotto finito, contemplano poi il trattamento con acido cloridrico e l’estrazione con acetone o etanolo. Nel passato le foglie di cocaina venivano masticate o consumate soprattutto dai popolo peruviani. Ma quanto fosse antica questa usanza non era ancora stato stabilito con certezza. Uno studio eseguito da un team internazionale e pubblicato sulla rivista Antiquity mostra come le antiche società andine consumassero coca oltre 8000 anni fa. Le foglie della pianta di coca contengono una quantità media di cocaina pari allo 0,8% del peso di una foglia fresca. Ma non solo cocaina: cinnamato di methylecgonine, truxilline e altri alcaloidi che sembrano essere d’aiuto durante la permanenza ad alta quota. Inoltre, contrariamente a quanto si pensa, masticare foglie di coca ha un effetto molto meno blando e veloce dell’assunzione di forme purificate della cocaina, non causa effetti psicoattivi, non da dipendenza e non sembra causare altri effetti deleteri sull’organismo (almeno sui casi documentati fino ad ora). L’uso della coca si perde quindi nei millenni nella medicina tradizionale andina. Viene usata come anestetico contro il mal di testa, i reumatismi, ferite e piaghe; inoltre la cocaina contenuta nelle foglie di coca restringe i vasi sanguigni, e contribuisce a rallentare le emorragie. Inoltre i popoli andini utilizzavano la coca anche per combattere la malaria e l’asma, per migliorare la digestione e come afrodisiaco. Ma c’è di più; attorno alla coca ruotavano religione e cosmologia. le popolazione andine pre-incaiche l’avevano inserita nella loro cosmologia, e la veneravano come una divinità. Era parte fondamentale delle offerte agli dei, e venivano utilizzate nella divinazione. Tracce e reperti confermano tutto ciò e le abitudini di popoli come quelli peruviani e boliviani vengono accomunate da prassi, utilizzi e rituali che si perdono nella notte dei tempi. Insomma una tradizione che va valutata e serenamente affrontata nella lotta contro le droghe senza le esagerazioni e le speculazioni di parte. Alcuni sostengono che masticare coca sia una tradizione molto più recente, qualche centinaio o migliaio di anni, ma è una tradizione economica, sociale e religiosa profondamente radicata nelle Ande.
Come al solito le esagerazioni e gli interessi commerciali spesso esasperano i toni e non conducono ad una buona conoscenza della verità. La pianta di coca esiste, fa parte di uno scenario e di habitat ecologici che la Natura ha voluto. Sta a l’uomo farne un buon uso evitando che esasperazioni, e soprattutto forti interessi pericolosi e deviati, si ripercuotano contro l’uomo stesso.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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