Le piante tessili

Le piante tessili

Le piante tessili sono quella categoria di piante, non omogenee sistematicamente, da cui, attraverso diversi procedimenti e trattamenti, si possono ricavare fibre tessili naturali. Le fibre naturali sono tratte quindi dal mondo vegetale con procedimenti naturali, ma senza alterarne la struttura. Con l’avvento dell’era industriale queste piante sono state gradualmente abbandonate o marginalizzate per essere riscoperte negli ultimi tempi in un concetto di nuove filiere agricole e di economia circolare. Le fibre tessili provengono quindi da svariate piante tessili e, proprio in un concetto di emissioni zero e di economia circolare diventeranno nei prossimi tempi sempre più importanti. Per questo motivo le piante tessili sono più che mai preziose: ci permettono di ricavarne fibre e strutture ognuna utile e (quasi) indispensabile per la vita, gli usi e costumi di ogni giorno. In un mondo dove le fibre sintetiche avevano raggiunto costi veramente bassi (ma impronta ecologica elevata), le fibre naturali diventeranno sempre più competitive con caratteristiche irraggiungibili grazie alle lunghissima selezione fatta dall’uomo.
Dalle piante tessili si ricavano così fibre di varia natura; fibre, corde, spaghi, ecc. ed a fronte delle più conosciute e diffuse che sono il lino (dà tessuti pregiati), canapa (soprattutto per corde), cotone, ce ne sono altre di interessante valutazione: il Kenaf, che è stato introdotto negli ultimi anni per la produzione di cellulosa perché molto produttivo in termini di biomassa; la Iuta, usata principalmente per produrre sacchi; la Ramiè (o ramia), che è una fibra indiana di qualità, simile alla seta; l’Ortica, utilizzata per la produzione di fibra perché ad un certo stadio vegetativo, se raccolta e macerata dà una buona fibra; la Ginestra, usata ancora in Calabria, dopo macerazione per ottenere fibra; il sisal, un filato proveniente dall’Africa e dal Brasile ottenuto lavorando le foglie di un’agave.

Se a queste aggiungiamo i coloranti di origine naturali comprendiamo quale potrà essere il ruolo di una nuova visione delle produzioni agricole. Infatti soprattutto le fibre naturali si tingono con colori altrettanto naturali ricavati da alcune piante: la rubia (Rubia tinctorum L.) da cui si ricava un rosso; la reseda (Reseda luteola L., 1753) e la curcuma (Curcuma longa) che danno due tonalità di giallo; il guado (Isatis tinctoria L.) e l’indaco (Indigofera tinctoria L., 1753) che danno il blu. Per questo motivo negli ultimi tempi sta crescendo anche l’interesse della ricerca scientifica. Infatti anche se la riscoperta e la produzione di fibre naturali e delle “madri” piante tessili è ancora molto limitata, tuttavia l’interesse cresce e diversi programmi di ricerca, come quelli promossi dalla regione Toscana e dal CNR (LaMMA), stanno valutando la loro reintroduzione nell’industria tessile. Per riepilogare vediamo quindi le fibre tessili naturali e le piante rispettive da cui si ricavano:
• Cotone – Una delle specie (Gossypium herbaceum L.);
• Lino – Lino comune (Linum usitatissimum L., 1753);
• Canapa – Canapa utile (Cannabis sativa L. 1753);
• Fibra – Cotone del diavolo (Abroma augustum (L.) L.f. )
• Fibra di Gombo – Okra (Abelmoschus esculentus L.)
• Fibra di Gombo – Abelmosco (Abelmoschus moschatus Medic.)
• Juta – Juta bianca (Corchorus capsularis L.)
• Juta – Molokhia (Corchorus olitorius L.)
• Kenaf – o Bimli, Ambary, Canapa Ambari, Canapa Deccan, e Juta Bimlipatum (Hibiscus cannabinus L. 1753);
• Ramiè – Boehmeria (Boehmeria nivea (L.) Gaudich.);
• Ortica – Ortica (Urtica dioica L., 1753);
• Ginestra – Ginestra (Spartium junceum L.);
• Sisal – Agave (Agave sisalana Perrine ex Engelm).

Guido Bissanti

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