Carlina acaulis

Carlina acaulis

La Carlina bianca (Carlina acaulis L. 1753) è una specie erbacea perenne, con grandi infiorescenze bianche, della famiglia delle Asteraceae.

Sistematica –
Questa specie dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Cichorioideae, Tribù Cardueae, Sottotribù Carduinae e quindi al Genere Carlina ed alla Specie C. acaulis.

Etimologia –
Il termine generico, che fu proposto nel secolo XIV dal botanico aretino Andrea Cesalpino, è alquanto controverso; secondo alcuni farebbe riferimento Carlo Magno, al quale sarebbe apparso un angelo che avrebbe rivelato le virtù prodigiose di questa pianta per guarire il suo esercito dalla peste; per altri il è il diminutivo di Cardo, pianta quest`ultima molto simile alla Carlina. L’epitetico specifico indica invece la mancanza di caule.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Carlina acaulis vegeta prevalentemente nei pascoli, negli ambienti rocciosi e nei prati secchi, soprattutto su suoli silicei e calcarei, tra 0÷2.100 m e raramente sino a 2.600 m s.l.m.

Descrizione –
Carlina acaulis è una pianta perenne, erbacea, con robusto rizoma verticale legnoso, fusto semplice, quasi nullo o caulescente, di colore brunastro; raggiunge infatti un’altezza di 3÷40 cm, con foglie, quasi tutte basali e disposte in rosetta, lunghe sino a 20 cm, picciolate, con lamina oblungo-spatolata, pennatosetta, profondamente divise, glabre, coriacee e spinose. al centro della rosetta troviamo un solo capolino che può raggiungere i 15 cm di Ø , completamente avvolto da brattee con le esterne che sono fogliacee, le mediane brune, dentato-spinose e quelle interne lineari ed appuntite all’estremità, brunastre alla base, bianco-avorio e brillanti sul diritto, gialle al rovescio, simulano le ligule esterne dell’infiorescenza. L’infiorescenza è caratterizzata da flosculi tubulari bianchi o rosati ed ifrutti sono acheni muniti di pappi piumosi.

Coltivazione –
La Carlina acaulis viene coltivata nei giardini rocciosi per decorare scarpate e zone simili. Le piante nate da seme (moltiplicazione in primavera) si pongono a dimora tra aprile e maggio in zone ben soleggiate e su terreni rocciosi, preferibilmente calcarei e ben drenati.

Usi e Tradizioni –
Le popolazioni rurali utilizzano questa pianta per le previsioni del tempo, infatti le squame del capolino si aprono a stella con tempo secco e si chiudono con l’umido (comunque si chiudono sempre al tramonto del sole e si riaprono all’alba). Questo probabilmente per proteggere il polline dalla pioggia. È inoltre una specie protetta in alcune aree geografiche. Nei tempi antichi dalla Carlina acaulis si ricavava dell’acqua distillata a cui si attribuivano poteri afrodisiaci. Per i Sassoni invece rappresentava un amuleto contro le malattie. I monaci la coltivavano perché pensavano che fosse un antidoto ai veleni. In ambiente erboristico questa pianta viene anche chiamata radice di giunco. Questa specie viene considerata da molti allevatori dannosa per l’alimentazione del bestiame per il suo basso contenuto nutritivo e comunque per la sua spinosità viene evitata dalle bestie. Il poeta Goethe prende questa pianta come simbolo della metamorfosi dei vegetali (con riferimento alle due forme diverse della pianta: rosetta basale – caulescente). La Carlina bianca contiene molte sostanze interessanti ed utili ricordiamo l’inulina, ossido di carlina (che è un antibiotico), potassio, calcio e magnesio. Dalla radice della Carlina acaulis si può estrarre circa l’1,5 % di essenze. Questa specie possiede proprietà curative; è stomachica, cicatrizzante, diuretica, diaforetica e antibiotica; inoltre viene considerata una pianta depurativa per il fegato, cistifellea e l’apparato urinario. Della Carlina acaulis si utilizzano le radici (che vanno raccolte ad agosto-settembre), con cui si preparano decotti, estratti fluidi o tintura. Attenzione però perche dosi elevate possono provocare vomito e diarrea a causa di sostanze irritanti per la mucosa intestinale. La Carlina è particolarmente utilizzata nelle composizioni floreali secche in quanto si mantiene inalterata nel tempo.

Modalità di Preparazione –
Della Carlina acaulis si possono utilizzare le radici, la cui parte interna è molto carnosa, commestibile e con sapore simile al cardo. Va però consumata con moderazione perché può provocare il vomito. Inoltre essiccate al sole e preparate in un certo modo sono simili alla mostarda oppure addirittura ai canditi se confezionate con sostanze dolci. In cucina si utilizza altresì il ricettacolo del capolino prima della fioritura ed essere usati come i carciofi. In certe zone questi ricettacoli vengono chiamati “pane dei cacciatori”. Il sapore è simile alle mandorle o nocciole. Per le loro proprietà digestive e amaricanti le radici vengono usate anche nella produzione di amari; mentre le foglie essiccate possono cagliare il latte.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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