Come apportare boro alle piante in maniera naturale

Come apportare boro alle piante in maniera naturale

Il boro è indispensabile in molte attività funzionali alla vita delle piante; la sua carenza provoca, il più delle volte, gravi disturbi fisiologici. In sintesi il boro: regola il metabolismo dei carboidrati, favorendone la traslocazione da certi siti e l’accumulo in altri; a livello cellulare influenza grandemente la permeabilità della membrana, permette una ordinata divisione cellulare, è determinante per la fertilità del polline; partecipa alla sintesi dei grassi ed al loro metabolismo; influenza notevolmente l’assorbimento e la traslocazione di calcio, potassio e fosforo; favorisce l’azotofissazione nelle leguminose. Alcuni aspetti della sua attività nei vegetali comunque non è ancora stata spiegata in modo soddisfacente. Il boro è assorbito dalle piante come ione borato (BO33-) o acido borico (H3BO3), maggiormente disponibili per gli apparati radicali in condizioni di pH neutro o leggermente acido. Nei vegetali il boro è abbastanza mobile ma non può essere ridistribuito dagli organi vecchi verso i nuovi. La concentrazione del boro fra i 2 ed i 15 ppm si considera in carenza, fra i 15 e 50 ppm in dotazione ottimale, sopra ai 75 ppm può dare origine a manifestazioni di fitotossicità, variabili a seconda delle specie.

Elevati livelli di potassio e calcio del suolo accentuano la borocarenza. In questo contributo vedremo come apportare boro alle piante in maniera naturale.
Per gli apporti di boro si possono adoperare prodotti derivanti dalla lavorazione dei minerali borici, come l’acido borico, l’anidride borica, la borace, la colemanite (attenzione però perché piccoli eccessi possono provocare citotossicità). Se invece ci troviamo in terreni che, soprattutto per il pH superiore a 7, rendono poco disponibile il boro pure presente in quantità assolute adeguate, spesso è preferibile operare per via fogliare con formulati specifici in cui il boro viene legato con composti organici come polisaccaridi o ammine (in particolare etanolammina) che ne favoriscono l’assorbimento da parte della chioma delle colture (si consigliano 2-3 interventi in fertirrigazione o per via fogliare con dosaggi di boro da 80-100 grammi per ettaro e per intervento). Ma se siamo arrivati alla concimazione fogliare è possibile che abbiamo sbagliato scelta della pianta in funzione delle caratteristiche del terreno e questo è un errore agronomico che non si dovrebbe mai fare. Come per altri microelementi gli asporti di boro effettuati dalle coltivazioni sono veramente ridotti, in quanto possono oscillare dagli 80 ai 300 grammi per ettaro e per anno. Nei terreni con pH sub-alcalino o alcalino, non si registrano praticamente perdite di boro per dilavamento, fenomeno che invece si può verificare in terreni acidi in condizione di piogge intense. Le situazioni di eccesso di boro non sono infrequenti; di solito si verificano in genere per la matrice del suolo o per la natura dell’acqua irrigua che, soprattutto nei comprensori prossimi alle zone termali, può registrare un tenore considerevole di questo microelemento. In questi casi la tossicità da boro si può manifestare con punteggiature gialle della lamina fogliare che poi possono degenerare in aree scure poi necrotiche con l’avanzare della tossicità. Le orticole che possono essere più sensibili all’eccesso di boro sono ad es. la fragola, il fagiolo ed il carciofo; quelle che lo tollerano bene anche a livelli elevati sono la carota, la barbabietola, la cipolla, la lattuga e la rapa. Ma sono spesso le tecniche agronomiche che possono regolare meglio la concentrazione del boro. Tra questi ricordiamo quella di mantenere una adeguata dotazione di sostanza organica nel suolo perché è una fonte di boro per le colture e perché regola in modo naturale il giusto rapporto tra fase aerea e fase liquida nel terreno; utilissima è la tecnica della pacciamatura che svolge due funzioni: diminuisce il fabbisogno irriguo e quindi il pericolo di dilavamento del boro ed alla fine del suo utilizzo apporta sostanza organica utile alla reintegrazione di questo elemento. Usare inoltre in maniera equilibrata la tecnica irrigua per un giusto grado di umidità nel suolo. Comunque sia la fase in cui è più importante che la pianta disponga della giusta dotazione di boro è quella che precede e segue la fioritura, essendo il boro determinante per l’impollinazione e la fecondazione.

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