Prevenzione del marciume apicale del pomodoro

Prevenzione del marciume apicale del pomodoro

La prevenzione del marciume apicale del pomodoro inizia da una buona conoscenza delle cause che lo possono determinare. Questa fitopatia, conosciuta anche col termine inglese di blossom end rot (BER), è abbastanza diffusa nella coltivazione del pomodoro sia nelle produzioni intensive che negli orti domestici. Ovviamente il deprezzamento, soprattutto nelle produzioni intensive crea non poche preoccupazioni. Iniziamo subito col definire la tipologia della fisiopatia che è causata da fattori abiotici; si tratta di uno stato di sofferenza vegetazionale che provoca nei frutti di pomodoro le caratteristiche malformazioni morfologiche e/o di tipo cromatico. Questa si presenta come una lesione nell’apice della bacca (distale). La parte lesionata assume una colorazione variabile dal grigio al nero, che successivamente assume un aspetto opaco (grigiastro) ed infine necrotizza assumendo un colore nero intenso. Questa zona, nella fase avanzata della maturazione del pomodoro (che tra l’altro viene accelerata), diventa depressa e coriacea.

 

Questa fisiopatia si manifesta maggiormente nei mesi caldi di giugno e luglio di maggiore accrescimento vegetativo della pianta ed causata principalmente da una carenza di calcio (Ca); carenza che può essere dovuta alla semplice scarsità nel terreno, oppure è riconducibile a un problema di stress idrico della coltivazione che interferisce con il trasporto del calcio. I frutti, essendo sprovvisti di stomi e quindi di attività traspiratoria, soccombono. Gli altri organi vegetativi risultano invece sani, giacché sono predisposti al ricambio idrico.
Siccome il calcio, come altri elementi, viene trasportato insieme all’acqua nel flusso di evapotraspirazione, questo tende a concentrasi nelle zone con maggiore presenza di stomi, ossia le foglie, a discapito dei frutti. Le cause scatenanti della fitopatia quindi, oltre alla reale carenza di calcio nel terreno, sono dovute ad un’alta temperatura e bassa umidità. In queste condizioni avviene un dirottamento dell’acqua, e quindi il calcio, verso l’apparato fogliare. Per questo motivo il marciume apicale si presenta frequentemente nei terreni che sono facilmente suscettibili a variazioni repentine del regime idrico. Ad aggravare o coadiuvare il marciume apicale possono concorrere altre concause: terreni poveri di calcio, elevata salinità del suolo (soprattutto quella sodica che si sostituisce nella matrice di scambio del terreno), eccessive concimazioni azotate, danni di diversa natura a spese dell’apparato radicale, come i nematodi, o linfatico, come le ferite accidentali sul fusto. Ovviamente la ricerca ha tentato di produrre varietà più resistenti al marciume apicale. Alcune però sono più suscettibili a questa fisiopatia; tra queste ricordiamo: il San Marzano, le varietà a cuore, così come i pomodori di taglia piccola. Sono meno interessate le varietà tondo lisce di medio-grande dimensioni. Elenchiamo le regole per prevenire questa fisiopatia: Corretta gestione dell’irrigazione, evitando alternanze di eccesso/carenza di acqua (irrigare poco e spesso, preferibilmente con irrigazione a goccia) e ristagni idrici attraverso una buona lavorazione e drenaggio del terreno; Uso delle pacciamature vegetali; Concimazione preliminare con letame maturo o, in alternativa, compost o humus di lombrico; In presenza reale di carenza di calcio (da verificare con apposita analisi) concimi a base di calcio consentiti in agricoltura biologica (per le piccole coltivazioni familiari sono eccezionali i gusci d’uova sminuzzati).
Agronomicamente si interviene sul governo delle piante. È buona cosa defogliarla periodicamente, con le consuete operazioni di potatura. Nel pomodoro bisogna togliere le femminelle, le foglie ingiallite sotto il palco dei fiori e, in generale, evitare un numero eccessivo di foglie rispetto al carico di frutti. Un ultimo accorgimento, soprattutto nelle coltivazioni intensive, è quello di non togliere i pomodori colpiti dal marciume apicale immediatamente, ma lasciarli maturare fino all’ultimo. Anche se oramai sono destinati al compost e non al consumo, lasciandoli sulla pianta si veicola la fisiopatia sul frutto già colpito, preservando i nuovi frutti.




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