Come si coltiva il sommacco

Come si coltiva il sommacco

Il sommacco siciliano (Rhus coriaria L.) si adatta a qualsiasi tipo di terreno, anche al più arido. Se si sceglie di far crescere la pianta rapidamente bisogna metterla in un terreno argilloso, ben drenato e ricco di sostanze organiche. È fondamentale annaffiare la pianta una volta alla settimana per evitare che l’acqua ristagna a lungo. In questo caso si corre il rischio che si danneggiano le radici. La concimazione bisogna effettuarla in autunno utilizzando un fertilizzante organico. La potatura non è necessaria, ma se si preferisce dare una forma ad alberi ed arbusti è consigliabile intervenire a febbraio. La disinfezione deve essere evitata quanto più possibile in quanto questa pianta difficilmente viene attaccata da malattie. È l’attenta osservazione degli equilibri ecologici circostanti e la presenza di una biodiversità ad assicurare ad insetti, funghi ed altre crittogame un sistema di polifagia alimentare che assicura una buona sanità delle piante. La pianta si moltiplica all’inizio dell’inverno per divisione dei germogli che nascono al piede delle piante-madri oppure per talea da fare radicare in aprile in terra sabbiosa. Inoltre, è possibile anche la margotta da eseguire in giugno.

 

In Sicilia si coltivavano due popolazioni di sommacco chiamate rispettivamente: sommacco “Mascolino”, il tipo più ricercato con piante più vigorose e contenuto in tannino in misura del 28%-34%, coltivato particolarmente nelle province della Sicilia occidentale e il sommacco chiamato “Femminello”, meno pregiato per un contenuto in sostanze tanniche inferiori e diffuso soprattutto allo stato spontaneo nella parte orientale dell’isola.
Essendo la specie molto pollonifera, un tempo la coltivazione veniva trattata come fosse un bosco ceduo capitozzando le piante annualmente con il taglio dei nuovi getti quando le foglie assumevano consistenza coriacea; la raccolta si svolgeva nei mesi di giugno, luglio ed era eseguita prevalentemente da manodopera femminile. I germogli riuniti a mazzi venivano lasciati essiccare al sole per 4, 5 giorni poi se ne faceva la trebbiatura per separare le foglie dai piccioli e dal legno.




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