Pesticidi e degenerazione microbiologica dei suoli

Pesticidi e degenerazione microbiologica dei suoli

Ancora oggi, c’è chi riesce ad asserire che non è provata la tossicità di pesticidi, insetticidi, fungicidi, ecc. sull’ambiente. Tale asserzione è ovviamente legata alla non conoscenza del complesso sistema di reazioni biochimiche e di interrelazioni biologiche e microbiologiche che avvengono tra suolo, acqua ed ecosistema.
Tralasciando in questo articolo gli aspetti ecologici più macroscopici (quelli visibili ed indagabili ad occhio nudo) tratteremo qui gli effetti di queste sostanze sulla microbiologia dei suoli. Si ricorda, a tal proposito, che gli aspetti vegetativi, qualitativi, sanitari e produttivi delle piante sono strettamente legati a rapporti microbiologici con altri organismi che si instaurano in differenti modi. Il cambiamento quantitativo e qualitativo di questi rapporti incide radicalmente su equilibri ecologici delicatissimi.

 

Tra questi annoveriamo subito il fatto che, per es., le reazioni della fauna agli insetticidi, conducono a modificazioni della microflora del suolo, con interferenze anche sul tasso di decomposizione della materia organica (e quindi di struttura dei suoli). Tale situazione comporta che la fauna del suolo, dopo un trattamento pesticida, insetticida, ecc., risulta numericamente più abbondante, spesso con una predominanza di microorganismi generalmente patogeni delle piante. Più allarmante è l’effetto dei fungicidi che determinano l’eliminazione di gran parte della popolazione microbica del terreno e delle attività biochimiche collegate.
In letteratura è oramai nota (dimostrata in varie pubblicazioni scientifiche) la maggiore resistenza ai fungicidi e antiparassitari dei microrganismi patogeni rispetto a quelli considerati convenzionalmente buoni. L’effetto postumo di questi trattamenti porta ad una diversa ricolonizzazione di questi microorganismi con squilibri notevoli tra le piante coltivate o spontanee, i rapporti di simbiosi, commensalismo, mutualismo, ecc.. Le conseguenze sono tali che si hanno drastiche diminuzione di batteri ed attinomiceti, successiva predominanza di specie patogene, con indebolimento delle precedenti condizioni ecologiche, e necessità di maggiori attenzioni colturali (altri trattamenti, insetticidi, pesticidi, ecc.); un circolo vizioso in cui le naturali condizioni delle colture agrarie non possono essere più ristabilite.
Altro fattore di grande gravita è che il 95% delle specie vegetali presenti in natura per poter assorbire i nutrienti dal suolo ha bisogno di un’attività simbiotica con un microrganismo. Così l’utilizzo di antiparassitari, fungicidi e diserbanti, oltre a creare la scomparsa dei cosiddetti microrganismi utili, fa si che la pianta assorba meno nutrienti o addirittura non lo faccia proprio perché non dispone nella rizosfera di un microrganismo simbionte. Questo fenomeno è spesso osservato dagli agricoltori che, nelle loro tecniche di concimazione arrivano ad ipotizzare che “i concimi di una volta erano più efficienti”. Non si tratta di nessuna efficienza dovuta al titolo del concime ma di una impossibilità della pianta ad assorbirlo e metabolizzarlo.
Infine, dopo un trattamento chimico, che danneggia anche il metabolismo delle piante, queste devono sprecare gran parte delle loro risorse per recuperare le loro forze, generalmente per riparare le microustioni che si formano sulle foglie, incrementare la produzione di essudati nel terreno (fattore allelopatico) e per attirare nuovi microrganismi simbiotici. Il risultato finale è che le piante possono produrre meno (fiori, frutti, foglie) e produrre prodotti di qualità inferiore, sia per decolorazioni, ustioni, strutture deformi, sia per una minore informazione biochimica proveniente dalla microflora distrutta.

Guido Bissanti




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