Amanita caesarea

Amanita caesarea

L’ovulo buono (Amanita caesarea (Scop.) Pers., Synopsis Methodica Fungorum (Göttingen) 2: 252 (1801)) è uno dei funghi commestibili più apprezzati e ricercati.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Funghi, Divisione Basidiomycota, Classe Basidiomycetes, Ordine Agaricales, Famiglia Amanitaceae e quindi al Genere Amanita ed alla Specie A. caesarea.

Etimologia –
L’epiteto Amanita sembra derivi dal greco Amanos, montagna tra la Cilicia e la Siria, dove abbondavano, mentre il termine specifico deriva dal latino Caesareus = dei Cesari imperatori. Sono sinonimi Agaricus aurantiacus Bull.; viene conosciuta con i nomi comuni: Ovolo, Voita, Vrigliuocciudu.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’ Amanita caesarea prolifera nelle radure leggermente secche e ventose dei boschi ben soleggiati, ma la si può trovare in esemplari isolati anche nei boschi fitti e in anfratti più scuri. È un fungo a volte raro che cresce soprattutto nei boschi di castagni e querce e più qualche volta sotto i pini. La si trova ad altitudine non superiore ai 1000 metri. Questo fungo sopporta solo temperature miti ed è diffuso al sud della penisola italiana mentre si va rarefacendo man mano che si sale verso settentrione. L’ Amanita caesarea a differenza di molte specie fungine, che necessitano di umidità elevata, predilige un clima secco.

Descrizione –
L’ovulo buono è caratterizzato da un cappello di colore decisamente arancione, inizialmente racchiuso nel velo primordiale bianco (simile ad un uovo, da cui il nome); con la crescita assume la forma sferoidale, quindi piana, con dimensioni fino a 20 cm di diametro; l’orlo del cappello è segnato da solchi nel senso delle lamelle che sono fitte, di colore giallo, libere al gambo; presenti numerose lamellule. Il gambo è cilindrico, di colore giallo, con altezza tra i 9 ed i 15 cm. Possiede un anello membranaceo e giallo. La volva è di colore bianco, persistente, liscia, carnosa e libera al gambo. La carne dell’ Amanita caesarea è bianca, tenera, fragile ed immutabile al taglio. Le spore sono ovali, bianche tendenti al giallino in massa, non amiloidi, di 10-12 x 6-7 µm. ha un odore tenue, non particolare e sapore dolce.

Coltivazione –
Non risulta tra i funghi coltivati così come gli altri pochi simbionti che vengono prodotti in modo controllato (e non senza difficoltà).

Usi e Tradizioni –
La prelibatezza dell’ Amanita caesarea indusse gli antichi Romani a definirlo “Cibo degli Dei” ed a tutelare i boschi in cui si riproduceva. È un fungo eccellente sia cotto, che crudo in insalata. Viene spesso indicato come il miglior fungo commestibile, ma vi sono pareri discordanti al riguardo, in quanto alcuni micologi considerano questa specie di gran lunga inferiore ad altre dal punto di vista gastronomico, ossia priva di odore e sapore particolari.
Per buona norma ecologica e di sicurezza alimentare l’ Amanita caesarea va raccolta solo con il cappello ben dischiuso, per consentire alle spore di disperdersi e quindi di consentire la riproduzione. Infatti la legge vieta la raccolta degli ovuli in forma ancora chiusa, anche perché è più facile la confusione con altre specie velenoso-mortali (gran parte dei decessi sono dovuti a questo fatale errore) e non basta il taglio in sezione longitudinale del fungo chiuso ad ovolo per discriminarlo da altre specie.

Modalità di Preparazione –
L’ Amanita caesarea si presta ad essere conservata essiccata sott’olio o sotto aceto. Questo fungo viene consumato da molti consumato anche crudo con insalata.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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