Come coltivare il Nespolo del Giappone in maniera biologica

Come coltivare il Nespolo del Giappone in maniera biologica

La coltivazione del Nespolo del Giappone – Eriobotrya japonica (Thunb. Lindl. 1821) – viste le sue origini (Giappone e Cina orientale) è possibile soprattutto nelle zone più calde del nostro paese e soprattutto al sud. Si tratta di un piccolo albero (4-7 metri di altezza) sempreverde con foglie carnose e di colore verde scuro nella pagina superiore e con pagina inferiore con peluria. L’albero fiorisce alla fine dell’autunno con grappoli di fiori all’apice dei giovani rametti e con impollinazione entomofila. Vediamo come coltivare il Nespolo del Giappone in maniera biologica. I frutti di colore arancio e buccia fine hanno due grossi semi marrone e dimensioni comprese tra 3 ed 8 cm. Molte sono le varietà di Nespolo del Giappone che si distinguono soprattutto per dimensione dei frutti, colorazione degli stessi ed epoca di maturazione.

 

Il Nespolo del Giappone si avvantaggia della tecnica di innesto (che consente più adattamento a diverse condizioni pedologiche e climatiche) che può essere fatta sia su franco che su biancospino e cotogno. Il periodo più adatto per la messa a dimora è quello autunnale. Per le caratteristiche climatiche e pedologiche il Nespolo del Giappone si adatta a terreni siccitosi (ma le migliori coltivazioni si hanno nei suoli rossi, con pH ideale del suolo è tra 7 ed 8) e nei climi caldi (durante la fruttificazione e fioritura la temperatura non deve mai scendere al disotto dei 15 gradi). Chiaramente una buona dotazione in sostanza organica fa incrementare la quantità del frutto e le sue caratteristiche organolettiche. Inoltre il Nespolo vuole ottima esposizione al sole e bassa esposizione soprattutto ai venti freddi.
La riproduzione può essere fatta anche per seme ma chi vuole coltivare il Nespolo del Giappone per fini commerciali deve partire da astoni presi in vivaio, per avere un prodotto uniforme ed in tempi più brevi. Se si parte da seme si ricorda che questo perde subito la capacità germinativa (10-15 giorni) e quindi va prelevato dal frutto e seminato in tempi brevi in vivaio (il seme va posto ad una profondità pari al suo spessore e con temperature sopra i 18 °C) dove si faranno crescere le piantine per trapiantarle al secondo anno. Per il sesto di impianto si può oscillare dai 5 ai 6,5 metri tra le piante; il terreno va preventivamente preparato con una leggera fresatura, livellato e scavando delle buche di 40 x 40 x 40 dove porre poco letame maturo (1-2 Kg). L’innesto più utilizzato è quello a T ed intarsio laterale. Le tecniche culturali devono prevedere soprattutto delle sarchiature nel periodo primaverile per l’eliminazione delle infestanti e per far diminuire l’evaporazione dagli strati superficiali di suolo. Nel Nespolo si adotta il diradamento dei frutticini, lasciando quelli più grossi ed eliminando soprattutto quelli danneggiati. L’irrigazione si effettua nel periodo estivo e comunque dopo la raccolta. Per la concimazione si consiglia molto la tecnica del sovescio con leguminose e, nei terreni con pH non troppo alto, l’integrazione della stessa cenere ottenuta con la bruciatura delle parti di piante eliminate e con fitopatie. Per la potatura si ricordi che è bene eliminare i succhioni, arieggiare la pianta all’interno e considerando che il Nespolo fruttifica all’apice dei giovani rametti. La raccolta avviene mediamente nel periodo di maggio e giugno, considerando che l’entrata in produzione varia dal 5 all’8 anno di età, con massime verso i 15-17 anni e fase di decremento verso 25-30 anni. Le nespole non hanno un’alta conservabilità per cui vanno consumate entro pochi giorni.
Tra le principali avversità si ricorda la ticchiolatura del nespolo e può essere soggetto a vari insetti tra cui soprattutto mosca della frutta, alcune cocciniglie, gli afidi e tra gli aracnidi il Ragnetto rosso. La prevenzione sta soprattutto nell’eliminare i rametti ed i frutticini colpiti e nel poter utilizzare prodotti naturali quali l’olio di neem che svolge azione insetticida e fungicida.




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