Come coltivare i topinambur in maniera biologica

Come coltivare i topinambur in maniera biologica

In questa piccola guida vediamo come coltivare i topinambur in maniera biologica. Il topinambur, chiamato anche rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme o girasole del Canada (Helianthus tuberosus L., 1753), è una pianta coltivata come ortaggio, appartenente alla grande famiglia (tassonomia) delle Asteraceae e al genere helianthus, con un infiorescenza a capolino. È un ortaggio che allo stato spontaneo in varie arie e lungo i fiumi, poco conosciuto ma di facile coltivazione e la cui parte commestibile è il tubero.
Il topinambur è una pianta molto poco esigente e, se non governati bene, anche infestanti. Per le sue caratteristiche va quindi coltivato in un’area di facile circoscrizione, con un habitat preferibilmente umido.

 

Il topinambur si può seminare tra fine febbraio e maggio e si raccoglie a tutti gli effetti come un ortaggio invernale. Se partite dai tuberi questi si interrano a fine inverno, con i germogli verso l’alto. Il sesto di impianto consigliato è quello di 50 cm tra le piante e distanze tra le file in funzione del sistema di lavorazione (manuale o meccanico che adopererete), con una profondità di semina tra i 10-15 cm. Essendo una pianta molto rustica non va incontro a particolari malattie entomologiche o micotiche. Ha invece esigenze di un buon apporto idrico e di sarchiature per eliminare le infestanti. L’unico pericolo può essere rappresentato dai topi. In una conduzione agroecologica dei suoli si preferisce così la tecnica della pacciamatura con paglie che elimina la necessità delle sarchiature e consente di diminuire gli apporti idrici.
La raccolta del topinambur è del tutto simile a quella della patata; si opera scavando i tuberi da sotto il fusto della pianta a partire da una profondità 15 cm di profondità (ma si sviluppano anche a profondità maggiori, il che spiega il comportamento infestante di questa pianta). L’epoca di raccolta è scalare a partire dall’inizio dell’autunno; in questo modo si può ottenere un raccolto periodico e quindi si tratta di una coltivazione ideale per autoconsumo.
Come tutte le colture dopo un certo periodo va effettuata una rotazione avendo cura di eliminare tutti i tuberi dell’area dove precedentemente si è coltivato. È una coltura che non ha bisogno di alcuna concimazione in quanto, soprattutto se pacciamata, si avvale dei residui di fertilità delle colture precedenti.
La pulizia dopo la raccolta di questo tubero è come la patata, ma a differenza di questa questi tuberi sono commestibili anche crudi. Questo tubero poco conosciuto ha un sapore amarognolo, simile a quello del carciofo. Si ricorda che questi tuberi cotti hanno un leggero effetto lassativo e buone proprietà digestive. Possono essere cucinati anche fritti, un po’ come le patate.
Per il reperimento dei semi o dei tuberi è possibile o in negozi particolarmente specializzati oppure è oramai possibile acquistarli on-line.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *