Come combattere la bolla del pesco in maniera biologica

Come combattere la bolla del pesco in maniera biologica

La bolla del pesco (Taphrina deformans (Berk.) Tul., 1866) è una delle avversità maggiori del pesco ed il suo controllo e le tecniche agronomiche da adottare sono importanti per la buona riuscita di questa coltivazione. Per il controllo di questo fungo bisogna conoscere la storicità della sua presenza nella coltura e quindi si consiglia spesso anche l’intervento preventivo. Per questo motivo i trattamenti biologici del pesco devono essere eseguiti nel periodo autunno-invernale.
In generale un inverno mite, umido e piovoso, è la condizione ideale per il moltiplicarsi delle spore presenti in questo periodo sulla pianta, anche se di inverno non produce alcun danno. Il momento di massima proliferazione di questo fungo e quindi del danno alla pianta si verifica dall’inizio della primavera.

 

I danni di questo fungo vanno dalla deformazione delle foglie, alla defogliazione, fino a colpire fiori e frutti con danni spesso irreversibili. Il sintomo più evidente della presenza del fungo è sulle giovani foglioline, che si accartocciano, con aspetto carnoso ed ondulato e con alterazioni cromatiche verso il rosso. Le condizioni climatiche ideali per lo sviluppo di questo fungo sono tra i 15 °C ed i 18 °C con presenza di acqua, sia di pioggia che umidità, sulle foglie.
Se le condizioni poi climatiche cambiano (con periodi più secchi e minori piogge) e quelle agronomiche, di cui diremo in seguito, sono idonee, la pianta può reagire emettendo nuove foglie e vanificando di fatto l’attacco.
In agricoltura biologica si interviene usando due classici fungicidi, ossia il rame (anche se il suo andrebbe via, via eliminato) e il polisolfuro di calcio. Per quanto riguarda il primo trattamento (se proprio dobbiamo utilizzare il rame consigliamo la poltiglia Bordolese) bisogna iniziare da novembre-dicembre quando tutte le foglie sono cadute; si possono fare anche due trattamenti distanziati di 20 giorni circa. Il secondo trattamento va invece effettuato alla fine del periodo invernale prima dell’apertura delle gemme. In questo trattamento si può aggiungere al rame la propoli. L’importante è che i trattamenti vengano effettuati in giornate asciutte, non troppo fredde con bagnatura uniforme dell’intera pianta. in alternativa come, detto, si può usare il polisolfuro di calcio in miscela al 2 % (trattamento utile anche contro le cocciniglie). Questi trattamenti vanno effettuati ogni 10-20 giorni (dipende dall’andamento climatico) fino ad aprile e si posso protrarre anche dopo se le condizioni si mantengono umide e i nuovi getti ne manifestano la presenza.
La lotta contro la bolla del pesco è pero maggiormente di natura preventiva e consiste nella potatura dei rami infetti e successiva bruciatura di questi. Le potature devono poi essere effettuate ogni anno, in maniera equilibrata, evitando eccessiva vegetazione dei germogli e presenza di ristagni idrici. Altri accorgimenti riguardano gli apporti dei nitrati che andrebbero assolutamente evitati nei pescheti; questo perché inducono una eccesiva vegetazione ed una consistenza dei germogli che divengono così più predisposti all’attacco della Taphrina deformans. L’accorgimento però più importante è la scelta del sito dove impiantare il pescheto se l’area è soggetta a nebbie e poco ventilata vi sconsigliamo di non impiantare il pescheto.




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