Come coltivare l’Anice in maniera biologica

Come coltivare l’Anice in maniera biologica

L’anice (Pimpinella anisum L.) è una pianta erbacea annuale, che si può coltivare in maniera del tutto ecologica e che può essere propagata e coltivata essenzialmente per seme. Siccome l’anice produce radici carnose, che possono danneggiarsi durante il trapianto, in genere, si semina direttamente a dimora, in un appezzamento ben soleggiato, ad una profondità di 2 o 3 cm su file distanti tra loro 40-70 cm nel periodo che va da marzo a maggio a secondo della temperatura.  Dopo circa 2 o 3 settimane, l’anice germoglia e quando le piantine saranno alte circa 10 cm si può procedere al diradamento se la semina è stata troppo fitta. La semina si può effettuare anche a spaglio, su un terreno fresco e ben drenato, non necessariamente ricco; la pianta sopporta anche terreni sabbiosi o ghiaiosi, visto che può sopravvivere anche in condizioni di siccità.

L’Anice necessita di posizioni molto soleggiate per crescere al meglio, ama i luoghi caldi e preferisce zone con estati lunghe e molto calde. Chiaramente, le giovani piantine necessitano di irrigazioni regolari, da fornire ogni volta che il terreno è asciutto; con il proseguire della stagione, e dello sviluppo delle piante, le irrigazioni possono divenire anche meno intense, in quanto la pianta diviene più resistente alle carenze idriche. La fioritura avviene in estate, e i semi si raccolgono verso la fine dell’estate. Per una maggiore concentrazione di olio essenziale nei semi è importante che le piante siano in una zona ben soleggiata, e che non ricevano apporti idrici eccessivi almeno nell’ultima settimana di maturazione. I semi si raccolgono ancora verdi, e vengono in seguito fatti essiccare al sole.
Per la concimazione, come osservato, si sconsiglia l’apporto di composti azotati di sintesi a favore di somministrazioni di composti organici ma in quantitativi non elevati per evitare una crescita vegetativa molto elevata che, oltre al problema degli afidi e di altri insetti e patologie, diminuirebbe la qualità organolettica.
Per la potatura si interviene con diradamento qualora ci sia un’eccessiva fittezza delle piante.
Queste piante non vanno soggette a particolari parassiti; ciò che in genere più preoccupa chi coltiva la Pimpinella anisum sono gli afidi, che si annidano soprattutto sulle grandi infiorescenze; gli afidi si annidano però in condizioni di eccessiva tenerezza dei giovani getti ed è per questo che bisogna preventivamente evitare l’apporto di composti azotati di sintesi nel terreno che possono, in certi periodi, agevolare l’eccessiva crescita (e quindi tenerezza dei giovani getti). Per il contenimento ed il controllo di parassiti e malattie bisogna evitare assolutamente l’uso di insetticidi di sintesi per cui i trattamenti tempestivi sono fondamentali ma operati con prodotti di derivazione naturale: questo per evitare che gli insetti rimangano sulla pianta anche al momento della raccolta dei semi ma soprattutto la deriva dei principi attivi anche dopo il trattamento. Come per tutte le specie vegetali l’uso delle consociazioni con specie che attirano gli afidi è sempre una buona tecnica, oggi poco utilizzata, ma di assoluto interesse agronomico. In ogni caso per gli afidi ottimo è il sapone di Marsiglia. Difficilmente queste piante vengono attaccate da funghi, a meno che non vengano coltivate in zone poco consone al loro sviluppo, ombreggiate e molto umide.

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