Come combattere l’Oidio in maniera biologica

Come combattere l’Oidio in maniera biologica

La lotta biologica contro l’oidio (conosciuto anche come mal bianco, muffa bianca, albugine, nebbia, ecc.) nasce intanto da buone pratiche agricole e tecniche di prevenzione e, successivamente, se si presenta, da tecniche di lotta adeguate e senza l’uso di fitofarmaci di sintesi. Questo gruppo di funghi microscopici (appartenenti alla famiglia delle Erysiphaceae) danneggia in vario modo molte coltivazioni, sia orticole, che erbacee, arbustive ed arboree, soprattutto con la sottrazione di elementi nutritivi dalle cellule delle piante. Questi funghi producono dei filamenti da cui successivamente si sviluppano delle spore, chiamate oidio spore che poi in primavera, tramite il vento, passano di pianta in pianta operando l’infestazione. Le specie di questa famiglia di funghi attaccano in maniera specifica le differenti colture agrarie.

 

I sintomi comunque sono sempre molto simili per cui l’oidio si presenta come una patina di muffa bianco/grigiastra che si deposita in particolare sulla pagina inferiore delle foglie, sottoforma di macchioline bianche di forma rotondeggiante e quindi non individuabili immediatamente che poi successivamente si accrescono fino a fondersi in macchie molto più estese. Se l’infestazione non viene contenuta, l’oidio progredisce e le foglie delle piante iniziano ad ingiallire, ad accartocciarsi fino a necrotizzarsi.
Le principali colture che possono essere colpite dal mal bianco sono: vite, zucchine, cetrioli, meloni, ecc., pesco, rosa, bietola, cavolfiore, broccolo nero, cavolo verza, finocchio, carota, prezzemolo, sedano, ecc., ma anche altre piante come la quercia, l’alloro, il pisello, il melo ed i cereali. Gli agenti responsabili appartengono a specie differenti ma, in fine, i sintomi ed i sistemi di prevenzione e lotta molto simili.
Per un’idonea difesa dall’oidio bisogna però conoscere le condizioni che lo favoriscono e quelle che sono contrarie. Questi funghi possono vegetare da 6 a 32°C, ma le temperature migliori per la proliferazione della malattia sono di 20-27°C, aumentando la temperatura si va incontro all’inibizione della loro crescita fino a quando a 35°C è inibita la germinazione dei conidi che muoiono a temperature superiori a 40°C. Anche il micelio è devitalizzato dalle alte temperature. La presenza di piogge e di acqua dilavante sulle foglie sfavoriscono l’oidio, ma la presenza e l’aumento dell’umidità relativa, a seguito delle piogge, favoriscono la diffusione della malattia.
Per quanto riguarda le tecniche di prevenzione queste sono essenzialmente quelle di evitare di irrigare le piante nelle ore centrali e calde della giornata, non bagnare mai direttamente le foglie, di non infittire la densità delle vostre colture, e di pulire (ove possibile) le parti secche e rovinate. Altro accorgimento, fin troppo spesso trascurato, è quello di eliminare l’uso di azoto nitrico che, oltre a tutte le sue controindicazioni alimentari, produce un intenerimento dei tessuti che sono più suscettibili alla infestazione.
Tra i prodotti consentiti in agricoltura biologica, per la lotta all’oidio si ricorda ovviamente lo zolfo, che ha un’ottima azione preventiva e curativa. Anche il bicarbonato di sodio per il suo pH ostacola la crescita dell’oidio.
Un’ulteriore contributo può essere dai prodotti a base di Equiseto in combinazione con l’utilizzo di questi nella lotta ad alcuni insetti.




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