Come coltivare il pesco in maniera biologica

Come coltivare il pesco in maniera biologica

La coltivazione biologica del pesco (Prunus persica) è una delle più complesse e delicate. Sia per la delicatezza della pianta ma anche di molti errori che si fanno con questa coltura. I principi che adotteremo sono simili sia che coltiveremo le pesche vere e proprie, le nettarine (quelle a buccia liscia) che le percoche.
I criteri di base per la coltivazione sono: clima temperato, senza gelate tardive e possibilmente caratterizzato da brezze frequenti e costanti; terreni di medio impasto con ottimo drenaggio e non calcarei (o poco calcarei); acqua disponibile per l’irrigazione.

 

Per l’impianto vi consigliamo piante già innestate e con innesti adatti al vostro tipo di terreno (fatevi consigliare da un agronomo), da porre in buche di almeno 70 cm per lato ed in cui siano stati posti circa 5-6 Kg di compost o, meglio ancora, letame bovino maturo. Porre il colletto del pesco di circa 10 cm sopra il livello del terreno e costipare leggermente la terra di copertura della buca ed irrigare subito. Per il periodo di impianto vi consiglio quello che precede la primavera. Per il sesto vi consiglio quello in quadro 5 x 5. Per l’impollinazione, essendo il pesco autofertile, non si richiedono diverse varietà ma è importante (ancor di più in biologico) una attenzione particolare ad insetticidi anche di origine naturale (come il piretro) che possono disturbare le api.
Per l’irrigazione questa è sempre necessaria soprattutto nei primi anni e comunque da maggio fino a settembre. È da preferire quella a goccia e se potete pacciamare ottenete pure un controllo delle erbe ed una minore evapotraspirazione.
Per la concimazione annuale si consiglia di reintegrare gli asporti con compost o letame maturo integrati dalla cenere ottenuta dalla bruciatura dei rami (tecnica che elimina soprattutto le spore della bolla del pesco).
Per la forma di allevamento la più consigliata è il vaso ottenuto con un taglio a circa 70 cm da terra del fusto e facendo sviluppare i tre getti più forti e disposti a 120° l’uno dall’altro. Per la potatura annuale, questa deve essere costante, leggera, tendente ad arieggiare il centro ed asportando in inverno i rami che già hanno prodotto. Per la potatura però è bene documentarsi più in proposito. Per la raccolta si sottolinea che questa è scalare è che il frutto va raccolto a maturazione non eccessiva in quanto alcuni caratteri organolettici superata questa fase diminuiscono.
Le fitopatie più frequenti del pesco sono: la bolla del pesco, il corineo o vaiolatura, la monilia e l’oidio. Se le infezioni sono blande si può ricorrere il macerato di equiseto; in condizioni più acute si può ricorrere al polisolfuro di calcio (che è efficace anche con l’oidio). In agricoltura biologica è consentito anche il verde rame (da evitare finché è possibile) contro bolla, vaiolatura e monilia e zolfo contro l’oidio.
Tra gli insetti ricordo gli afidi (utilizzare sapone di Marsiglia o, meglio ancora, il macerato di ortica), la mosca della frutta, la Cydia molesta, l’Anarsia e la cocciniglia bianca. Per la mosca si possono costruire le apposite trappole, mentre contro Cydia ed Anarsia è efficace l’uso del Bacillus thuringiensis, naturale e tollerato dall’uomo. Per la cocciniglia questa può essere tenuta già a bada con lo stesso polisolfuro di calcio o, se questo non si usa, con olio bianco naturale.




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