Come coltivare il finocchio in maniera biologica

Come coltivare il finocchio in maniera biologica

La coltivazione in biologico del finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) delle varietà ortive è effettuata per l’utilizzo del suo “grumolo” composto da foglie carnose e ampie. A prescindere dalla varietà che coltivate (Bianco Perfezione, Bianco dolce di Firenze, Finocchio di Parma, Finocchio di fracchia, Gigante di Napoli, Grosso di Sicilia, ecc.) è importante che vi forniate di semi o piantine che provengono da agricoltura biologica.
Per una buona coltivazione è fondamentale la scelta del terreno adatto e del periodo. Caldo eccessivo o freddo sotto i 5 °C sono sfavorevoli alla crescita di questa pianta. Per questo motivo i periodi più adatti sono l’autunno e la primavera. Il terreno dovrà essere un medio impasto tendente al sabbioso, ricco di sostanza organica, in modo da facilitare la propagazione e la formazione dell’apparato radicale.

Per la semina autunnale si può partire anche da una seminiera in polistirolo (è preferibile alla semina diretta per evitare problemi fitosanitari al giovane germoglio e competizione con altre erbe); questa può avvenire a fine luglio con trapianto in piena terra i primi di settembre. Per la semina primaverile si può seminare i primi di febbraio e trapianto in pieno campo i primi di marzo. La raccolta di questo ortaggio oscilla tra 80 e 120 giorni (dipende dall’andamento climatico). Per le distanze di impianto vi consiglio quello di 30 cm nella fila e 60 tra le file.
L’irrigazione va fatta in funzione delle reali necessità, chiaramente maggiori per la coltivazione primaverile e teoricamente minori per quelle autunnali; ad ogni modo l’irrigazione va fatta per non lasciare mai la pianta con terreno secco (si ripercuote sulla qualità organolettica del “grumolo” e sulla sua crescita idonea). Il sistema di irrigazione dipende dall’estensione coltivata. Per medie e grandi estensioni ovviamente la più idonea è quella con manichetta. I ristagni vanno invece evitati assolutamente.
Il finocchio va coltivato avendo cura di ricoprire il grumolo per effettuare l’imbiancatura ed il maggiore ingrossamento di questo. Questo sistema si attua rincalzando periodicamente la pianta (ogni 5-6 giorni) dal momento in cui i grumoli iniziano ad ingrossare fino a 15 giorni circa prima della raccolta. Questo modo, tra l’altro, evita la crescita e quindi la competizione con altre erbe. Il momento di raccolta del finocchio più idoneo è prima che si inizino a formare gli scapi fiorali. Questa va operata con una vanga scalzando la pianta dal terreno e senza danneggiare il grumolo. Dopodiché si rimuovono le foglie esterne e si taglia la parte vegetativa superiore.
Tra i parassiti il fastidio maggiore è quello dell’afide nero (soprattutto nelle coltivazioni primaverili); questi si possono allontanare con trattamenti preventivi con macerati di ortica (che funge anche da ottimo concime), aglio e pomodoro in maniera alternata. i
Tra i funghi il vero pericolo è la sclerotinia (Sclerotinia sclerotiorum) che danneggia il grumolo. Per questa fitopatologia si può operare in maniera preventiva: evitare i ristagni, distanze non troppo strette tra le piante, la tecnica dell’imbiancatura (che fa da tecnica preventiva) ed operare un ottima rotazione e consociazione. Quindi far seguire questa pianta ad una coltura che utilizza molto la sostanza organica o il letame (come zucchine e cucurbitacee in generale) e consociare il finocchio soprattutto con lattuga e piselli.

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