Come coltivare il Cumino in maniera biologica

Come coltivare il Cumino in maniera biologica

Per iniziare la tecnica di coltivazione ricordiamo che il cumino (Cuminum cyminum L.), noto anche come cumino romano, è una pianta biennale che preferisce posizioni soleggiate, o in ogni caso molto luminose. La semina può essere effettuata in pieno campo o in vaso nel periodo primaverile. Predilige terreni sciolti e subito dopo la semina va irrigato; l’irrigazione va poi gradatamente diminuita per riprenderla con turni più brevi nel periodo estivo. È buona cosa però prima della semina miscelare del concime organico ben maturo (il letame bovino è l’ideale) che permette alla pianta di avere una fioritura molto abbondante. Il seme va ricoperto con pochi millimetri di un terriccio più ricco (se coltivate una piccola area) o rullato direttamente dopo la semina (che servirà da interramento) se coltiverete una superficie più grande.

 

È una pianta che cresce in maniera spontanea nelle aree a pascolo degli Appennini ma è possibile coltivarla e perpetuarla nei nostri orti permettendogli di andare a seme. Non intervenire mai con fertilizzazioni azotati per non far predominare la pianta su altre specie così da farla divenire infestante e bisogna stare attenti agli organi di lavorazione il cui utilizzo maldestro è spesso uno dei maggiori veicoli di infestazione dei nostri seminativi e dei nostri prati. La questione delle infestanti è una cosa molto complessa e di cui spesso si sconoscono i legami tra uso dei concimi (soprattutto azotati e/o chimici), metodi di lavorazione, consociazioni, rotazioni, ecc.. Bisognerebbe rifondare molte parti dell’agronomia.
Per la raccolta dei semi bisogna raccogliere le infiorescenze da agosto ad ottobre, nel momento in cui cominciano a ingiallire e poi messe ad asciugare; dopodiché queste vanno “battute” per fare uscire i semi.
Del cumino si può utilizzare tutta la pianta; questa è commestibile, dalle foglie alle radici. Le foglioline possono essere raccolte continuamente secondo necessità, si usano fresche per aromatizzare minestre e insalate. Le radici vanno prelevate estirpando la pianta nel periodo di fine autunno e vengono consumate cotte. Tutt’oggi rimane però più conosciuto l’utilizzo dei semi (simili a quelli del finocchio o dell’anice), che vengono usati in cucina per la preparazione di pane, dolci o anche per produrre liquori.




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