Come coltivare i tartufi in casa

Come coltivare i tartufi in casa

La possibilità di produrre qualcosa personalmente è forse una delle arti più creative che l’uomo abbia potuto inventare anche perché in questo caso non siamo noi a dettare le regole ma la Natura attraverso la sua osservazione.
Se a questo poi uniamo la possibilità di coltivare qualcosa di particolarmente pregiato allora saremo maggiormente ripagati. Questo è il caso della coltivazione del tartufo.
Per attuare questa coltivazione, devono essere verificati alcuni aspetti: Un buon clima, uno spazio sufficiente (anche un piccolo giardino attorno a casa), pazienza e capacità di osservazione.
Il clima ideale per farlo è un’estate calda e un inverno freddo, diciamo abbastanza bilanciati e quindi tipici del clima mediterraneo non eccessivamente arido. In sintesi evitate terreni sabbiosi, zone paludose e sopra i 1000 metri e meglio se decespugliato, spietrato, lavorato per ospitare i tartufi e ben drenato. Il pH del terreno  deve essere intorno a 8, se scende al di sotto andrà corretto con calce per aumentarne il livello ed è preferibile un terriccio fresco e ricco di humus per una buona riuscita del prodotto. Ad oggi è possibile coltivare i tartufi neri, meno pregiati.
Scelto il sito bisogna considerare che tra i tartufi: il Nero Pregiato predilige leccio, rovere, roverella, carpino nero e nocciolo; lo Scorzone, faggio, leccio e rovere; il Bianco Pregiato, tiglio, nocciolo e roverella.
A questo punto il primo passaggio è quello di porre i tartufi (appena acquistati) vicino le radici di un’altra pianta in modo che possano assorbirne gli elementi nutritivi. Oppure scegliere l’opzione (un po’ meno casereccia) di rivolgervi a vivai specializzati dove potrete acquistare direttamente le giovani piantine già “micorizzate”, ossia nelle radici delle quali sono state già innestate spore di una determinata specie di tartufo.
L’epoca più adatta alla piantagione è l’autunno-inverno se le temperature non sono troppo basse, oppure la primavera, avendo cura di irrigare periodicamente le piantine per favorirne l’attecchimento (acqua senza cloro, quindi non di rete o declorata e meglio se piovana). Nei primi anni dell’impianto è di primaria importanza tenere sotto controllo la proliferazione di erbe infestanti, che sottraggono luce, acqua ed elementi nutritivi alle piantine.
Se avrete fatto bene ogni operazione i primi risultati si vedranno verso il 4 anno con un apice produttivo verso i 10-12 mantenendosi tale per circa 80 anni (ce n’è anche per i vostri nipoti). Viste le esigue dimensioni della vostra tartufaia non vi procurerà di certo un alto reddito ma sicuramente alte soddisfazioni.




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