Tecniche di Innesto

Tecniche di Innesto

L’arte dell’innesto e le tecniche di innesto, sono conosciute fin dall’antichità: numerose testimonianze attestano l’esistenza di maestri innestatori in quasi tutte le epoche storiche. Si va dagli agronomi greci ai contadini dell’antica Roma. Di fatto l’innesto è una pratica che è arrivata fino ai giorni nostri quasi immutata: i principi fondamentali erano già noti duemila anni fa.
Con questa pratica l’uomo ha propagato i frutti più buoni selezionando le migliori caratteristiche di ogni varietà.
L’innesto, dal punto di vista tecnico, è una pratica agronomica per la moltiplicazione agamica delle piante realizzata con la fusione anatomo-fisiologica di due individui differenti (bionti), detti rispettivamente portinnesto o soggetto e nesto o oggetto, di cui il primo costituisce la parte basale della pianta e il secondo la parte aerea. In alcuni casi, l’innesto si realizza con tre individui, interponendo fra il portinnesto e il nesto un terzo bionte, detto intermediario.
Le tecniche di innesto consisyono comunque nel saldare, sul portinnesto, una parte di pianta del nesto, detta marza, rappresentata da una porzione di ramo o da una gemma, in quest’ultimo caso detta occhio o scudetto. Si ottiene in questo modo un’unica pianta formata da due porzioni diverse. La fusione istologica avviene grazie al callo che si forma fra le due superfici tagliate, precisamente dove combaciano i meristemi cambiali.
L’innesto viene adottato ordinariamente in floricoltura, nel giardinaggio e nella frutticoltura.
Nella tecnica dell’innesto è comunque sempre estremamente importante che il cambio (cioè lo strato di tessuto di colore generalmente verde, che si trova sotto la corteccia del portainnesto) venga ad essere in stretto contatto con il cambio della marza.

La motivazione per cui si ricorre al portainnesto è per quelle cultivar di piante da frutto od ornamentali, le quali, come accade spesso con le rose o molti fruttiferi, risultano deboli costituzionalmente per degenerazione gerontologica della cultivar. Di solito il portainnesto è dello stesso genere o quantomeno della stessa famiglia della cultivar che si desidera riprodurre e sarà pertanto utile considerare le analogie morfologiche di sviluppo che consentono di ritenere affini cultivar e portainnesto.
La cosa più importante, nelle tecniche di innesto, a cui prestare molta attenzione (cosa che poi diventa spontanea con la pratica) è che le due zone generatrici poste a contatto combacino perfettamente. Per assicurare quindi una maggiore solidità all’innesto sono quasi sempre indispensabili le legature, che vengono fatte con l’uso di legacci per lo più di rafia. Per ovviare poi ad una eccessiva perdita di umidità, od infiltrazioni o ristagni d’acqua nel punto d’innesto, o all’attacco dei parassiti che troverebbero facile sede a livello delle parti di legno scoperte, tanto le sezioni di taglio quanto la testa della marza possono essere ricoperte da un apposito mastice: tale accorgimento è comunque dipendente da vari fattori tra cui quelli climatici.

Vediamo adesso le principali tecniche di innesto –

  1. Innesto a gemma a T

Questo metodo è molto utilizzato per riprodurre sia le rose che altri arbusti da giardino.
Il prelievo delle gemme avverrà effettuando l’enucleazione delle stesse, munite di una porzione di corteccia, agendo con l’ausilio di un bisturi o di un coltello ben affilato. Si inciderà in modo da prelevare con le gemme un piccolo scudo di tessuto epidermico di 2-3 cm di diametro, profondo tanto da prelevare anche una lievissima superficie del legno sottostante. Lo scudo verrà poi immediatamente inserito, nel portainnesto, a livello del suolo o poco sopra di questo. I periodi in cui si può fare questo tipo di innesto sono due: sempre a patto che la corteccia si stacchi facilmente dal legno, cioè quando la pianta si dice che è “in linfa”. Se eseguito in primavera, all’inizio della ripresa vegetativa, l’innesto si chiama “a gemma vegetante”, poiché la gemma dello scudo (ricavata da rami che saranno stati prelevati durante l’inverno e conservati in luogo fresco) entrerà subito in vegetazione; in tal caso, all’atto dell’innesto occorre tagliare il soggetto subito al di sopra del punto d’inserzione dello scudo. Se l’innesto è invece eseguito tra la fine di agosto ed iprimi di settembre, si chiamerà “a gemma dormiente”; questo perché, in tal caso, la gemma che si inserisce (e che si preleverà al momento stesso dell’operazione) inizierà a vegetare soltanto nella primavera successiva; in tal caso verso marzo si taglierà la parte del portainnesto sovrastante la gemma. Molto presto la gemma innestata comincerà a svilupparsi e darà vita ad una robusta vegetazione.

  1. Innesto a doppio spacco inglese o a linguetta

L’ Innesto a doppio spacco inglese o a linguetta è un altro metodo di propagazione di alberi ornamentali e da frutta che viene eseguito in marzo-aprile. Per questa tecnica si usano i portainnesti già raccomandati impiantandoli in autunno almeno un anno prima e innestandoli nell’anno successivo nel periodo tra marzo e aprile. Si consiglia di tagliare il portainnesto a 10-15 cm dal livello del suolo; si pratica alla sommità un taglio obliquo lungo 4-5 cm e immediatamente vicino a questo se ne esegue un altro, in modo da formare una V. La marza, che dovrà essere di uguale diametro del soggetto, deve possedere un paio di gemme e deve essere preparata da rami di un anno ben sviluppati. A questo punto si deve tagliare la base della marza con una incisione obliqua lungo 4-5 cm e praticare un altro taglio superficiale obliquo rispetto al primo per ottenere una V analoga a quella precedente. Giunti a questo punto bisogna spingere la linguetta della marza contro quella del portainnesto e legare il tutto saldamente con della rafia; si consiglia di coprire poi tutte le parti esposte con un apposito mastice. Per far sì che l’innesto riesca, tutti i tagli devono essere perfettamente aderenti e devono quindi combaciare; questo perché il cambio del portainnesto deve essere in stretto contatto con quello della marza.

  1. Innesto a cuneo

Questo metodo di innesto viene praticato per innestare le cultivar di rododendro e viene eseguito nel periodo di marzo, in serra riscaldata. Come portainnesto si usa in genere il Rhododendron ponticum in individui di 2-3 anni in vaso. Verranno recisi a 2-4 cm d’altezza a forma di cuneo. Dalla pianta che si vuole riprodurre si preleverà un ramo di un anno, lungo circa 10 cm, con una gemma alla sommità, e si inciderà alla base in modo che il taglio abbia forma di V capovolta e quindi si adatti perfettamente al portainnesto. Bisogna sempre accertatisi della perfetta aderenza del punto di inserto. Dopodiché, come per gli altri tipi di innesto, si procede alla fasciatura con rafia e alla copertura con apposito mastice.

  1. Innesto a ponte

La tecnica di questo innesto si rende utile quando la corteccia di un albero sia stata danneggiata. Vengono usate alcune marze, prelevate dallo stesso albero, per superare l’area danneggiata e assicurare così l’ascesa della linfa al tronco e ai rami. L’innesto è attuato “sotto corteccia” collegando ambedue le estremità della marza. Si legherà quindi con rafia e si ungeranno con mastice apposito eventuali parti dell’innesto non sufficientemente protette dalla legatura di rafia.

  1. Innesto per approssimazione o avvicinamento

È possibile che questa tecnica di innesto sia stata quella che hanno osservato i nostri progenitori in natura e che ha dato lo spunto per l’affinamento delle tecniche di innesto. Infatti in questo tipo di innesto, la marza viene unita al portainnesto senza rimuoverla dalla pianta madre; quando poi l’innesto è attecchito, la marza viene tagliata. Tale metodo si adatta molto bene anche a piante ed arbusti da siepe. In genere i portainnesti vengono allevati in vaso e al momento vengono situati vicino alle piante dalle quali si preleveranno gli innesti. Da entrambe le piante verrà scoperta, per incisione, una piccola porzione di corteccia e quindi realizzate due linguette combacianti come nell’innesto a doppio spacco inglese. Le due parti tagliate verranno quindi fatte aderire l’una contro l’altra e legate con rafia.

  1. Innesto a corona

Questa tecnica viene eseguita su portainnesto di almeno 15 cm di diametro. Si esegue inserendo alcune marze sotto corteccia sul portainnesto reciso orizzontalmente. Successivamente viene eseguita un’incisione tra la corteccia ed il legno al punto ove il portainnesto è stato reciso; a questo punto si inseriscono le marze in modo che il legno di queste e quello della pianta vengano a contatto. Come al solito si legherà con rafia l’innesto proteggendolo con mastice. Tale innesto è utilizzabile per tutte le piante da frutto ed occorre che le marze non siano troppo lunghe: 2-3 gemme, al massimo, ricordandosi sempre di esporre verso l’esterno quella apicale.

  1. Innesto a spacco

L’innesto a spacco si ottiene attraverso il tagli alla base delle marze a guisa di matita appuntita e leggermente squadrata. Il fusto o il ramo che devono ricevere l’innesto saranno poi tagliati diametralmente, divaricando i due margini del taglio, magari con un cuneo e inserendo le due marze, ciascuna ai due estremi del taglio. Bisogna assicurarsi che il cambio, su una delle due parti delle marze sia sempre in contatto con il cambio del portainnesto. L’innesto deve essere ricoperto con mastice dopo averlo legato saldamente con rafia.

Le tecniche di innesto sono quindi una pratica agronomica utile a risolvere e migliorare in definitiva questioni produttive e di adattabilità delle specie a varie condizioni.

Guido Bissanti



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