Ficus carica

Ficus carica

Il fico comune (Ficus carica L., 1753) è una pianta xerofila originaria dei climi subtropicali temperati della famiglia delle Moraceae. Questa pianta è la specie più nordica del genere Ficus.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico il fico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Urticales, Famiglia Moraceae e quindi il Genere Ficus ed alla Specie F. carica.

Etimologia –
Il termine fico è usato per il frutto dell’albero del fico in quasi tutti i dialetti italiani. Ha sempre avuto anche una forte connotazione sessuale per l’attributo genitale femminile, e per l’azione con questo. Il significato è anche ripreso da Dante nella Divina Commedia, nella parte dell’Inferno nella quale fa usare un termine esteso a Vanni Fucci, che “fa le fiche” verso Dio. Prima di allora il termine è annotato per il significato di attributo genitale femminile da Aristotele (350 A. C.); deriva in tale senso dal siriano (fenicio) pagga, e questo dal precedente accadico pīqu, ovvero sīqu (2300 A. C), sia come sostantivo preciso per l’attributo sessuale femminile, sia per i derivati relativi (verbi che riferiscono all’attività sessuale).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Ficus carica è una pianta eliofila e termofila, vegeta su suoli calcarei o neutri asciutti e pietrosi, sviluppandosi talvolta anche ai piedi di muri e sui muri stessi, soprattutto in presenza di fenditure; per la sua crescita diviene fondamentale nei luoghi aridi la presenza di piccole risorse idriche, manifeste o meno.
Presenta una estrema variabilità della resistenza al freddo, che è quasi costante in tutte le varietà per la sopravvivenza della pianta (in Italia), ma è invece amplissima per quanto concerne le condizioni vitali legate alla lignificazione delle parti erbacee. In sintesi una pianta giovane, o in crescita intensa, o con eccessiva irrigazione o concimazione può essere gravemente danneggiata a temperature di -6°C. Una pianta anziana con rami legnosi, in suolo arido e soleggiato resiste senza problemi fino a -18°C.
Condizionante è invece la varietà di pianta per la maturazione dei frutti, esistono varietà con frutti a epidermide robusta, meno soggetti allo sviluppo di muffe e con ostiolo “chiuso” che permettono la fruttificazione in climi più freddi ed umidi.
La sua presenza si rileva dal settentrione al meridione da 0 a 600-800 m di altitudine in esposizione sud; in Sicilia lo troviamo fino a 1000 m sull’Etna.
La pianta è comunque presente in natura in zone desertiche e subdesertiche, calde ed aride, con poche ma sicure risorse idriche; è ampiamente coltivato in tutto il territorio nazionale, in zone aride, ben drenate e soleggiate.
L’areale del Ficus carica, è contiguo a quello del Ficus palmata, più meridionale; le due specie sono botanicamente vicine (ma non uguali), e probabilmente sono state separate geograficamente in tempi relativamente recenti, da una delle ultime glaciazioni, (40.000-100.000 anni fa). I due areali hanno la maggiore vicinanza, o sovrapposizioni, in Egitto, Giordania, Iran, Pakistan, dove è possibile che si siano prodotti degli ibridi naturali.

Descrizione –
Il fico è un albero dal tronco corto e ramoso che può arrivare fino a 6-10 m di altezza. Possiede una corteccia finemente rugosa e di colore grigio-cenerino; la linfa di questa pianta è di un bianco latte; i rami sono ricchi di midollo con gemme terminali acuminate coperte da due squame verdi, o brunastre.
Le foglie del Ficus carica sono grandi, scabre, oblunghe, grossolanamente lobate a 3-5 lobi, di colore verde scuro sulla parte superiore, più chiare ed ugualmente scabre sulla parte inferiore.
Il frutto del fico è in realtà una grossa infruttescenza carnosa, piriforme, ricca di zuccheri a maturità, detta siconio di colore variabile dal verde al rossiccio fino al bluastro-violaceo, cava, all’interno della quale sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi; una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l’entrata degli imenotteri pronubi; i veri frutti, che si sviluppano all’interno dell’infiorescenza (che diventa perciò una infruttescenza), sono numerosissimi piccoli acheni. La polpa che circonda i piccoli acheni è succulenta e dolce, e costituisce la parte commestibile.
La specie è caratterizzata da due forme botaniche che possono essere definite come piante maschio e piante femmina, dato che la prima (pianta maschio, o caprifico) costituisce l’individuo che produce il polline con frutti non commestibili, mentre la seconda o fico vero (pianta femmina che produce frutti commestibili) produce i semi contenuti nei frutti. In realtà la distinzione botanica è molto più complessa, dato che in realtà il caprifico ha nel frutto parti complete sia per la parte femminile (ovari adatti a ricevere il polline) che per la parte maschile (che produce polline); la parte femminile è però modificata da una microscopica vespa (Blastophaga psenes) che vive negli ovari (modificati in galle) e quindi per questo la parte femminile è sterile. La pianta di caprifico, per mezzo della piccola vespa, svolge quasi esclusivamente una funzione maschile, con produzione di polline (presso l’apertura del siconio) e facendolo trasportare dalla vespa che alleva; solo le femmine della vespa sciamano fuori dal frutto portando con sé il polline. Il frutto del caprifico non è commestibile: non è succulento e neppure dolce.
Il fico vero o fico commestibile riceve invece il polline e quindi matura i semi che sono, come detto, botanicamente acheni, ovvero quei piccoli granellini che si trovano all’interno del frutto.

Coltivazione –
Per la coltivazione vedi la scheda specifica.

Usi e Tradizioni –
La storia del fico è millenaria. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Mesopotamia, Palestina ed Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Nell’antica Grecia era considerato un frutto altamente erotico al quale sono legati molti miti. Platone, soprannominato “mangiatore di fichi”, raccomandava agli amici di mangiarne in quantità perché, a suo dire, rinvigoriva l’intelligenza. L’albero dell’Eden, proibito da Dio all’uomo nel Vecchio Testamento, non sarebbe un melo, ma un fico: infatti Adamo ed Eva, dopo averne mangiato il frutto, quando si accorgono di essere nudi, si coprono intrecciando foglie di fico. I Romani ne erano particolarmente ghiotti. All’epoca, era abitudine mangiare i fichi come antipasto, insaporiti con sale, aceto, garum (specie di salsa di pesce).
Secondo Publio Ovidio Nasone, i fichi con il miele venivano offerti nella notte di capodanno come segno di augurio. I Romani pensavano che mangiare i fichi “aumentasse la forza dei giovani, migliorasse la salute dei vecchi e che addirittura avesse l’effetto di ridurre le rughe! “Veneremque vocat, sed cuilibet obstat” (provoca lo stimolo venereo anche a chi vi si oppone): la convinzione che il fico avesse delle proprietà erotiche venne ribadita anche dalla Scuola Medica Salernitana e, secondo la medicina popolare, due giovani sterili potevano ricorrere allo stratagemma di staccare due foglie di fico dall’albero, metterle sotto il cuscino, convinti che questo metodo potesse influenzare benevolmente la procreazione.
Il lattice di foglie e rametti di fico sono stati usati in passato, fin dai tempi di Omero, per far cagliare il latte nella produzione di formaggi artigianali.
I frutti del fico hanno anche buone proprietà salutari, così raccontate dal georgofilo Antonio Targioni Tozzetti nel suo Corso di Botanica medico-farmaceutica (Firenze, 1847): “… seccati che siano i fichi, oltre il servir di cibo, il popolo gli adopra per farne un decotto con giuggiole ed altri frutti secchi, come medicamento espettorante nelle bronchiti, nelle tossi … Riescono lassativi, ed entrano in certe composizioni purgative dei vecchi ricettarj. Usavansi in cataplasma per applicarsi sulle ulceri e piaghe di vario genere, e ciò fin da antico tempo … il latte di fico posto subito sulle punture dei ragni ne impedisce i cattivi effetti. … I rami e le foglie dei fichi, se si incidono, gemono un sugo latteo caustico e di sapore piccante, il quale è impiegato a corrodere le verruche e le escrescenze della pelle.”
Le Regioni italiane a maggior vocazione produttiva sono Puglia, Campania e Calabria, una produzione significativa proviene anche dall’Abruzzo, Sicilia e Lazio; la Puglia fornisce anche la maggior produzione di fichi secchi. La produttività del fico dipende dai fattori climatici, dall’umidità e dal suolo dove viene coltivato, orientativamente si può stimare che in terreni sciolti, profondi e freschi si possa arrivare a produzioni di 4-5 q per albero, mentre in terreni rocciosi marginali solo a pochi chilogrammi per albero. La produzione comincia dal quinto-ottavo anno di vita della pianta (nata da seme) ed aumenta progressivamente fino al sessantesimo anno di età, quando decresce repentinamente e la pianta muore per necrosi del tessuto legnoso; in tali condizioni la produzione di polloni basali può rendere possibile una ripresa della vegetazione. Da pianta innestata la produzione può iniziare tra il secondo e il terzo anno.
Purtroppo la produzione di fichi freschi è in costante decrescita, fatto dovuto all’affermazione dei sistemi di grande distribuzione alimentare che mal tollerano un frutto delicato alla raccolta, e di difficile conservazione come il fico. La coltivazione è invece in aumento in orti domestici, dove anche con scarse cure da applicare all’albero si hanno comunque disponibilità di frutti eccellenti per l’immediato consumo.
Nel fico a frutti commestibili, abbiamo tre tipi di siconi, che danno, annualmente, distinte fruttificazioni:
– fioroni, o fichi fioroni che si formano da gemme dell’autunno precedente e maturano alla fine della primavera o all’inizio dell’estate
– fichi, o forniti, o pedagnuoli che si formano da gemme in primavera e maturano alla fine dell’estate dello stesso anno.
– cimaruoli prodotti da gemme di sommità prodotte nell’estate e maturano nel tardo autunno. La produzione di cimaruoli è limitata a regioni dove l’estate è molto lunga ed il clima particolarmente caldo; spesso è incompleta o insoddisfacente.
Il caprifico (ficoraccia) è stato utilizzato storicamente nel territorio laziale come segnalazione di pericolo presso le aperture dei pozzi dei cunicoli di drenaggio, tipici delle zone del Parco regionale di Veio che, essendo disseminati nelle vallate allo scopo di drenare le acque meteoriche, costituiscono ancora oggi pericoli per le persone e per gli animali da allevamento. La pianta della ficoraccia è stata inoltre piantata in terreni adibiti a pascolo privi di zone d’ombra allo scopo di fornire riparo dal sole estivo alle persone ed agli animali nei pascoli.
Il fico possiede molte proprietà terapeutiche e medicinali, ne ricordiamo alcune:
Gemme fresche: l’attività è da attribuirsi agli enzimi digestivi contenuti; regolarizza la motilità e la secrezione gastroduodenale, soprattutto in soggetti con reazioni psicosomatiche a livello gastrointestinale.
Foglie: raccolte da maggio ad agosto e fatte essiccare lentamente, contengono furocumarine, bergaptene, psoralene, cumarine, lattice; hanno proprietà emmenagoghe, antinfiammatorie, espettoranti e digestive; le furocumarine possono creare problemi con fenomeni di fotosensibilizzazione.
Frutti immaturi, parti verdi e giovani rametti: il lattice che sgorga dai tagli contiene amilasi e proteasi, viene applicato per uso esterno per eliminare calli e verruche, per l’azione caustica e proteolitica; va usato con cautela: è ustionante ed irritante per la pelle; è pericolosa l’applicazione su grandi superfici, ed è molto pericolosa la esposizione delle superfici, trattate e quindi irritate, alla radiazione solare.
Frutti freschi: assunti in quantità hanno un effetto lassativo.
Frutti essiccati: ricchi di vitamine A e B, proteine, zuccheri, e sali minerali (potassio, magnesio, calcio) hanno proprietà emollienti, espettoranti e lassative.
Anche le foglie hanno in parte caratteristiche irritative per il contatto di sfregamento con la pelle. La sensibilizzazione è enfatizzata dal calore e dalla esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto in soggetti predisposti; la irritazione è neutralizzata da semplice risciacquo con acqua e permanenza lontano dall’irraggiamento solare, anche indiretto, per qualche ora.
È diffusa la credenza che il lattice del fico aiuti ad abbronzarsi. L’applicazione estesa di lattice di fico sulla pelle, e successiva esposizione di questa alla luce solare intensa, comporta invece lesioni cellulari pericolose, ed ustioni, anche gravi.
A proposito di questi frutti vale la pena di ricordare il detto: fare le nozze coi fichi secchi. Così suol dirsi in riferimento a chi si rende ridicolo volendo realizzare qualcosa con eccessiva economia, oppure senza avere i mezzi necessari. I fichi secchi sono, dalle nostre parti, un cibo povero e molto comune, specie a Natale, quindi non sono sufficienti a celebrare una festa importante come le nozze.

Modalità di Preparazione –
I fichi sono ottimi da mangiare sia freschi, appena colti, che secchi. Tuttavia l’ essiccazione frisulta a volte un po’ problematica. In clima non adatto, o in condizioni igieniche inadeguate, possono svilupparsi sui frutti muffe da Aspergillus flavus, producenti aflatossine, note per essere uno dei più potenti cancerogeni conosciuti, oltre che notevolmente tossiche!
Come detto i fichi sono dei frutti davvero ricchi di proprietà benefiche. Sono naturalmente dolci e sono anche molto versatili in cucina. Infatti con le ricette con i fichi potrete preparare un menù completo dall’antipasto al dolce oppure scegliere soltanto alcuni piatti speciali da sperimentare.
Ricordate che i fichi con il loro gusto caratteristico si abbinano molto bene agli ingredienti salati creando un gradevole contrasto di sapori nei vostri piatti. Le ricette con i fichi hanno proprietà antinfiammatorie, aiutano il sistema immunitario e migliorano la digestione, soltanto per citare alcune delle virtù di questi frutti.
Con la raccolta di piatti a base di fichi che vi proponiamo qui di seguito potrete arricchire il vostro archivio di ricette vegetariane e stupire i vostri ospiti con idee sempre più gustose e salutari. Ecco allora per voi dieci ricette con i fichi tutte da sperimentare.
1) Carpaccio ai fichi
Se state pensando di scegliere i fichi per preparare un antipasto un po’ diverso dal solito, questa ricetta vegetariana potrebbe fare al caso vostro. I fichi in questo caso vengono abbinati alla mozzarella, al parmigiano in scaglie e ad erbe aromatiche come il rosmarino. Vi serviranno pepe nero e pepe verde per condire. Qui la ricetta.
2) Antipasto ai fichi e zenzero
Se volete preparare un antipasto ai fichi che sia allo stesso tempo dolce ma anche leggermente piccante, non dimenticate di abbinare questi saporitissimi frutti ad un tocco di zenzero. Vi serviranno anche olio extravergine e pane, ancora meglio se casereccio. Qui la ricetta da seguire.
3) Fichi ripieni con pinoli e aceto balsamico
Questo piatto a base di fichi è molto versatile. Lo potrete servire come antipasto, come aperitivo ma anche come secondo piatto originale accompagnandolo ad altri piatti di stagione. Ad arricchire di gusto i fichi ecco che troviamo i pinoli e l’aceto balsamico. Per il ripieno dei fichi potrete scegliere formaggio spalmabile o tofu morbido. Qui la ricetta da seguire.
4) Risotto ai fichi
Avete mai provato a scegliere i fichi come ingredienti per il vostro risotto? Non sottovalutate mai l’accoppiata vincente tra sapori dolci e salati in cucina, che vi stupirà soprattutto nei primi piatti. Per preparare questo risotto potrete unire fichi di varietà diverse, ad esempio fichi verdi e fichi neri. Non dimenticate di tenere da parte delle fettine di fichi fresche per guarnire. Qui la ricetta del risotto ai fichi.
5) Penne ai fichi e peperoni
Se volete portare in tavola un piatto di pasta un po’ diverso dal solito. è arrivato il momento di sperimentare un nuovo condimento a base di fichi e peperoni per le classiche penne. La ricetta prevede di utilizzare fichi, peperoni da cuocere in padella e sedano. Potrete scegliere delle penne integrali o di farro. Qui la ricetta.
6) Involtini di foglie di vite e fichi
Avete mai provato a preparare degli involtini con le foglie di vite? Alcune ricette prevedono di preparare un ripieno di riso, uvetta e erbe aromatiche ma potrete benissimo aggiungere agli ingredienti del vostro piatto – adatto come antipasto o come secondo – dei fichi, insieme a miele e formaggio caprino. Qui la ricetta da seguire.
7) Schiacciata con i fichi
Focaccia con i fichi, meglio in versione dolce o salata? A voi la scelta, ma se preferirete una schiacciata ai fichi salata, la potrete servire come secondo piatto tagliata a triangolini e accompagnata da un’insalata leggera o da un contorno di verdure di stagione. Il segreto per rendere questa schiacciata ai fichi davvero speciale è il rosmarino fresco. Per la schiacciata ai fichi dolce aggiungerete alla ricetta noci e zucchero di canna integrale o un dolcificante naturale a vostra scelta. Qui e qui le ricette a cui ispirarvi.
8) Strudel con fichi e uva
Se volete variare la classica ricette dello strudel di mele potete sostituire il ripieno tradizionale con dei fichi freschi e con dell’uva. Il vostro strudel sarà ottimo se donerete anche un tocco di croccantezza al vostro dolce aggiungendo dei pinoli o dei gherigli di noce tritati. Qui la ricetta a cui ispirarvi.
9) Confettura di fichi fatta in casa
Ecco una ricetta classica che le nostre nonne utilizzavano per conservare i fichi e che possiamo preparare anche noi a partire dai fichi freschi. La confettura di fichi ci servirà per preparare in casa crostate, biscotti, torte e altri ottimi dolci. Potete provare a sostituire il classico zucchero semolato con dello zucchero di canna integrale. Qui la ricetta a cui ispirarvi.
10) Crostata di fichi e noci
Per preparare la vostra crostata di fichi potrete utilizzare sia dei fichi freschi, che potrete frullare con un po’ di succo di limone per ottenere una purea, sia della marmellata di fichi. Le noci renderanno la vostra preparazione più croccante. Per la base della crostata potrete scegliere la pasta frolla. Qui la ricetta da seguire.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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