Panax Ginseng

Panax Ginseng

Il Panax Ginseng C.A. Meyer, è una delle 11 specie di piante perenni a crescita lenta con le radici carnose, appartenente alla famiglia Araliaceae, comunemente note come ginseng. Il Panax Ginseng è il Ginseng Coreano (o Asiatico).

Sistematica –
Il Panax Ginseng, dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Apiales, Famiglia Araliaceae, Sottofamiglia Aralioidae e quindi al Genere Panax ed alla specie Ginseng.

Etimologia –
L’epiteto Panax è termine derivante dal latino (panax, panacis) che a sua volta ha origini dal greco παν ἀκέια, pan (tutto) akèia (cura, rimedio), termine dal quale proviene anche la parola latina e italiana panacea, panaceae (rimedio a tutti i mali). Il termine ginseng ha provenienza invece specificatamente cinese 人蔘/人参, (pinyin: rénshēn), ossia pianta dell’uomo o pianta per l’uomo.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Questa pianta cresce nell’emisfero settentrionale dell’Asia orientale (in particolar modo Corea, Cina del Nord e Siberia orientale) nel Nord America, tipicamente nei climi più freddi. A seconda dell’area dove si sviluppa crescono in prevalenza le varie specie di questa pianta. L’habitat del ginseng è un ambiente fresco con clima temperato, con boschi di latifoglie e precipitazioni annuali con media dai 50 ai 100 cm, infatti le maggiori coltivazioni di ginseng si trovano nelle zone del nord-ovest, centrali e nord-est in USA, in Canada meridionale e nelle regioni montagnose del sud degli USA.

Descrizione –
Il Ginseng cresce allo stato selvatico in gruppi, propagandosi dai semi caduti dalla pianta madre. Se questa pianta cresce in natura il seme ha un tempo di germinazione notevolmente lungo. Germoglia all’inizio della primavera, dopo essere rimasto sotto terra da 18 a 21 mesi. Anche i tempi di crescita sono lunghi: il primo anno il germoglio rimane a soli 5 centimetri da terra e porta solamente tre piccole foglie ovali e dentellate. In autunno lo stelo e le foglie cadono, lasciando una sorta di cicatrice sul rizoma della pianta.
Il rizoma del Ginseng è una specie di fusto sotterraneo, che nel ginseng si definisce “collo”. Per stabilire l’età della pianta basta contare il numero di cicatrici sul collo della radice.
La radice del ginseng è carnosa e fusiforme; ha colore giallo paglierino, con un caratteristico sapore amarognolo; questa radice si caratterizza da avere varie forme che di volta in volta possono essere identificate con un drago, un bambino o un uomo; quest’ultima viene considerata la più pregiata.
Da sottolineare che la radice del panax ginseng è commestibile, come le carote o i ravanelli.
Tra le specie di Ginseng la specie più preziosa è il Panax ginseng C.A. Meyer (jen-Sheng), proveniente dalla Cina.
Se ne conoscono altre specie, come il Panax Ginseng Coreano o come il Panax pseudoginseng Wall. (a sette foglie), ritrovabile in Nepal, nell’Himalaia ed in Giappone.
Altre specie esistenti sono il Panax bipinnatifidus, in Thailandia ed in Birmania, ed il Panax Americano quinquefolium in America.

Coltivazione –
Prima di procedere in questa disamina va subito chiarito che la coltivazione del ginseng richiede tempo e pazienza, oltre che disponibilità economica ed è quindi una coltura “riservata” a chi ha veramente passione e pazienza per i “frutti” della terra. La pazienza però conduce al fine ad ottimi giadagni.
Per coltivarlo si richiedono generalmente 7 anni prima che la radice raggiunga la maturazione completa, ma il risultato finale sarà un prodotto molto pregiato.
Il metodo da utilizzare è quello naturale che permette di produrre un ginseng di alta qualità, diminuendo il rischio di malattie e muffe.
Le radici di ginseng di alta qualità possono valere anche 100 euro a chilo, per questo i coltivatori preferiscono seguire il metodo descritto e raccoglierne così grandi quantità.
Oltre a dover preventivamente verificato almeno le condizioni climatiche del luogo dove si vuole coltivare il ginseng, bisogna anche informarsi se la normativa locale permette la sua coltivazione libera o ci vogliono dei permessi.
Per coltivare il ginseng: evitare i luoghi dove ci sono arbusti, rovi e sottobosco fitto per evitare che si prendano le maggiori sostanze nutritive dal terreno; è preferibile un luogo dove ci sono vecchi alberi dalle folte chiome che possono così creare l’ombreggiatura naturale che serve per il ginseng.
Il luogo deve avere un terreno adatto a poter drenare l’acqua velocemente. Tuttavia, il ginseng ha bisogno di terreno umido per svilupparsi.
È molto raro trovare semi di ginseng selvatici, quindi è meglio ordinarli per tempo in estate per l’autunno, stratificati (diffidando da chi li vende a prezzo troppo conveniente) per poi metterli dentro un sacchetto di plastica in frigorifero, spruzzandoli una volta a settimana con un po’ di acqua per inumidirli.
Se alcuni dovessero germogliare, piantarli subito, altrimenti, al momento della semina si deve fare una operazione di prevenzione delle muffe, mettendoli in ammollo in 9 parti di acqua e  una di candeggina per 10 minuti, eliminare quelli che galleggiano, sciacquarli e piantarli.
Di solito la semina del ginseng avviene in autunno, chi li vende prima ha semi di bassa qualità: anche se le piante saranno presenti per 7 anni, meglio piantarne ogni anno di nuove. Il terreno deve essere pieno di foglie ma non gelato, in modo che le foglie facciano da pacciamatura e che i semi si abituino al freddo.
La distanza tra i semi di ginseng consigliabile è quella di 20 cm l’uno dall’altro, per evitare il contagio di eventuali muffe e malattie. Assicurarsi anche di coprire l’area con pacciame o fogliame.
Il bello del metodo naturale è che non richiede nulla di più se non togliere le infestanti, eliminare o trapiantare le piante troppo vicine tra loro e raccogliere le bacche rosse per ricavare i semi di ginseng.
La radice di ginseng crescerà ogni anno senza problemi. Attenzione ai parassiti che mangiano la pianta,  assicuratevi di avere un deterrente contro i ladri, le talpe e i cervi, i quali mangiano anche la radice (ad esempio un cane da guardia da mettere nella zona o marchingegni a ultrasuoni).
Dopo il settimo anno si possono raccogliere le radici di ginseng. Possono tranquillamente continuare a crescere, ma meglio non farle arrivare oltre i 10 anni.
Per raccogliere il ginseng bisogna fare estrema attenzione, prelevare le radici dal terreno, immergerle in un secchio di acqua fredda per eliminare la terra e appoggiarle in un vassoio di legno per dare una sciacquata veloce col getto del rubinetto o del tubo di gomma per irrigare. Lasciarle asciugare in un ambiente ventilato tra i 21 e i 32 gradi, girandole una volta al giorno. Le radici di ginseng sono pronte quando si spezzeranno. Meglio prendere una radice di ginseng campione e fare l’esperimento, altrimenti si rovina il raccolto.

Usi e Tradizioni –
Il suo impiego risale a migliaia di anni fa e la sua efficacia è attestata da numerosi studi scientifici, sebbene ci siano alcune ricerche di segno opposto. Comunque sono numerose le sue virtù: dall’incremento della resistenza fisica e delle capacità di recupero, per esempio in seguito ad attività sportiva, al miglioramento della circolazione, passando per un potenziamento della memoria e della resistenza ai fattori ambientali negativi. Nel complesso riduce stress e nevrosi, migliora l’adattamento agli stimoli della vita quotidiana, potenzia il rendimento fisico e mentale, rafforza le difese immunitarie e abbassa i rischi di contrarre diverse malattie.
Il Ginseng, conosciuto per la sua proprietà adattogena o come sostituto del caffè, dona in realtà molti altri benefici che sono noti alla Medicina Tradizionale Cinese sin da tempi antichissimi. Vediamole in dettaglio. Il ginseng è forse l’adattogeno più noto e utilizzato. Col termine adattogeno si definisce quella categoria di elementi che riescono a portare l’organismo ad uno stato ideale, aiutandolo a ritrovare l’equilibrio nelle situazioni di stress psicofisico. La parte utilizzata della pianta è la radice di ginseng. La si può usare fresca o essiccata, in polvere o amalgamata per la creazione di rimedi e per l’uso culinario. Dalla radice viene estratta la polvere o l’estratto di ginseng. I principi attivi più importanti contenuti nella radice sono dei composti fitochimici chiamati “ginsenosidi”. Contiene inoltre saponine, olio essenziale, polisaccaridi, fitosteroli, vitamine del gruppo B e minerali. La sinergia di questi suoi componenti conferisce al ginseng proprietà adatte ad agire sulle funzioni fisiologiche, normalizzandole a seconda delle necessità dell’organismo. L’assunzione di questa pianta aiuta ad eliminare la stanchezza fisica e mentale, aumentando i livelli energetici e la memoria, riduce gli effetti dell’età e dello stress, agisce da immunostimolante e migliora le performance nella sfera sessuale maschile agendo sulle disfunzioni erettili. Vediamo ora in dettaglio le proprietà del ginseng.
Stanchezza Cronica: comunemente chiamata astenia può essere combattuta con l’uso dell’estratto di Ginseng che è in grado di aumentare la resistenza dell’organismo allo stress psicofisico, favorendo l’adattamento alle variazioni esterne e interne che lo sollecitano, migliora così la vigilanza, lo stato di benessere generale e di resistenza fisica aiutando nella produzione di adrenalina.
Proprietà ipoglicemizzante: in caso di diabete il Ginseng si è rivelato un aiuto non indifferente, agisce riducendo la concentrazione ematica del glucosio, aumentando la produzione di insulina. Questo beneficio del ginseng lo rende un rimedio utile come ipoglicemizzante.
Proprietà ipocolesterolemizzante della radice di ginseng: l’uso di Ginseng contribuisce a ridurre i grassi nel sangue e a fluidificare lo stesso. La circolazione è così migliore agendo da ipocolesterolemizzante.
Proprietà immunostimolante: secondo alcuni studi, il Ginseng Rosso, agisce aiutando la produzione di alcune cellule del sistema immunitario chiamate linfociti T, che agiscono combattendo contro le malattie da raffreddamento e influenza. Essendo immunostimolante, si consiglia di assumere ginseng rosso prima della stagione fredda per cominciare ad aumentare le difese immunitarie.
Proprietà antiossidante: la sua azione riduce la formazione dei radicali liberi, causa dell’invecchiamento cutaneo. Agendo da antiossidante limita i danni cellulari causa dell’invecchiamento precoce, per questo motivo è spesso utilizzato l’estratto di ginseng per la creazione di creme per il viso e corpo.
Gli utilizzi principali del Ginseng sono quindi contro l’astenia; contro la sindrome da stanchezza cronica è consigliato l’uso in forma di estratto secco da assumere 2 o 4 compresse al giorno, mai la sera. Attenersi comunque al dosaggio indicato sulla confezione, che varia a seconda della concentrazione in mg per compressa. Per rinforzare le difese dell’organismo in presenza di stati di debilitazione o per rinforzarlo prima dell’inverno è utile l’assunzione per un mese consecutivo di estratto secco o di estratto molle di ginseng rosso. Non superare il mese di somministrazione e sospendere nel caso si presentino gli effetti collaterali indicati. Chiedere al proprio medico la possibile assunzione in concomitanza con farmaci. Per rinforzare i capelli; in questo caso si utilizza la polvere di ginseng aggiunta a uno shampoo neutro. Nutre e rinforza il capello, grazie ai suoi benefici sul sistema circolatorio e cellulare.
La bevanda di ginseng aiuta a rimanere svegli e a stimolare i cervello pertanto è spesso consumata dagli studenti che si preparano agli esami scolastici.
Uso per intensa attività sportiva che richiede un alto livello energetico; si trovano in commercio delle bevande già pronte, o si possono aggiungere dalle 30 alle 60 gocce di tintura madre in mezzo litro di acqua da sorseggiare prima dell’esercizio fisico. In caso di attività fisica agonistica, in cui si è seguiti da un medico è necessario chiedere il suo parere prima della somministrazione.
In caso di dieta dimagrante per agire sugli zuccheri e sui grassi si possono assumere 2 compresse a colazione e 2 compresse dopo il pranzo.
La somministrazione di Ginseng indipendentemente dalla sua forma è da evitarsi in orario serale in quanto può provocare insonnia, a meno che non si svolga un lavoro notturno che ne può richiederne l’utilizzo proprio per restare svegli e avere un alto livello di concentrazione. Se ne sconsiglia l’uso anche in caso di allergie alla famiglia delle Araliacee, in caso di nervosismo, gravidanza, nei bambini, in allattamento, in presenza di malattie psichice o ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. In caso di assunzione di farmaci è necessario chiedere il parere del medico prima del suo utilizzo. Fra gli effetti collaterali causati dal ginseng esiste la forma di “sindrome da abuso di ginseng” che si manifesta con tachicardia, insonnia, tremori, ipertensione, cefalea, irritabilità. Questi effetti collaterali si verificano in caso di dosaggio elevato e in associazione a sostanze neurostimolanti (caffè, alcool, sinefrina, ecc…).
In definitiva il ginseng è una pianta nootropa o adattogena che favorisce un atteggiamento comportamentale maggiormente orientato alla reattività ed alla attività, con conseguente sensazione di soggettivo benessere. Tale condizione di attività e di benessere produrrebbe secondariamente un’incentivazione delle attività organiche coinvolgenti il sistema circolatorio, muscolare e quindi anche poi immunitario e, di completo riflesso, lo stesso sistema nervoso.
È da considerare, soprattutto nella medicina tradizionale cinese, la forte connotazione simbolica che assume in genere il farmaco, spesso a funzione di placebo, nei confronti del benessere del paziente considerato individualmente. (In sintesi: è importante che “quel” paziente abbia una sensazione di aumentato benessere indipendentemente da attività farmacologiche). In tale interpretazione, il ginseng assume un’importanza sproporzionata per fattori che sono poco legati alla reale portata farmacologica, come è comunemente scientificamente intesa.
A semplice esempio, la pianta del ginseng è coltivata per produrre radici di “forma umana”, o degli organi, cioè con ramificazioni che suggeriscono la forma degli arti, della testa, degli attributi sessuali dei due sessi, ecc.; gli agricoltori che riescono a riprodurre in maniera migliore tali forme riescono a spuntare alla vendita prezzi di tutto rispetto. Tali forme sarebbero in grado infatti di far svolgere alla radice attività curativa per le parti “rappresentate”, secondo le intenzioni del paziente.
Se questa attività è considerabile come “medica”, nel senso di migliorare la sensazione positiva percepita dal paziente, non lo è però dal punto di vista effettivamente farmacologico, come è normalmente inteso.
Le parti utilizzate del Ginseng sono la radice la cui raccolta avviene durante l’autunno. Le radici, che possono vivere anche sino a 100 anni, si raccolgono dopo il sesto anno di vita, in quanto sembra che contengano una quantità di componenti attivi maggiore.

Modalità di Preparazione –
Il Ginseng trova applicazione anche in cucina. L’uso culinario vede impiegata la radice di ginseng intera da grattugiare o nella versione in polvere, da aggiungere bollita nel bordo di pollo, messa nel liquore e lasciata invecchiare per qualche mese avrà poi un sapore simile a quello della liquirizia, aggiunta ai dolci, alla cioccolata calda o per creare un ottimo the energizzante.
Le bevande a base di ginseng, sia esso ginseng in polvere o infuso, sono ormai molto note per le numerose proprietà benefiche del ginseng e i suoi effetti stimolanti sulla vitalità dell’organismo, sulla concentrazione e sull’equilibrio fisico e mentale di chi lo assume.
La radice di ginseng è presente sul mercato in diverse forme: in polvere come ginseng solubile, sotto forma di compresse o capsule o in bustine per infusi.
Il Ginseng è facile da conservare: la polverizzazione del ginseng elimina ogni particella d’acqua al suo interno, allungando considerevolmente i tempi di conservazione della preziosa radice. La conservazione in bustina, inoltre, garantisce un ambiente ermetico e quindi estremamente protetto per il ginseng in polvere, annullando il rischio di aggressione da parte di agenti esterni. Per un prodotto che mantenga tutto il suo aroma, vi consigliamo poi di optare per le bustine di ginseng lavorato in atmosfera protetta, una soluzione che preserva in toto l’inconfondibile fragranza del ginseng e le sue straordinarie proprietà.
Polverizzare il ginseng riduce chiaramente il volume che occupa. Il risultato è una bustina molto sottile di ginseng solubile, estremamente leggera, che occupa uno spazio quasi nullo. Risulterà quindi molto facile trasportare numerose bustine dove si vuole, o conservarle in modo semplice e ordinato nella dispensa della propria cucina o del proprio ufficio, per il piacere di una bevanda al ginseng sempre a portata di mano.
Il Ginseng può essere assunto quando vuoi: la lunga conservazione e la facilità di trasporto garantiscono un ginseng sempre disponibile. Sia che tu sia in viaggio, sia che tu sia al lavoro con i colleghi oppure a casa con amici o parenti, la bevanda al ginseng è lì pronta che ti aspetta, per essere assaporata con semplicità e comodità.
Infine, non sottovalutiamo che il ginseng in polvere è molto facile da preparare. Una bustina di caffè al ginseng è subito pronta: è sufficiente versarla in una tazza di acqua calda e mescolare, ed ecco che la benefica bevanda non aspetta altro che essere gustata.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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