Fraxinus ornus

Fraxinus ornus

Il Fraxinus ornus L. è una specie appartenente alla famiglia delle Oleaceae (noto come Orniello o Orno ma più noto come frassino da manna o albero della manna nelle zone in cui si produce la manna). È un albero o arbusto di 4-8 metri di altezza che spesso si trova sotto forma di cespuglio.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico l’Orniello appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Scrophulariales, Famiglia Oleaceae e quindi al Genere Fraxinus ed alla Specie F. ornus.

Etimologia –
Il termine usato per questo genere pare risalga a frasso, che in greco ha il significato di “difendo”, forse per il fitto intreccio che le piante costituiscono in alcuni habitat. L’epiteto Ornus, probabilmente, è stato scelto per il rilievo ornamentale che la pianta può assumere per via della bella fioritura.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’orniello è un elemento submediterraneo-montano, con areale esteso dalla penisola iberica all’Asia minore; in Italia è diffuso in tutta la penisola e nelle isole. Vegeta a quote medio-basse, potendo salire però nel Meridione d’Italia sino a 1400-1500 metri. In senso lato la specie vegeta su suoli poco evoluti, derivati prevalentemente da rocce carbonatiche, a reazione neutro-basica e con ridotta disponibilità idrica. L’orniello si trova quasi sempre associato al carpino nero (Ostrya carpinifolia): orno-ostrieti, perché le due specie presentano esigenze coincidenti in termini edafici (substrati calcareo-dolomitici) e climatici (versanti esposti a sud e quindi caldi e secchi).
Le due entità, molto diffuse, si ritrovano insieme in diverse tipologie con un corteggio pressoché costante di specie erbacee ed arbustive.
Nell’Italia peninsulare ed insulare, oltre a consociarsi col carpino nero, l’orniello convive spesso anche con specie del genere Quercus (leccio, roverella e cerro principalmente), del genere Acer, col castagno e con le specie della macchia mediterranea alta, mentre nel Nordest italiano si possono riscontrare formazioni primitive in forre, su rupi a volte consociato al leccio e su falde di tipo detritico.

Descrizione –
L’Orniello ha un tronco eretto, leggermente tortuoso, con rami opposti ascendenti con corteccia liscia grigiastra, opaca, gemme rossicce tomentose; la chioma di questa pianta è ampia ed è formata da foglie caduche opposte, imparipennate, con 5-9 segmenti (più spesso 7), di cui i laterali misurano 5-10 cm, si presentano ellittici o lanceolati, brevemente picciolati e larghi un terzo della loro lunghezza. Il segmento centrale, invece, si presenta largo circa la metà della sua lunghezza ed è obovato; la faccia superiore è di un bel colore verde, mentre quella inferiore è più chiara e pelosa lungo le nervature.
L’Orniello possiede infiorescenze a forma di pannocchia, generalmente apicali e ascellari; i fiori sono generalmente ermafroditi e profumati, con un breve pedicello, possiedono un calice campanulato con quattro lacinie lanceolate e diseguali di colore verde-giallognolo; la corolla ha petali bianchi leggermente sfumati di rosa, lineari, di 5-6 mm di lunghezza.
Il frutto è una samara oblunga, cuneata alla base, ampiamente alata all’apice, lunga 2-3 cm e con un unico seme compresso di circa un centimetro.

Coltivazione –
La coltivazione del frassino da manna risale presumibilmente alla dominazione islamica (IX-XI secolo d.C.); il più antico documento che menziona la manna risale al 1080 in un diploma del vescovo di Messina. Nella seconda metà dell’Ottocento la Sicilia divenne la maggiore produttrice.
Oggigiorno la coltivazione è limitata a poche zone della Sicilia, precisamente solo al territorio di Pollina e Castelbuono ed in maniera oramai marginale nell’area delle montagne sopra Cinisi, con una superficie coltivata stimata nel 2002 a circa 3200; ha qui l’ultima generazione di frassinicoltori che mantiene in vita il prezioso patrimonio colturale e culturale legato al mondo dell’antico mestiere dello “Ntaccaluòru”, mestiere che si basa sulla raccolta della manna dal frassino.
La manna è la linfa estratta dalla corteccia di alcune specie di piante del genere Fraxinus (frassini), in particolare Fraxinus ornus (orniello o frassino da manna).
In alcuni centri fino agli anni ‘50 la manna costituiva la base dell’economia locale per i frassinicoltori locali. Il fenomeno che ha spinto le nuove generazioni a preferire il lavoro in città, anziché l’agricoltura, ha contribuito fortemente all’abbandono della coltura della manna.
La produzione della manna offre tuttavia un buon reddito rispetto al passato (ogni chilo ha un costo superiore a 20 euro, e il prezzo è sempre in crescita).
L’orniello è una specie di notevole interesse per la silvicoltura, in quanto può essere considerata una specie pioniera, resistente a condizioni climatiche difficili, adatta quindi al rimboschimento di terreni aridi e siccitosi. Viene coltivato in Sicilia e Calabria per la produzione della manna, in Toscana nei vigneti viene frequentemente utilizzata come sostegno ai filari di vite. Si moltiplica facilmente con la semina.
Purtroppo sono ancora poche le pubblicazioni scientifiche sull’Orniello soprattutto in relazione all’uso di questa pianta e dei suoi prodotti per la ripopolazione rurale di alcune aree dell’interno.
Infatti in Sicilia, nei due areali maggiori dove è presente (zona di Castelbuono e zona di Cinisi) la sua presenza è diminuita negli anni a dispetto invece di grandi potenziali agronomiche e di utilizzo produttivo.
La manna è un prodotto tipico siciliano, come tale è riconosciuto e rientra nell’elenco dei prodotti agroalimetari tradizionali (PAT) stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf). La manna è riconosciuta come Presidio Slow Food ed è per questo motivo che assieme ai frassinicoltori è stato redatto un disciplinare di produzione che ne garantisce la qualità e la provenienza.
Purtroppo il numero dei coltivatori si sta riducendo sempre più; ormai quasi solo gli anziani sanno come coltivare e praticare le incisioni sulla corteccia del tronco del frassino con un particolare coltello chiamato mannaruolo.
Dalle piccole incisioni trasversali create con gesti precisi, sgorga lentamente un succo inizialmente di colore ceruleo e di sapore amaro (lagrima), che a contatto con l’aria rapidamente si schiarisce e assume un sapore dolce. Condensandosi, forma cannoli e stalattiti di colore bianco e profumati.
L’operazione di raccolta si pratica ogni settimana con l’archetto, la paletta e la scatola (particolari arnesi per la raccolta della manna)
La manna è classificata in base alla modalità di raccolta:
Manna cannolo: è la più pregiata, simile ad una stalattite; si forma dal gocciolamento della linfa lungo la corteccia dell’albero e si raccoglie con l’archetto.
Manna rottame: è costituita dalla linfa che scorre lungo la corteccia; si stacca con la rasula e si raccoglie nella scatola.
Manna in sorte: è formata dalla linfa che si accumula nei cladodi di ficodindia appositamente predisposti alla base del tronco.
Poiché la categoria più pregiata è la manna cannolo, è stato messo a punto un nuovo sistema di raccolta, al fine di aumentarne la quantità. Questo sistema prevede l’uso di fili di nylon legati ad una piccola lamina d’acciaio posta subito sotto l’incisione; la linfa scorre lungo i fili e solidifica formando cannoli di lunghezza considerevole, che si possono raccogliere ogni due giorni, contrariamente al metodo tradizionale che prevedeva la raccolta settimanale.
La produzione viene messa ad asciugare (stinnitura) per le prime 24-36 ore all’ombra, per togliere e ripulire i cannoli e le stalattiti dalle impurità; successivamente in pieno sole sugli stenditoi o stinnituri per circa una settimana, fino a quando il prodotto raggiunge il giusto tenore d’umidità (circa il 9%). Infine, selezionata con cura, viene riposta in appositi contenitori in legno e conservata in ambiente asciutto.
Di solito la prima incisione ricade nella seconda-terza decade di luglio. In questo periodo si pratica la scalzatura (o squasatura) che consiste nell’asportare la terra attorno al tronco fino a mettere a nudo la parte superiore delle radici più grosse; così facendo si agevola la pianta ad entrare in una condizione di stress idrico indispensabile ai fini della produzione.
Per individuare il momento idoneo per la prima incisione, il frassinicoltore fa un esame per verificare la maturità della pianta controllando che il terreno sia completamente asciutto e si stacchi dalle radici, che le foglie virino dal verde intenso ad un verde tendente al giallo; inoltre per verificare l’effettivo stato di stress dell’albero si saggia con mano il grado d’appassimento del fogliame.
Quando la pianta è pronta, si pratica la prima incisione con il mannaruolu; l’incisione avviene trasversalmente alla base del tronco a partire da 5–10 cm dal suolo. Le incisioni (ntacche) vengono effettuate ogni mattina a distanza di circa 2-3 centimetri dal solco precedente. La prima incisione incomincia nella seconda metà di luglio e si termina alla fine di settembre, se le condizioni meteorologiche lo permettono.

Usi e Tradizioni –
Della pianta dell’Orniello si usano le radici, la corteccia dei rami giovani, le foglie, i frutti, le gemme e la manna. Della manna si è già accennato in maniera più diffusa.
La manna è in primo luogo un lassativo leggero esente da controindicazioni, particolarmente adatto alla primissima infanzia, alle persone molto anziane debilitate e convalescenti (viene somministrata generalmente nel latte, o come decotto di manna, che è un blando purgante); è un regolatore e rinfrescante intestinale, in quanto purifica l’apparato digerente da tossine e appesantimenti dovuti a cattiva alimentazione. È anche un cosmetico naturale, e ha una benefica azione sull’apparato respiratorio, infatti si comporta da fluidificante, emolliente e sedativo della tosse; è inoltre un dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio e fruttosio, utilizzabile come dolcificante per diabetici. La manna possiede numerose virtù terapeutiche ed è innocua e priva di azioni secondarie rilevanti, cosa che tra l’altro la rende particolarmente raccomandabile in pediatria: è indicata nei casi d’indigestione e ipertensione, ha proprietà bechiche e anticatarrali, è sedativo della tosse e calmante nelle bronchiti; pezzetti di manna sciolti in bocca lentamente hanno proprietà espettoranti. Infine, può essere usata come collirio nelle congestioni oculari.
La composizione chimica della manna è molto complessa e dipende da diversi fattori tra cui: qualità, zona di provenienza, l’età del frassino e la sua esposizione, l’andamento stagionale e molti altri fattori.La manna in media contiene il 40-60% di mannitolo o mannite (C6H14O6), 8-10% d’umidità, 3-5% glucosio e fruttosio, 12-16% manninotriosio, 6-12% manninotetrosio, 1-3% elementi minerali, 0,5%-0,1% resina e altre sostanze in quantità minori (vitamine, enzimi, mucillagini, pectine, tannini).
Le radici essiccate di questa pianta danno invece una droga ad azione diuretica; la corteccia, anch’essa essiccata, ha proprietà eupeptiche, toniche (decotto), febbrifughe e antidiarroiche (polvere); le foglie e i frutti sono diuretici, antireumatici e lassativi (infuso); le gemme raccolte fresche in primavera danno un macerato con azione benefica biliare, renale, anticellulitica e antigottosa.
Il legno, pur avendo caratteri e proprietà simili a quelle del frassino maggiore, ha impieghi meno nobili, per le ridotte dimensioni dei tronchi e viene frequentemente usato come ottimo combustibile. In epoca recente l’orniello viene sovente impiegato in impianti artificiali in zone collinari e planiziali per produzione di biomasse legnose. Come già detto questa pianta è invece molto importante nella silvicoltura per il rimboschimento di suoli poveri, aridi, calcarei o argillosi oppure come pianta ornamentale in parchi e giardini di grandi dimensioni, anche su terreni secchi e poco profondi.
Altri utilizzi sono come pianta officinale e medicinale e per l’estrazione di tannini dalla corteccia. Dell’Orniello si utilizzano le foglie come foraggio per il bestiame, in zone povere di pascoli.
Nella produzione del legname si ricorda che il legno di orniello ha il durame bruno chiaro, con anelli ben distinti e provvisti di grossi vasi nella zona primaverile, è elastico e resistente, facilmente lavorabile. Viene utilizzato industrialmente per la produzione di mobilio, per attrezzi vari, per lavori al tornio e come ottimo combustibile.
Le foglie secche e triturate e i frutti posti in infuso in acqua bollente forniscono il tè di frassino. L’infuso delle foglie raccolte a fine primavera inizio estate ed essiccate al sole, viene utilizzato come emolliente. Le foglie fermentate con acqua e saccarosio servono per preparare bevande alcoliche.
Il decotto di manna, sostanza solida bianca-giallastra ricavata dal succo zuccherino che sgorga dalle lesioni della corteccia e che si rapprende rapidamente a contatto dell’aria, raccolta in estate, è un blando purgante, ha anche proprietà bechiche e anticatarrali; può essere usato come collirio nelle congestioni oculari; pezzetti di manna sciolti in bocca lentamente hanno proprietà espettoranti.
L’uso dell’Orniello per vari fini si perde nella notte dei tempi. Del resto la pianta era nota fin dall’antichità – la melia di Dioscoride e il melos dei greci moderni – e tale è la diffusione nella Sicilia nord-orientale e in area nebroidea che ha dato anche origine a più di un toponimo e a cognomi.

Modalità di Preparazione –
Alcuni prodotti ottenuti dall’impiego della manna in pasticceria cominciano ad essere conosciuti anche dal grande pubblico, e quello forse più noto è il “mannetto”, una sorta di panettone prodotto a Castelbuono (PA) ed esportato in tutto il mondo. Con lamanna si preparano torroncini, dolcetti di ogni tipo, praline, gelati, ecc., anche casalinghi.
La manna – variamente impiegata dall’industria dolciaria e sempre più nota man mano che viene rivolta maggiore attenzione mediatica alle produzioni di nicchia. La manna può essere assunta anche come alimento-medicina, sciolta nel latte contro la stitichezza. Sembra che in Egitto vengano utilizzati nella tradizione alimentare anche i semi. di seguito si riportano alcune ricette a uso farmacologico:
Lassativo: manna 40 g, acqua calda 100 g. Si agita, si scioglie, si filtra e poi si aggiungono 30 g di miele d’acacia.
Purgante: manna 60 g, latte caldo 150 g. Si agita, si scioglie e si filtra.
Contro il catarro bronchiale (marmellata di Zanetti): manna 60 g, sciroppo di altea 4-5 g, cassia cotta 30 g, olio di mandorle dolci 30 g, burro di cacao 23 g, acqua di fiori d’arancio 15 g.
Reumatismi articolari: far bollire in un litro d’acqua 60 gr. di foglie di frassino , dolcificare e consumare 2 tazze al giorno.
Diuresi e regolatore intestinale: preparare infuso con 25 gr. di foglie di frassino in 100 ml. di acqua e consumare 2-3 tazze al giorno.
Febbre infiammatoria: preparare decotto con 25-30 gr. di corteccia di frassino in 100 ml. di acqua, correggere il sapore con miele e consumare 2-3 tazze al giorno.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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