Tanacetum parthenium

Tanacetum parthenium

Il Partenio (Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip., 1844) appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Questa specie, a seconda dei luoghi, viene chiamata in diversi modi: tra questi ricordiamo i termini di amarella, amareggiola, maresina, matricale ed erba marga.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico il Partenio appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Asteroideae, Tribù Anthemideae, Sottotribù Tanacetinae e quindi al Genere Tanacetum ed alla Specie T. parthenium.

Etimologia –
Il termine generico deriverebbe dall’alterazione di “Athanasia”= “immortale”, molto probabilmente per le caratteristiche dei suoi fiori che sono a lunga persistenza. L’epiteto della specie deriva invece dall’antica denominazione, che fu usata da Ippocrate, per indicare una pianta in grado di curare le ferite. Il Parthenium è citato anche da Dioscoride anche se non si ha la certezza di quale pianta parlasse. Il termine ha a che fare comunque con il Partenone e secondo Plinio questa pianta, fu usata per guarire “Vernulo” grande architetto poi morto cadendo dall’impalcatura del tempio.
Secondo altri A.A. il termine potrebbe riferirsi al nome di una vergine che in greco si chiamava “Parthenòs”.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Partenio si trova più facilmente nei luoghi pietrosi ed incolti della fascia temperata europea, nell’America settentrionale e meridionale e nella regione del Caucaso. In Italia il suo habitat naturale è sui muri e ruderi, in terreni fertili, lungo le siepi e con una diffusione altimetrica che va dal livello del mare ai 1500 m s.l.m.. Nonostante le sue grandi potenzialità applicative, oggi, in Italia, la si trova soltanto nei giardini a scopo ornamentale.

Descrizione –
Il Tanacetum parthenium è una pianta erbacea perenne glabrescente dal caratteristico odore di piretro, alta 30 – 80 cm e con radice fittonante. Lo si riconosce per il suo fusto eretto con striature rossastre, pubescente, con rami che si diramano nella parte superiore formando un corimbo lasso.
Le foglie di questa specie sono alterne, bipennatosette, con le basali precocemente caduche, quelle caulinari inferiori munite di picciolo di 2-4 cm e lamina di 3-4 x 6-9 cm e divise in 5-11 segmenti profondamente pennato-partiti e con denti marginali e ottusi. I fiori sono posti su capolini vistosi (Ø 1 cm) con involucro di squame angolose sul dorso e muniti di peduncolo di 2-4 cm.
Possiede fiori bianchi, ligule lineari di 5 -10 mm con venature longitudinali e con apice tronco bi-trifido. Involucro appiattito con brattee aventi bordo scarioso. Squame acute e completamente erbacee. I Fiori del disco sono invece tubulari e gialli. Gli acheni sono delle dimensioni di 1,5 mm con 5-6 coste chiare e sormontati da una coroncina dentata di 0,2 – 0,3 mm.

Coltivazione –
Il Partenio per raggiungere il suo massimo sviluppo sono necessari all’incirca 2-5 anni. La pianta viene indicata anche con due sinonimi: Chrysanthemum parthenium e Matricaria parthenium.
La coltivazione di questa specie può essere condotta in differenti modi in funzione dell’utilizzo che se ne deve fare: giardino informale, giardino di ghiaia, giardino mediterraneo, vaso o contenitore, giardino architettonico, terrazzo o cortile, giardino roccioso, prato o in pieno campo, giardino fiorito, giardino di campagna, giardino costiero, giardino sub-tropicale.
La coltivazione di questa specie per uso tradizionale agricolo è poco diffusa ma, per le sue applicazioni in campo terapeutico ha grandi potenzialità.
Il tipo di substrato adatto per la crescita della pianta di Tanacetum parthenium può essere variabile, quelli che possono dare maggiori risultati sono le tipologie: gessoso, grasso, sabbioso e argilloso. Il terreno di coltivazione può avere un pH: acido, alcalino e neutro.
L’orientamento rispetto ai punti cardinali non è importante si adatta a tutte le posizioni. L’esposizione alla luce può essere in pieno sole, mezza ombra, ombra. Chiaramente l’esposizione incide sulle qualità organolettiche della pianta e sugli aspetti ornamentali per cui va decisa a priori in funzione del suo concreto utilizzo.
Comunque sia la pianta di Tanacetum parthenium è una pianta abbastanza adattabile alle più disparate condizioni di crescita non necessita quindi di accorgimenti colturali costanti ma per crescere bene ha bisogno di una posizione esposta.

Usi e Tradizioni –
Il partenio possiede una buona quantità di flavonoidi come luteolina, quercetina, apigenina ed axillarina, principi attivi a cui si deve parte della sua azione spasmolitica sulla muscolatura liscia viscerale. Contiene anche composti bi- o triciclici chiamati sesquiterpeni, come il partenolide, il costunolide, l’artemorina e la santamarina, che sono amari e modulano le funzioni del sistema della serotonina, da cui la loro proprietà di profilattici dell’evento emicranico. Da notare che le tisane che si preparano a base di partenio sono efficaci solo come preventive dell’attacco; non hanno alcuna efficacia quando l’emicrania è in corso.
Nella tradizione popolare, il partenio ha trovato spesso impiego nei casi di reumatismi articolari e nella prevenzione delle cefalee. Nella fitoterapia moderna è principalmente usato nella profilassi dell’emicrania. È però dotato di buone proprietà toniche, emmenagoghe ed antispastiche.
Il partenio non dovrebbe essere assunto in soggetti che hanno allergie ad altre Asteracee e comunque dovrebbero consultare il proprio medico prima di assumere Partenio.
Negli ultimi tempi  il partenio ha suscitato un interesse acceso tra i ricercatori del campo immunologico, reumatologico ed oncologico. Uno dei suoi costituenti, infatti, il partenolide, è risultato in laboratorio un potente antinfiammatorio su modelli sperimentali animali di malattie invalidanti come l’artrite reumatoide ed il lupus eritematoso sistemico. Questo composto agisce direttamente da inibitore del fattore di trascrizione delle catene kappa anticorpali dei linfociti B (NF-kB), che serve alle cellule immunitarie alla sintesi di molte citochine coinvolte nell’infiammazione. In più ha il vantaggio di inibire direttamente anche la 5-lipossigenasi, enzima che trasforma l’acido arachidonico nei noti mediatori infiammatori leucotrieni. Si è visto che il partenolide è molto efficace nel sopprimere (questo almeno in vitro o in modelli di tessuto tumorale trapiantato su animali da esperimento) la proliferazione di alcuni tipi di cellule maligne, sia provenienti da tumori solidi che ematologici (carcinoma gastrico, polmonare, prostatico e mieloma multiplo, per citarne alcuni). A parte il suo potere inibitorio sul fattore NF-kB, come accennato sopra, il partenolide alchila l’enzima DNA-citosina metiltrasferasi (DNMT 1), che modifica il DNA portando alla repressione genica di molte porzioni di cromatina. In pratica, il partenolide agirebbe allo stesso modo del chemioterapico 5-azacitidina, usato come induttore del differenziamento cellulare nella terapia di neoplasie ematologiche (mieloma multiplo, sindromi mielodisplastiche, ecc.).
Ad oggi però mancano però dati provenienti da trials clinici umani al riguardo e questa è una grave carenza nel settore della sperimentazione del settore.
Di questa pianta si utilizzano le foglie, raccolte in giugno-luglio, fresche o essiccate all’ombra. I capolini raccolti tra luglio e settembre si possono utilizzare al posto della camomilla. Un altro uso che si può fare di questi, se essiccati e ridotti in polvere, è come insetticida, in quanto contengono piretro.
Nella medicina il partenio popolare veniva utilizzato contro la malaria, il raffreddore, il catarro. Era anche usato contro i disturbi nervosi causati dall’isterismo post-parto.
La pianta, veniva anche utilizzata contro le convulsioni e anche per calmare i bambini irrequieti. Più di recente si è dimostrata efficace contro il mal di testa in generale, l’emicrania in modo specifico e anche per curare gonfiori, contusioni ed ecchimosi. Il gusto amaro di questa specie sembra che eserciti un effetto benefico sul fegato e l’apparato digerente.
Pianta consacrata da Plinio alla dea Minerva, il partenio era usato in antichità per la cura di tutte le problematiche femminili. Veniva consigliato per stimolare le contrazioni uterine e favorire il parto o l’espulsione della placenta.
Nella fitoterapia moderna invece viene utilizzato per prevenire crisi di emicrania e cefalea, ma è stato via via riscoperto il suo benefico effetto in caso di sindrome premestruale e dolori durante il ciclo.
Il suo principio attivo è il partenolide, analgesico che esplica un’azione di rilassamento della muscolatura liscia dei vasi sanguigni. Inoltre impedisce il rilascio di serotonina, causa scatenante dell’emicrania.
Anticamente, la pianta, veniva anche chiamata “bottone dello scapolo” perché i giovani tenevano in tasca il suo fiore, specialmente quando iniziavano il corteggiamento di una ragazza. Venne chiamato piretro (fuoco) per il sapore piccante della radice.
È strano notare che fino gli anni Settanta, il Tanaceto è stato considerato una pianta di scarso valore medicinale. A quanto affermano molte fonti, il partenio era usato fin dai tempi antichi per trattare le forme febbrili ed era chiamato col nome latino di febrifugia, ma tanto l’uso quanto la denominazione sono errati.
I medici antichi, tra cui anche Dioscoride e Galeno, usavano infatti il suo nome greco, parthenion, e lo prescrivevano per problemi mestruali e di parto, e non per la febbre. In Inghilterra il nome pathenon cadde in disuso e la pianta fu ribattezzata ifeatherfoili a causa delle sue foglie dai margini pennati, nome dal quale si sviluppò feverfew. Con questo nuovo nome, il partendo iniziò ad essere utilizzato in erboristeria come trattamento febbrifugo. La pianta venne coltivata attorno alle abitazioni nella speranza di purificare l’aria e scacciare la malaria, che si riteneva erroneamente provocata dall’aria cattiva.
Per qualche tempo alcuni erboristi raccomandarono il partenio per altre affezioni, in particolare per la cefalea. Nel XVII secolo, in Inghilterra, John Parkinson sosteneva che il partenio «è molto efficace per tutti i dolori del capo». Cento anni dopo, John Hill scriveva: «Nella peggiore delle cefalee, questa erba supera qualsiasi altra erba nota».
La maggior parte degli erboristi, tuttavia, rimase legata al tradizionale impiego ginecologico del partenio. L’erborista inglese del XVII secolo Nicholas Culpeper lo definì un “tonico generale dell’utero”, prescrivendolo in infusi per raffreddori e congestioni del petto. Culpeper riconobbe anche il declino dell’erba, dichiarandola “non molto usata nella prassi attuale”.
I primi coloni introdussero il partenio nell’ America settentrionale, dove la malaria era un problema assai grave, ma cadendo in disuso in Inghilterra, l’erba cessò di essere usata anche negli Stati Uniti.
Gli eclettici americani del XIX secolo lo prescrivevano prevalentemente come emmenagogo e nel trattamento dell’“isteria femminile” (disturbi mestruali) e di alcune malattie febbrili.
Alla fine degli anni Settanta del nostro secolo, un caso fortuito fece sì che le precedenti osservazioni circa i benefici del partenio nei “dolori del capo” apparissero profetiche.
La moglie di un ufficiale medico del Comitato Nazionale Britannico del Carbone soffriva di emicranie croniche. Un minatore le raccontò allora di essere stato in passato un sofferente cronico di emicrania, e di aver risolto il suo problema masticando quotidianamente alcune foglie di partenio. La donna provò l’erba, riscontrò miglioramenti immediati, e in 14 mesi le cefalee erano scomparse.
Il marito sottopose l’esperienza della moglie all’attenzione del Dr. E. Stewart Johnson, medico presso la Clinica per la Cura delle Emicranie di Londra (City of London Migraine Clinic). Il Dr. Johnson somministrò foglie di partenio a dieci dei suoi pazienti. Tre si dichiararono guariti, e gli altri sette riscontrarono significativi miglioramenti.
Il Dr. Johnson somministrò in seguito il partenio a 270 pazienti sofferenti di emicrania, osservandone l’esperienza. Il 70 per cento riportò una significativa attenuazione del disturbo, un dato positivo, se si pensa che in molti pazienti il trattamento medico convenzionale non aveva apportato alcun sollievo.
Successivamente, il Dr. Johnson preparò un esperimento di alto rigore scientifico, in cui un gruppo di pazienti riceveva partenio, un gruppo di controllo un placebo di identico aspetto, ma né i ricercatori, né i pazienti poterono identificare i due gruppi fino alla conclusione dell’esperimento. Il gruppo trattato con partenio evidenziò miglioramenti di gran lunga più significativi di quelli riscontrati dal gruppo placebo. Poco tempo dopo, la rivista britannica di medicina Lancet rese noti i risultati di un esperimento ancor più rigoroso. A 72 pazienti sofferenti di emicrania furono somministrati con metodo randomizzato una capsula al giorno di partenio liofilizzato e polverizzato (l’equivalente di due foglie di dimensioni medie), oppure un placebo di identico aspetto. Né i volontari, né i ricercatori sapevano in che modo fossero distribuite le capsule di partenio e quelle di placebo. Dopo due mesi i gruppi furono invertiti, sicché il gruppo che aveva iniziato con il placebo riceveva ora il partenio, e viceversa.
I risultati furono strabilianti: il partenio riduceva le emicranie del 24 per cento, e le cefalee sofferte in concomitanza con l’assunzione dell’erba erano relativamente leggere, accompagnate da manifestazioni significativamente minori di nausea e vomito.
Si raccomanda comunque di non assumere il partenio in caso di gravidanza e non associarlo mai ad anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, sia farmaceutici che erboristici. Per la sua somministrazione rivolgersi comunque a personale qualificato che potrà dare le indicazioni migliori su periodo di assunzione e dosaggio.

Modalità di Preparazione –
Del partenio vengono utilizzate le foglie, con annesse le parti aeree. L’infuso di Partenio ha effetti benefici ipotensivi, digestivi ed emmenagoghi. Tra luglio e Settembre si raccolgono le parti aeree della pianta e si essiccano. Si usano sotto forma di decotto o infuso che si sorseggia o si utilizza per fare impacchi su parti del corpo doloranti come infiammazioni della cute o dolori muscolari.
Uno dei metodi per attenuare l’emicrania è quindi quello di masticare due foglie fresche (o surgelate) al giorno, oppure assumere una pillola o capsula contenente 85 milligrammi di materiale fogliare. Il partenio ha sapore piuttosto amaro. In genere sono preferite le pillole o le capsule, rispetto alla masticazione delle foglie. Qualora le capsule di partenio non dovessero apportare benefici nell’arco di alcune settimane, è opportuno cambiare marca prima di rinunciare a questa erba. Si preparino degli infusi di partenio per sfruttarne i possibili benefici ipotensivi, digestivi ed emmenagoghi. Per preparare un infuso, usare 1/2-1 cucchiaino da tè di erba in una tazza di acqua bollente, lasciando in infusione per 5-10 minuti. La dose massima è di 2 tazze al giorno. In Italia è disponibile la tintura madre di partenio.
Il sapore amarognolo del partenio, trova il suo impiego in alcune preparazioni culinarie che richiedono un retrogusto amarognolo. Si utilizza soprattutto per preparare minestroni di verdure e zuppe in genere, frittate aromatiche ed inoltre si aggiunge alle pietanze di carni grasse.
Il partenio non deve essere somministrato a bambini di età inferiore a 2 anni. Per bambini di età superiore o anziani al di sopra dei 65 anni, iniziare con preparazioni leggere, aumentandone la potenza se necessario.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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