Agricoltura: c’era una volta l’Uomo

Agricoltura: c’era una volta l’Uomo

La Natura è un insieme di Regole e di Principi che, dopo qualche decennio di oscurantismo culturale, stanno ritornando alla superficie della nostra Vita. La nostra civiltà sta vivendo uno dei più grandi e significativi periodi di transizione storica e questa transizione, come nelle mute, porta con se il vento di grandi cambiamenti e di una nuova epoca.
Così anche l’Agricoltura, forse la più affascinante Scienza umana, subirà un profondo cambiamento nell’alveo di una evoluzione verso una applicazione più concreta che mai delle Regole e dei Principi della Natura.
Per fare questo bisogna comprendere il perché della biodiversità; in senso lato il principio della diversità della manifestazione della Vita e, attraverso la sua comprensione, un nuovo percorso olistico verso una nuova economia agricola. Non più fatta di indici finanziari stupidi, miopi, insignificanti ed inadeguati ma verso nuovi indici ed algoritmi di nuova generazione dove indici ecosistemici come: biodiversità, fertilità, integrazione dei sistemi umani, vocazionalità agricola, equilibri città/campagna, termodinamica dei sistemi agricoli, ecc. saranno la base delle scelte produttive e degli indirizzi di pianificazione rurale.
Un panorama che sconvolgerà le nozioni oggi applicate della redditività degli investimenti in agricoltura, degli indici economici e finanziari dei sistemi agricoli (carenti di ortodossia ecologica ed ecosistemica) e dei parametri su cui oggi poggia in maniera preponderante l’intera politica europea ed occidentale.
Tale sconvolgimento è oggi visibile nell’insuccesso delle politiche di investimento in agricoltura (vedi i vari Programmi di Sviluppo Rurale “PSR”) e dei criteri di sostegno dell’intera impalcatura della Politica Agricola Comunitaria “PAC”.
Per questo motivo bisogna stimolare, soprattutto in questo Paese, i Ricercatori e Scienziati di libero pensiero verso una concreta azione di riconsiderazione globale del concetto di Economia Agraria.
Tale considerazione è tanto inquietante quanto nelle analisi, valutazioni, bilanci ed utilizzo di algoritmi finanziari non trovino posto alcuno criteri di calcolo e sistemi di valutazione su:

  • valore economico della biodiversità (compresa quella agricola);
  • indici ecologici;
  • qualità alimentare dei sistemi agricoli;
  • emissioni di CO2 dei sistemi agricoli ed applicazione del protocollo di Kyoto nel settore;
  • e molti altri, alcuni dei quali studiati durante i corsi di laurea in Scienze Agrarie e Forestali ma oggi caduti in “disgrazia”.

Possiamo dire che economia e finanza hanno sommerso tutto persino Scienza e Coscienza.
Così come la valutazione degli aspetti più importanti della Scienza Agricola, come il valore della diversità biologica in agricoltura, siano stati pressoché trascurati negli indici di valutazione (e quindi nei punteggi) dei Bandi del PSR (incredibile ma vero).
La normativa vigente in materia, nel predisporre misure di tutela e valorizzazione, distingue il concetto di varietà locale, che appare strettamente legato al territorio di origine (bioterritorio), inteso come luogo in cui le varietà locali si sono adattate e caratterizzate nel tempo grazie all’azione degli agricoltori locali e quello di varietà da conservazione, intendendo quelle a rischio di estinzione. Di tutto questo nulla è visibile nei parametri di valutazione dei Bandi del PSR.
Ora poiché la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali impongono, nella prospettiva temporale, scelte alternative di uso delle risorse ambientali, è necessario coordinare la politica di intervento pubblico per l’ambiente con le strategie di sviluppo economico nell’intento di assicurare condizioni di vita accettabili, non solo dei sistemi agricoli a di tutta la collettività.
Il settore primario dell’agricoltura che da sempre ha inciso in modo diffuso sull’utilizzo delle risorse naturali, esercita, insieme ad altri settori produttivi, un’azione complessiva d’impatto sul territorio sempre più accentuata, visibile anche durante e dopo le fasi di dismissioni delle attività agricole.
Nel passato (e purtroppo, come detto, anche nel presente), gli approcci scientifici rivolti ad approfondire i rapporti tra agricoltura e risorse naturali, salvo rare eccezioni, erano orientati soprattutto verso l’ottenimento di maggiori ed immediate rese economiche, trascurando non solo gli aspetti negativi, ma anche quelli positivi degli impatti.
Negli ultimi decenni, tuttavia, si e’ ampliata la coscienza delle problematiche emergenti dal complesso rapporto tra le attività agro-forestali e l’uso consapevole e programmato del territorio globalmente inteso, comprensivo di risorse naturali ed antropiche.
Tali problematiche si inseriscono nel dibattito scientifico relativo al vasto tema dello sviluppo sostenibile verso il quale dovranno essere orientate sempre più le scelte politiche internazionali e nazionali.
Se non si esce dall’aridità immessa dalla moderna scienza finanziaria, maldestramente applicata ai sistemi naturali (qual è anche l’agricoltura) rischiamo di inaridire ancora di più non solo questo settore primario e fondamentale dell’economia umana ma anche l’Umanità stessa trascinata da uomini ignoranti e senza scrupoli (le due cose portano allo stesso risultato) verso un minimo storico senza precedenti.

Guido Bissanti



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