Consociazione agricola e benessere umano

Consociazione agricola e benessere umano

Per capire il grande errore ecologico dell’agricoltura moderna, bisogna tornare molto probabilmente alle origini dell’agricoltura e comprendere come questa branca delle scienze umane nacque dall’osservazione, da parte dell’uomo, dei fenomeni della natura, da osservazioni ecologiche e dalla emulazione e speculazione di alcuni fenomeni (il ramo che accidentalmente si spezzava e poi l’anno dopo dava più prodotto, l’antagonismo o la consociazione naturale di alcune piante, e cosi via).
Per secoli l’agricoltura era stata, pur con le sue evoluzioni e le sue tipicità territoriali, un processo antropico derivato dalle osservazioni delle regole della natura. L’agricoltura era ecosostenibile ed ecocompatibile.
Gli equilibri, i ritmi, le regole e le leggi della natura, attraverso un’attenta osservazione, poi tramandata da padre in figlio, erano stati applicati ad una delle più affascinanti scienze umane: l’agricoltura.
Scienza ecologica ed umanistica allo stesso tempo: Uomo e Natura giacevano sullo stesso piano e beneficiavano degli stessi vantaggi.
Poi con l’avvento dell’era illuministica, del positivismo e del modello industriale gli antichi criteri e l’antica tradizione è stata gradatamente abbandonata a favore di un modello agricolo tra i più carenti (dal punto di vista scientifico ed ecologico-umanistico) di tutti i tempi.
La pianta, le coltivazioni, il suolo, i sistemi termodinamici ecologici sono stati visti in maniera riduzionista* amplificando sempre più il divario tra mondo naturale ed ecosistema umano.
Siccome uomo e natura non sono due entità astratte e separate ne è scaturita una deriva che ha diminuito l’energia complessiva del Sistema Natura con una sofferenza per tutti le sue particelle; dalle più microscopiche alle più appariscenti.
Ricavare servizi (come anche il cibo è) dalla Natura senza le regole della Natura genera una diminuzione energetica dell’intero sistema. Diminuzione energetica globale (da quella fisica a quella spirituale). Tutto diminuisce, tutto si deteriora e niente può sostituire le complesse leggi della Natura. Non c’è natura fuori dalla Natura.
La moderna agricoltura (ci riferiamo a quella specializzata ed altamente meccanizzata) è figlia di una scienza minore che, come figli di un dio minore, che sta trascinando sull’orlo del disastro ecologico e quindi umano l’intero pianeta.
Sono stati praticamente abbandonate le conoscenze fondamentali derivanti da concetti quali: allelopatia**, consociazione*** e rotazione****; come se si potesse far crescere esseri naturali (piante ed animali) fuori dalle regole di cui essi stessi sono fatti.
Interi testi di agronomia degli ultimi decenni inneggiano a questo errore ecologico come invece ad un grande risultato dell’innovazione e della tecnologia (specializzazioni colturali, tecniche di concimazione esasperate, ecc.).
Il risultato è che non solo abbiamo diminuito l’ecosistema ma anche l’uomo che si avvale dei servizi di un ecosistema minore.
Tutto dall’alimentazione fino alla fruizione della Natura è diminuito con un impoverimento della totalità dell’essere umano sempre più alienato e fuorviato.
Multinazionali, Politiche Europee, PSR, ecc. inneggiano ad un’Isola che non c’è banalizzando i modelli agricoli a meri fattori di redditività economica e parametri finanziari. Tralasciando nei bilanci e nei business plan le contabilità ambientali, i principi di ecologia, i rendimenti termodinamici dei sistemi agricoli.
Pura stupidità scientifica presentata invece come grande successo dei moderni sistemi agricoli.
Per invertire questo processo (che però già presenta i primi sintomi di risveglio) bisogna rinnovare non tanto la cultura scientifica; quella viene dopo ma sostanzialmente la conoscenza della complessità in cui siamo immersi e di cui siamo fatti.
Fuori da questa cultura c’è solo morte, menzogna, povertà ed ogni sorta di sofferenza che l’umanità da sola si sta dando.

Guido Bissanti

* In epistemologia il termine riduzionismo rispetto a qualsiasi scienza sostiene che gli enti, le metodologie o i concetti di tale scienza debbano essere ridotti al minimo sufficiente a spiegare i fatti della teoria in questione. In questo senso il riduzionismo può essere inteso come un’applicazione del cosiddetto “rasoio di Occam” (o “principio di economia”), secondo cui non bisogna aumentare senza necessità le entità coinvolte nella spiegazione di un fenomeno.

**    L’allelopatia (detta anche competizione chimica, o antagonismo radicale) è un fenomeno che interviene molto frequentemente nella competizione interspecifica e competizione intraspecifica tra le piante nell’agroecosistema, per cui una pianta rilascia nel terreno, a seguito del metabolismo della stessa, sostanze (esempio metaboliti secondari) che inibiscono la crescita e lo sviluppo di piante concorrenti vicine. Tali sostanze si comportano perciò come fitotossine radicali. L’allelopatia riduce pertanto la competizione interspecifica, perché diminuisce o elimina altre piante potenzialmente competitrici nella disponibilità delle risorse (nutrienti, acqua, luce). Ma l’allelopatia è anche l’espediente della natura per mantenere sistemi ecologici (e quindi anche agricoli) a più basso impatto ambientale e quindi a maggiore benessere dell’intero sistema.

*** In agricoltura, la consociazione è la coltivazione contemporanea di piante di specie diversa sullo stesso appezzamento di terreno. La consociazione può essere di diversi tipi. In base al tipo di piante, la consociazione si definisce: erbacea quando tutte le piante coltivate insieme sono erbacee; arborea o legnosa quando tutte le piante sono arboree; mista quando si coltivano insieme piante erbacce e arboree. In base alla durata, la consociazione si definisce: permanente quando le diverse specie permangono insieme sullo stesso terreno per tutta la loro esistenza; temporanea se una delle specie è raccolta o estirpata prima delle altre.
Per essere consociate, le specie devono essere compatibili tra di loro sia dal punto di vista biologico che colturale.
La consociazione permette i seguenti vantaggi: utilizzare più proficuamente la stessa superficie di terreno, ottenendo una maggiore produzione; ridurre il periodo improduttivo dell’appezzamento, ottenendo un primo prodotto mentre l’altra specie entra in produzione; impiegare una specie come sostegno per l’altra (ad es. l’avena per la veccia) o come protezione dall’insolazione eccessiva o dal vento.
La consociazione è stata praticamente abbandonata quando è stata introdotta la meccanizzazione dei lavori agricoli; i trattamenti antiparassitari ed il diserbo, decretando di fatto una qualità dei prodotti agricoli molto carente.
La consociazione, attraverso anche l’avvicendamento colturale è una tecnica adottata in agricoltura che prevede la variazione della specie agraria coltivata nello stesso appezzamento, al fine di migliorare o mantenere la fertilità del terreno e garantire, a parità di condizioni, una maggiore resa. Si contrappone alla tecnica della mono successione, che consiste nella ripetizione sullo stesso appezzamento della coltura effettuata nel ciclo precedente. Interrompe il ciclo vitale degli organismi legati ad una coltura; in particolare, la successione di piante differenti (per esempio, alternanza tra graminacee e piante oleaginose, tipo grano e colza) permette di interrompere il ciclo di alcune malerbe; grazie alla diversità dei sistemi radicali, il profilo del terreno è esplorato meglio. Un altro vantaggio può consistere in una migliore ripartizione del carico di lavoro del terreno, con l’introduzione nel ciclo della rotazione di colture a prato o a maggese.

****   La rotazione delle colture venne praticata per secoli nel quadro di sistemi agricoli che includevano l’allevamento, a partire dall’Ottocento con gli studi di Justus von Liebig sui fertilizzanti viene introdotta la Monocoltura e successivamente l’agricoltura intensiva.
Oggi l’agricoltura sostenibile tenta di reintrodurre la rotazione delle colture facendo a meno dei fertilizzanti chimici. La scelta delle colture avviene in funzione degli obiettivi, dei bisogni dell’agricoltore, del terreno, del clima e delle piante. Si possono alternare specie seminative autunnali con altre primaverili. Nella scelta della successione colturale l’agricoltore è dipendente soprattutto dal fenomeno allelopatico e dai rischi di trasmissione di malattie delle piante e dalla pressione di insetti voraci.
In alcuni Paesi (come il Quebec) esistono incentivi economici alla diversificazione delle colture.
Per l’incompatibilità che questa essenziale tecnica presenta, nell’agricoltura moderna (esasperata meccanizzazione, specializzazione, uso di apprti chimici, ecc.) la consociazione è stata gradatamente abbandonata e praticata prevalentemente nell’orticoltura a livello familiare e nella coltivazione dei foraggi.




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