Futuro della sicurezza alimentare mondiale “a rischio”

Futuro della sicurezza alimentare mondiale “a rischio”

Secondo il recente rapporto della FAO del 2017, l’obiettivo di porre fine alla fame entro il 2030 non sarà raggiunto, se tutti i governi non intraprenderanno azioni decise in tal senso.
Come al solito la FAO pone l’accento non sui grandi investimenti in agricoltura, non sulle grandi aggregazioni produttive, non su tante cose discutibilissime, anacronistiche ed ecologicamente scorrette messe in atto dalle politiche europee con il Programma di Sviluppo Rurale.
Secondo la FAO, ma oramai è un coro che si leva da più parti del Pianeta, bisogna sostenere i piccoli agricoltori, aiutandoli ad accedere ad informazioni, mercati e tecnologia. Tutto questo sarà fondamentale per assicurare la sicurezza alimentare del futuro.
La capacità futura dell’umanità di alimentarsi è in pericolo a causa dell’intensificata pressione sulle risorse naturali, della crescente disuguaglianza, e delle conseguenze del cambiamento climatico.
Anche se nel corso degli ultimi trent’anni sono stati fatti significativi progressi nella riduzione della fame nel mondo, “l’espansione della produzione alimentare e la crescita economica hanno spesso comportato un costo pesante per l’ambiente “. Questo è quello che denuncia The Future of Food and Agriculture: Trends and Challenges.
“Quasi metà delle foreste che un tempo ricoprivano la Terra sono ormai scomparse.  Le falde acquifere si stanno esaurendo. La biodiversità è stata profondamente erosa”. Questo più un bollettino di guerra che il rapporto della FAO.
Di conseguenza, “le capacità del pianeta potrebbero essere superate se continuano le tendenze attuali,”. Questo è l’avvertimenyo del Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nella sua introduzione al rapporto.
Entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà probabilmente quasi 10 miliardi di persone. In uno scenario di crescita economica moderata, questo incremento demografico farà aumentare la domanda mondiale di prodotti agricoli del 50% rispetto ai livelli attuali, intensificando la pressione sulle risorse naturali già sotto sforzo.
Allo stesso tempo, un maggior numero di persone mangerà meno cereali e maggiori quantità di carne, di frutta, di verdura e di prodotti alimentari lavorati a seguito del cambiamento delle diete già in corso a livello globale, tendenza che contribuirà ad aumentare la pressione sulle risorse naturali causando più deforestazione, degrado del suolo ed emissioni di gas serra.
Accanto a queste tendenze, il cambiamento climatico del pianeta apporterà ostacoli aggiuntivi. “Il cambiamento climatico influenzerà tutti gli aspetti della produzione alimentare”, dice il rapporto. Questi includono una maggiore variabilità delle precipitazioni e l’aumento della frequenza di siccità e inondazioni.
Per raggiungere quindi l’obiettivo “Fame Zero”, debbono essere intensificati sforzi che vanno in direzioni differenti a molte delle inefficienti Politiche Rurali
La questione centrale sollevata dalla pubblicazione della FAO è se, in prospettiva, i sistemi agricoli e alimentari del mondo saranno in grado di soddisfare in modo sostenibile le esigenze di un’accresciuta popolazione mondiale.
La risposta immediata è sì, (per questo leggasi la mia ultima pubblicazione dal titolo: Come il Titanic? I sistemi alimentari del pianeta sono in grado di produrre cibo a sufficienza ma per farlo, e in modo sostenibile, e garantire che tutta l’umanità ne tragga beneficio saranno necessarie “grandi trasformazioni”. Trasformazioni che vanno nella direzione di un modello agricolo completamente diverso da quello pensato e messo in atto, in Europa dall’UE.
“Senza un impegno a investire e a riorganizzare i sistemi alimentari, troppe persone soffriranno ancora la fame nel 2030 – l’anno in cui l’agenda dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) prevedeva l’eliminazione dell’insicurezza alimentare cronica e della malnutrizione”, avverte il rapporto.
“Senza maggiore sforzi per promuovere lo sviluppo a favore dei poveri, ridurre le disuguaglianze e proteggere le persone più vulnerabili, più di 600 milioni di persone saranno ancora denutrite nel 2030”. Infatti, il tasso attuale di progresso non sarebbe neanche sufficiente a sradicare la fame per il 2050.
La domanda che a questo punto ci si pone è: da dove verrà il nostro cibo?
Tenuto conto della possibilità limitata di espansione dell’impiego agricolo di terreni e delle risorse idriche, l’aumento di produzione necessario per soddisfare la crescente domanda alimentare dovrà provenire principalmente dal miglioramento della produttività e da una maggiore efficienza nell’uso delle risorse.
Tuttavia ci sono segnali preoccupanti che la crescita della resa si è ormai stabilizzata per le principali colture. E il rapporto fa notare che dagli anni ‘90 gli incrementi medi dei raccolti di mais, di riso e di grano a livello mondiale si sono aggirati generalmente intorno a poco più dell’1% l’anno.
Per affrontare queste e molte altre sfide, il rapporto sostiene che andare avanti come se nulla fosse non è un’opzione percorribile.
Non può essere pertanto l’aumento delle rese la soluzione della fame nel mondo ma l’aumento dell’efficienza ecologica dei sistemi agricoli a risolvere la questione.
“Saranno necessarie importanti trasformazioni nei sistemi agricoli, nelle economie rurali e nella gestione delle risorse naturali, se vogliamo far fronte alle molteplici sfide davanti a noi e realizzare il pieno potenziale dell’alimentazione e dell’agricoltura e garantire un futuro sicuro e sano per tutte le persone e per l’intero pianeta”.
“Sistemi di produzione agricola che richiedono un utilizzo intenso di input e di risorse, e che hanno causato deforestazione massiccia, scarsità d’acqua, impoverimento del suolo e alti livelli di emissioni di gas serra, non possono fornire un’alimentazione e una produzione agricola sostenibili”, aggiunge il rapporto.
È finita l’era di un’agricoltura iper meccanizzata, energivora, ecologicamente errata, povera di sapere e di tradizioni: sta nascendo l’era di un nuovo Umanesimo Agricolo ma c’è tanto lavoro, e non è tecnologico è soprattutto culturale.
La sfida principale è quella di produrre di più con meno, preservando e valorizzando le condizioni di vita dei piccoli agricoltori, e garantendo l’accesso al cibo ai più vulnerabili. Per questo, è necessario un approccio a doppio binario che combini investimenti nella protezione sociale, per affrontare la denutrizione nell’immediato, e investimenti in attività produttive a favore dei poveri – in particolare in agricoltura e nelle economie rurali – per far aumentare in modo sostenibile le opportunità di generare reddito.
Il mondo avrà bisogno di passare a sistemi alimentari più sostenibili che facciano un uso più efficiente della terra, dell’acqua e degli altri fattori di produzione, e ridurre notevolmente il loro uso di combustibili fossili, portando ad un drastico taglio delle emissioni di gas serra dall’agricoltura, una migliore conservazione della biodiversità, e una riduzione degli sprechi. Questo richiederà maggiori investimenti nei sistemi agricoli e agroalimentari (non tanto e solo di natura monetaria), ma anche nella ricerca e nello sviluppo, per promuovere l’innovazione, sostenere gli aumenti di produzione sostenibili, e trovare modi migliori per far fronte a problemi come la scarsità d’acqua e il cambiamento climatico.
Oltre  a incrementare la produzione e la capacità di risposta alle crisi, altrettanto fondamentale sarà la creazione di catene di approvvigionamento alimentare che colleghino meglio gli agricoltori dei paesi a basso e medio reddito ai mercati urbani – insieme a misure che garantiscano l’accesso dei consumatori ad un cibo nutriente e sicuro a prezzi accessibili, come ad esempio politiche dei prezzi e programmi di protezione sociale.
Il rapporto stilato dalla FAO individua 15 tendenze e 10 sfide che interessano i sistemi alimentari del mondo:
Vediamoli assieme così come sono stati enunciati nel rapporto.

Le 15 Tendenze:

  • Aumento rapido della popolazione mondiale, caratterizzato da zone di crescita “critiche”, dall’urbanizzazione e dall’invecchiamento.
  • Tendenze diversificate della crescita economica, del reddito familiare, degli investimenti agricoli, e della disuguaglianza economica.
  • Incremento della competizione per le risorse naturali.
  • Cambiamento climatico.
  • Stabilizzarsi della resa agricola.
  • Malattie transfrontaliere.
  • Aumento dei conflitti, delle crisi e delle catastrofi naturali.
  • Povertà persistente, disuguaglianza e insicurezza alimentare.
  • Cambiamenti di dieta che colpiscono nutrizione e salute.
  • Cambiamenti strutturali dei sistemi economici e implicazioni occupazionali.
  • Aumento della migrazione.
  • Modifica dei sistemi alimentari e conseguenze per i mezzi di sussistenza degli agricoltori.
  • Il persistere delle perdite e degli sprechi di cibo.
  • Nuovi meccanismi di governance internazionale per rispondere ai problemi di sicurezza alimentare e nutrizionale.
  • Cambiamenti nel finanziamento internazionale allo sviluppo.

Le 10 Sfide

  • Migliorare in modo sostenibile la produttività agricola per soddisfare l’accresciuta domanda.
  • Garantire una base sostenibile delle risorse naturali.
  • Far fronte al cambiamento climatico e all’intensificazione delle calamità naturali.
  • Eliminare la povertà estrema e ridurre le disuguaglianze.
  • Porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione.
  • Rendere i sistemi alimentari più efficienti, inclusivi e resistenti.
  • Migliorare le opportunità di reddito nelle zone rurali e affrontare le cause all’origine della migrazione.
  • Rafforzare la capacità di risposta alle crisi prolungate, alle catastrofi e ai conflitti.
  • Prevenire le emergenti minacce transfrontaliere per l’agricoltura e per i sistemi alimentari.
  • Affrontare l’esigenza di una governance nazionale e internazionale coerente ed efficace.

Come a dire che l’ultima predisposizione del PSR 2014-2020 è nata vecchia e sconfitta prima ancora di essere ultimata.

La notizia positiva è che molte aziende, piccoli imprenditori, giovani agricoltori anche se non sempre tecnicamente lo stanno iniziando a comprendere da un punto di vista sensibile.

Il futuro è iniziato. Possiamo pensare di scrivere una nuova storia. Avanti tutta.

Guido Bissanti



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