Pimpinella anisum

Pimpinella anisum

L’anice comune (Pimpinella anisum L.), detto anche anice verde, è una pianta annuale, appartenente alla famiglia delle Apiaceae o Ombelliferae. Appartiene alle piante conosciute come Anice così come l’Illicium verum e lo Xanthoxylum piperitium.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Apiales, Famiglia Apiaceae e quindi al Genere Pimpinella ed alla Specie P. anisum.

Etimologia –
Il termine del genere Pimpinella potrebbe derivare dalla alterazione della parola latina “bipennella = bipennula” bipennata a indicare la posizione a 2 a 2 delle sue foglioline. Secondo altri autori deriverebbe dal diminutivo di “pampinus” pampano per la somiglianza delle foglie a quelle della vite o infine per corrispondenza a quello italiano della rosacea Sanguisorba, sempre per la somiglianza delle foglie. Anisum invece proviene dal greco “anison” ed è di incerta provenienza straniera.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’anice comune  è originario probabilmente dell’Asia e si coltiva da tempo nell’Europa meridionale mentre si trova spontaneo in Egitto, Grecia e Medio-Oriente. In Italia è una pianta indicata come archeofita casuale in alcune regioni.
Il suo Habitat è quello di una pianta aromatica e medicinale, raramente subspontanea, che cresce e si sviluppa tra il livello del mare e gli 800 mt.

Descrizione –
L’anice comune è una specie erbacea di tipo annuale, spesso finemente pubescente, con forte odore aromatico. Il suo fusto è cilindrico striato, eretto e pubescente alto fino a 50 cm. Possiede delle foglie primordiali con lamina tondeggiante lungamente picciolate, queste sono, talvolta, a base cordata e margine variamente dentato; quelle inferiori del fusto sono pennate a 3-5 segmenti, le superiori sono da pennatosette a bi o tripennate con segmenti lineari-lanceolati; il picciolo è slargato in una guaina amplessicaule.
I fiori sono delle ombrelle composte di 7-15 raggi che sostengono dei piccoli fiori con petali bianchi, in genere senza brattee o una molto raramente, bratteole filiformi.

Coltivazione –
Come dicevamo, pimpinella anisum è una pianta erbacea annuale, che viene coltivata essenzialmente per seme; l’anice produce radici carnose, che possono venire facilmente danneggiate da un trapianto, per questo motivo, in genere, si semina direttamente a dimora, in un appezzamento ben soleggiato. La semina viene effettuata a fine inverno o inizio primavera, non appena le minime notturne cominciano ad alzarsi; si può effettuare a spaglio, su un terreno fresco e ben drenato, non necessariamente ricco; la pianta sopporta anche terreni sabbiosi o ghiaiosi, visto che può sopravvivere anche in condizioni di siccità. Chiaramente, le giovani piantine necessitano di annaffiature regolari, da fornire ogni volta che il terreno è asciutto; con il proseguire della stagione, e dello sviluppo delle piante, le annaffiature possono divenire anche meno intense, in quanto la pianta diviene più resistente alle carenze idriche. La fioritura avviene in estate, e i semi si raccolgono verso la fine dell’estate. Per una maggiore concentrazione di olio essenziale nei semi è importante che le piante siano in una zona ben soleggiata, e che non ricevano annaffiature eccessive almeno nell’ultima settimana di maturazione. I semi si raccolgono ancora verdi, e vengono in seguito fatti essiccare al sole.
Queste piante non vanno soggette a particolari parassiti; ciò che in genere più preoccupa chi coltiva la Pimpinella anisum sono gli afidi, che si annidano soprattutto sulle grandi infiorescenze; gli afidi si annidano però in condizioni di eccessiva tenerezza dei giovani getti ed è per questo che bisogna preventivamente attenzionare il contenuto in composti azotati del terreno che possono, in certi periodi, agevolare l’eccessiva crescita (e quindi tenerezza dei giovani getti). Si sconsiglia vivamente l’uso di insetticidi di sintesi per cui i trattamenti tempestivi sono fondamentali ma operati con prodotti di derivazione naturale: questo per evitare che gli insetti rimangano sulla pianta anche al momento della raccolta dei semi ma soprattutto la deriva dei principi attivi anche dopo il trattamento. Come per tutte le specie vegetali l’uso delle consociazioni con specie che attirano gli afidi è sempre una buona tecnica, oggi poco utilizzata, ma di assoluto interesse agronomico. Difficilmente queste piante vengono attaccate da funghi, a meno che non vengano coltivate in zone poco consone al loro sviluppo, ombreggiate e molto umide.
L’Anice necessita di posizioni molto soleggiate per crescere al meglio, ama i luoghi caldi e preferisce zone con estati lunghe e molto calde. Ove la temperatura scende sotto i -5°C coltivare in serra fredda, in piena luce/sole. All’aperto è preferibile invece in pieno sole. Riparare dai venti freddi e asciutti.
L’Anice gradisce terreni ricchi, fertili sicuramente molto ben drenati, e asciutti.
Per la concimazione, come osservato, si sconsiglia l’apporto di composti azotati di sintesi a favore di somministrazioni di composti organici ma in quantitativi non elevati per evitare una crescita vegetativa molto elevata che, oltre al problema degli afidi e di altri insetti e patologie, diminuirebbe la qualità organolettica.
Per la potatura si interviene con diradamento qualora ci sia un’eccessiva fittezza delle piante.

Usi e Tradizioni –
Le parti utilizzate di Pimpinella anisum è costituita dai frutti raccolti a completa maturazione con l’intera pianta; una volta legate le piante in piccoli fasci, si lasciano essiccare all’ombra, per poi procedere alla battitura, separando così i frutti; segue poi una cernita, atta ad eliminare impurità ed elementi estranei, e, eventualmente, un’ulteriore essiccazione al sole; i frutti si conservano in sacchetti di carta in ambienti asciutti.
I costituenti principali sono: dall’1,5 al 5 % di olio essenziale costituito da E-anetolo (90-95%), estragolo (1-2%), terpeni, sesquiterpeni; grassi (15-20%) e cumarine, flavonoidi.
L’anice comune svolge la sua attività principale: sull’apparato digerente con un’ azione antispasmodica del tubo gastro-enterico, carminativa, antifermentativa e antiputrefattiva; sull’apparato respiratorio svolge azione balsamica e secretolitica.
Nell’uso interno, l’infuso è indicato come regolatore dei processi digestivi, grazie all’azione eccitante della peristalsi intestinale e la contemporanea attività antispastica. Da evidenziare anche le proprietà antisettiche, utili ad inibire fenomeni fermentativi associati ad aerofagia e flatulenza, anche se l’azione carminativa è meno potente di quella del cumino o del finocchio.
Per le proprietà balsamiche e secretolitiche i “semi” di anice rientrano nella preparazione di tisane pettorali. Inoltre il gusto dolce e gradevole si presta all’utilizzo della droga come correttore di tisane altrimenti sgradevoli.
Nella medicina popolare i frutti di anice rientrano nella preparazione di tisane galattagoghe che, oltre a stimolare la montata lattea, danno un sapore gradevole al latte materno, esercitando contemporaneamente un’azione sedativa e antispasmodica sul lattante.
Per quanto riguarda la tossicità ed effetti secondari, possiamo dire che l’utilizzo della pianta in tisane è sicuro, ad eccezione di reazioni allergiche in soggetti predisposti. Va sottolineata invece la pericolosità dell’olio essenziale di anice, il cui uso può provocare effetti tossici e, a dosaggi elevati, stati di ebbrezza accompagnati da tremore; nel caso di abuso cronico, confusione mentale e convulsioni.
L’anice è noto fin dall’antichità, è tra le spezie ritrovate nei siti archeologici egiziani, e era noto a antichi greci e romani.
Il valore terapeutico dei “semi” di anice fu descritto già nel I secolo dopo Cristo da Dioscoride e lodato da Plinio il Vecchio che attribuiva all’anice il potere di far dormire e di salvaguardare la giovinezza del viso. Lo stesso Plinio si dice la coltivasse in Toscana al tempo dei romani. Nel Medioevo venne introdotta e coltivata anche nell’Europa centrale. Citata nel “Capitulare de villis” di Carlo Magno come pianta da coltivare negli orti (elenco di 73 erbe e 16 alberi emesso nel 795 circa). Attualmente in buona parte sostituito dai frutti dell’anice stellato (Illicium verum Hook.f.) albero tropicale sempreverde, alto tra i 5-10 metri originario dell’Asia orientale ed appartenente alla famiglia delle Illiciaceae.
Durante il Medioevo l’anice si diffuse dal Mediterraneo al Nord Europa, dove è attualmente molto utilizzato sia in ricette dolci che salate e ampiamente coltivato.
Per dare un’idea del suo consumo basti pensare che nel 1305 i pedaggi riscossi sulle importazioni di semi di anice contribuirono a pagare le riparazioni al London Bridge.
In seguito l’anice fu importato anche in India e in America Centrale, dove è l’ingrediente di dolci tradizionali come i picarones peruviani, o del champurrado messicano, bevanda dolce a base di cioccolato, anice e altre spezie, servita spesso con churros.
L’anice verde è usato in pasticceria e liquoristica, nella preparazione di ciambelle e pane, nei medicinali e in veterinaria.
L’anetolo, che è il principio attivo presente nella pianta dell’anice, è usato per produrre liquori, medicinali ed aromi in genere usati in farmacia ed in pasticceria. Fra i liquori preparati si ricorda l’anisetta, l’ouzo greco, il raki turco o i più comuni sambuca e Varnelli.
Una curiosità sull’anice verde è che in gelateria viene utilizzato per creare uno dei gusti più amato dai bambini “il puffo” in cui viene aggiunto la colorazione blu.

Modalità di Preparazione –
Anche se l’anice comune è una spezia di origine mediterranea, paradossalmente è meno usata in Italia rispetto ad altre spezie esotiche; l’anice ha un gusto inconfondibile, che si sposa sia con piatti dolci che salati, e merita un posto d’onore tra le spezie in cucina.
Nell’anice comune, oltre che nella preparazione di liquori e caramelle, i semi sono utilizzati anche come spezia, particolarmente nel Nord Europa. Si accostano a dolci speziati, pane e piatti a base di formaggio, carne o pesce, e sono un ingrediente di diverse miscele di spezie.
Tra le ricette preparate con le foglie di anice c’è quella della piadina con gorgonzola, portulaca ed erbe aromatiche.
I semi di anice hanno proprietà balsamiche e digestive, e sono pertanto ottimi preparati in infuso, come nel yansoon mediorientale, un infuso ottenuto dai semi di anice tritati.
L’anice può essere preparato in infuso anche unito a altri semi di spezie, come nella ricetta Tisana dolce ai semi di spezie.
L’aroma dell’anice ravviva molti dolci speziati, sposandosi molto bene con le mele e altra frutta. Lo sfoof è una torta libanese, che contiene anice, sesamo e curcuma.
L’anice inoltre aromatizza gradevolmente la carne di manzo e i formaggi a pasta tenera. Provate la ricetta Hamburger agrodolce all’anice, un hamburger fatto in casa a base di carne di manzo e prosciutto, condito con anice, peperoncino e uvetta.
È possibile usare i semi di anice insieme a altre spezie come cumino, sesamo, finocchietto, carvi come guarnizione per pane, grissini e dolci speziati.
I semi di pimpinella, usati anche come semplice spezia, possono essere mangiati per aiutare l’intestino e la digestione. Anche la tisane a base di semi sono ottime per questo scopo, oltre che risultare efficaci per curare i disagi alle vie respiratorie.
In cucina e in pasticceria l’anice è molto utilizzato nelle ricette come aroma e persino nei prodotti farmaceutici può essere un aromatizzante per dare un gusto gradevole ai farmaci. Sottoforma di liquore, come detto, è conosciuto per l’ouzo greco, l’anisetta e la sambuca.
La tisana di semi di pimpinella può essere utilizzata per lavaggi della pelle viste le sue proprietà antibatteriche e per fare i fumacchi cioè inalazioni di vapore acque unito a poche goccie di olio essenziale di pimpinella che con il loro effetto espettorante aiuteranno l’espulsione dei muchi e del catarro dalle vie respiratorie.
Per questa essenza non vi sono controindicazioni particolari se non per l’attenzione che va sempre tenuta quando si assumono prodotti contenenti oli essenziali.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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