Vitex agnus-castus

Vitex agnus-castus

L’Agnocasto (Vitex agnus-castus) è un arbusto della famiglia delle Verbenacee (mentre secondo la classificazione APG III appartiene alle Lamiaceae), diffuso negli ambienti umidi mediterranei. I Nomi volgari della droga assai diffusi in Italia sono Pepe falso (per la somiglianza dei frutti maturi ed essiccati al Pepe Nero) o Pepe dei monaci. Questa droga è anche conosciuta internazionalmente come Chasteberry, Chaste tree, Monk’s pepper.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico l’Agnocasto appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Lamiales, Famiglia Verbenaceae e quindi al Genere Vitex ed alla Specie V. agnus-castus.

Etimologia –
Il nome del genere deriva dal latino (come quello della vite) e significa “intrecciare”. Con riferimento probabilmente ai rami dell’arbusto che risultano molto sottili e flessibili. Con questa pianta nei tempi antichi e ancora oggi in alcune località venivano utilizzati per la produzione di cestini o sedie.
Il nome agnos invece gli deriva dalla sua ipotetica capacità anafrodisiaca, quindi utile per far mantenere alle fanciulle la verginità: unisce infatti l’alfa privativo a gonos cioè “senza figli”. Ancora oggi in inglese viene chiamato tree of chastity per ricordare l’usanza greca di spargere le foglie profumate della pianta sui letti delle più fiovani durante le feste in onore di Cerere. Pare inoltre che anche i semi avessero la proprietà di calmare gli ardori della giovinezza, sia nell’uomo, sia nella donna. Il Vocabolo fu preso successivamente da Plinio e fu interpretato come ‘agnus’, cioè agnello, trasmesso poi con tale significato negli scritti medioevali come simbolo della purezza (Albertus Magnus) con l’aggiunta di ‘castus’, casto.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’habitat tipico dell’Agnocasto sono le zone desertiche e subdesertiche che si espandono dal bacino mediterraneo all’Asia centrale. È una entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee e cresce pertanto nello stesso areale dell’Olivo.
Questa pianta può essere trovata più facilmente negli alvei fluviali, letti delle fiumare, bassure umide fra le dune e cresce tra i 0 ai 500 potendosi spingere in certe condizioni fino ai 1.000 m s.l.m.. spesso si associa all’Oleandro, al Mirto e ai Tamerici.

Descrizione –
L’Agnocasto è una pianta arbustiva perenne di altezza a maturità fino a 5-6 m con foglie palmato composte di colore verde ed infiorescenze rosa-blu.
Di solito è un arbusto deciduo, alto 1-4 (5) m, con forte odore resinoso-aromatico; portamento eretto a fusti flessibili, ramificati fin dalla base con vigorosi rigetti; rami giovani a sezione subquadrangolare con peli generalmente curvati, antrorsi; corteccia grigio-bruna desquamante longitudinalmente.
Le foglie sono digitate, opposte, con piccioli di 4-5 cm e con lamina di 15 x 12 cm divisa in (3)5-7(8) segmenti lanceolato-acuti, verde-scuri sulla pagina superiore, bianco-tomentosi inferiormente, subinteri e ± revoluti al margine.
Il fogliame dell’agnocasto è molto aromatico, ed anche i fiori sono profumati ed attirano le farfalle. Esistono varietà dai fiori di colore bianco, lilla o porpora, anche se generalmente le varietà più coltivate hanno fiori azzurri. Questa pianta viene utilizzata da millenni anche nella medicina popolare ed in erboristeria.
L’inflorescenza si presenta in lunghe e dense spighe (30 cm) terminali e ascellari in dicasio, costituite di circa 20 piccoli verticillastri distanziati, ciascuno con numerosi fiori ermafroditi, brevemente pedicellati (1 mm), gradevolmente odorosi.
Il Calice è campanulato, attinomorfo, densamente sericeo, con 5 piccolissimi denti (0,5 mm) deltoidi.
L’Agnocasto presenta una corolla gamopetala zigomorfa, irregolarmente bilabiata, di 6-8(10) mm, 4 volte più lunga del calice, di colore azzurro, viola pallido o roseo, raramente bianco, con labbro superiore bifido, l’inferiore trifido e con tubo peloso all’esterno e munito di un anello di peli alla fauce. Gli stami sono 4, didinami, lungamente sporgenti, con stimma bifido ed ovario bicarpellare, tetraloculare.
Il frutto di questa pianta è una drupa subsferica di 3-4 mm, rosso-nerastra à maturità, mucronata, nella metà inferiore avvolta dal calice persistente, contenente 4 noccioli (pireni) monospermi. L’impollinazione è del tipo entomogama (operata dagli insetti).

Coltivazione –
Per la coltivazione di questa specie si ricorda che questo arbusto è rustico e resistente, predilige posizioni soleggiate, ma può anche essere posto a dimora in luogo semi ombreggiato, mentre un’esposizione scarsamente luminosa causa una fioritura incospicua. Non teme il freddo e può essere coltivato all’aperto anche nelle regioni con clima invernale molto rigido.
L’esposizione ideale per la Vitex agnus-castus è senza dubbio il pieno sole. In questa condizione sicuramente riuscirà a fiorire abbondantemente ed è possibile che continui ad emettere steli fin’anche all’autunno.
Comunque sia tollera bene pure l’ombra parziale senza che la fioritura ne risenta troppo.
Teniamo però presente che più ci si sposta al nord e più è consigliabile una posizione soleggiata, mentre nelle regioni meridionali quella condizione non risulterà imprescindibile.
I fiori se vengono lasciati sulla pianta portano allo sviluppo di frutti a bacca di color nero, che ne contengono i semi.
Proprio questi sono diventati molto popolari in ambito farmacologico e fitoterapico prendendo infatti il nome di “falso pepe” o “pepe dei monaci”. Sono dotati di un sapore molto forte, mentre le foglie e i fiori emanano un aroma che risulta gradevole sia per l’uomo sia per gli insetti. È infatti una pianta molto adatta ad attirare api e farfalle.
Per la necessità irrigua si ricorda che l’agnocasto tende ad accontentarsi delle piogge, anche se è consigliabile annaffiare sporadicamente gli esemplari da poco posti a dimora, durante i mesi caldi; può essere necessario intervenire fornendo acqua durante periodi particolarmente siccitosi. A fine inverno si sparge ai piedi dell’arbusto del concime granulare a lenta cessione (ma io consiglio comunque e sempre lo stallatico maturo), interrando leggermente il composto.
L’agnocasto ama i terreni freschi; generalmente però, dopo qualche anno di vita, tende a diventare molto autonomo e sarà quindi superfluo un nostro apporto idrico.
Il consiglio è di intervenire durante i primi due anni dalla messa a dimora con irrigazioni abbondanti ma molto distanziate una dall’altra. In questa maniera la pianta sarà stimolata alla formazione di un apparato radicale profondo e ben ramificato, capace di sopportare anche la più perseverante siccità estiva.
Conseguentemente su di una pianta adulta è consigliabile intervenire soltanto in caso di carenza prolungata di precipitazioni, soprattutto se notiamo un’evidente sofferenza.
Questa pianta va posta a dimora in terreno molto ben drenato, evitando ristagni idrici; qualsiasi terreno può essere indicato per l’agnocasto, anche la comune terra da giardino. Si tratta di un arbusto molto tollerante in fatto di substrato e generalmente non ha difficoltà ad adattarsi e crescere in diverse condizioni.
Sicuramente perché cresca al meglio dobbiamo garantirgli un habitat simile a quello in cui si trova in natura, quindi un suolo fresco, ma ben drenato, con una buona quantità di sabbia silicea e ghiaia.
Potrebbe avere qualche problema con terreni troppo pesanti e compatti. Questi infatti possono causare asfissia radicale o marciumi. In quel caso sarà bene intervenire al momento della messa a dimora creando sul fondo un buon strato drenante a base di ghiaia e possibilmente mescolando al terriccio una discreta quantità di sabbia e ammendante col fine di alleggerirla.
La moltiplicazione agnocasto può avvenire partendo dai piccoli semi scuri che si seminano in primavera o in autunno; ricordiamo che le giovani piante ottenute da seme andranno poste a dimora soltanto dopo un paio di anni di coltivazione in luogo riparato. Durante l’estate è possibile prelevare talee semilegnose dai rami che non hanno portato fiori. Comunque se si vogliono ottenere nuove piantine si può procedere sia tramite seme sia tramite talea.
Nel primo caso bisognerà prelevare i frutti ormai appassiti e ricavarne i semi dal loro interno. Possono essere messi a dimora sia in autunno sia in primavera, ma sempre in serra calda, con almeno 18-20°C costanti. Il ciclo di germinazione di questa pianta avviene generalmente in poche settimane, ma lo sviluppo iniziale delle piantine è piuttosto lento. Per questo motivo si consiglia di tenerle in vaso in una collocazione riparata fino almeno alla seconda primavera. Si potranno poi trasferire alla dimora definitiva.
La talea si deve ottenere prelevando segmenti semilegnosi di circa 20 cm con qualche foglia apicale alla fine dell’estate e ponendoli in un composto molto leggero e drenante, per esempio di sabbia e perlite. Andranno mantenute sempre umide e in una zona calda, ma piuttosto ombreggiata. L’ideale per favorire la radicazione è coprirle con un sacchetto di plastica trasparente ricordandosi di arieggiare almeno una volta al giorno per scongiurare l’instaurarsi di muffe.
Una volta che la piantina comincia a vegetare e l’apparato radicale sia ben sviluppato si può trasferire il tutto in un substrato più ricco e procedere con successive potature per sostenere l’accestimento dell’esemplare.
L’agnocasto teme i marciumi radicali che si possono generare  in terreni scarsamente drenanti o con piogge estive moto cospicue. Si tratta di un arbusto molto sano che raramente viene attaccato da insetti o da altri patogeni. Come abbiamo detto bisogna soltanto prestare particolare attenzione al substrato nel caso si rivelasse particolarmente pesante. In quella eventualità è di capitale importanza procedere con una messa a dimora che consenta un ottimale sgrondo delle acque.
L’agnocasto è un arbusto piuttosto resistente al freddo. Di solito non ha problemi fino a -15°C ed è di conseguenza adatto a tutto il territorio nazionale, con l’eccezione delle aree montane al di sopra degli 800 metri. Teniamo comunque presente che è una pianta che ama il caldo e riesce a dare il meglio soprattutto sulle coste o nel Centro-Sud.
Per una buona fioritura di questa pianta e particolarmente colorata è bene intervenire almeno due volte all’anno (la prima all’arrivo dell’inverno, quindi in ottobre-novembre) con una buona quantità di stallatico sfarinato maturo (oppure pellettato) in maniera da coprire il piede della pianta. Durante la stagione fredda, grazie alle precipitazioni, il prodotto penetrerà nel terreno arricchendolo, alleggerendolo e rendendolo più vitale.
Per integrare gli altri elementi eventualmente necessari si possono effettuare dei sovesci con leguminose e piante da consociare sotto questa specie.
Una delle poche cure che richiede questa pianta è proprio la potatura. Visto che si tratta di un arbusto che fiorisce su rami dell’anno il nostro obiettivo sarà incentivare il più possibile la creazione di branche nuove.
Si procederà conseguentemente con tagli piuttosto drastici, lasciando al massimo due o tre gemme dal basso, in febbraio-marzo.
Questo lavoro ci aiuterà anche a mantenere una forma compatta, incoraggiando la crescita di nuovi rami sia nella parte alta sia nella parte bassa.

Usi e Tradizioni –
La Vitex agnus-castus contiene composti fenolici, glucosidi (vitexina) alcaloidi, di-e triterpeni, oli essenziali, flavonoidi, ed ha proprietà sedative, antispastiche, aperitive, eupeptiche, diuretiche, galactogene. Inoltre in omeopatia viene utilizzata nel trattamento dei disturbi neurovegetativi della menopausa e del sindrome premestruale. I semi vengono utilizzati anche come condimento per il loro sapore molto aromatico. Dalla pianta si ricava anche un colorante giallo. Comunemente viene coltivata anche come pianta ornamentale.
La Vitex agnus-castus è molto utilizzata in erboristeria per le sue qualità terapeutiche. Questa pianta viene utilizzata per problemi legati ad irregolarità del ciclo mestruale riducendo i sintomi premestruali, nel trattamento della dismenorrea spasmodica e nei casi di ridotta produzione di latte materno. Il Ministero della Sanità Tedesca indica l’utilizzo della droga per le anomalie del ciclo mestruale per la sindrome premestruale e per la mastodinia. Il meccanismo d’azione sembra essere legato ad una diminuzione del rilascio dell’ormone follicolo stimolante e ad un aumento del rilascio dell’ormone luteinizzante e della prolattina.
L’Agnocasto era una pianta già nota agli antichi medici greci. Ippocrate utilizzava questa pianta per il trattamento di lesioni e infiammazioni. E’ stato Dioscoride, l’autore del “De Materia Medica” ad aver riscontrato l’effetto positivo dell’Agnocasto sul sistema riproduttivo femminile. Lo raccomandava per le madri che allattavano, per espellere la placenta dopo il parto, e per controllare l’emorragia. Secondo Plinio il Vecchio, scrittore nel primo secolo, le donne greche che desideravano preservare la propria castità, ponevano alcune foglie di questa pianta sotto il letto, e vi dormivano sopra. Un contemporaneo di Plinio, Dioscoride, affermava che “l’Agnus Castus permetteva alle donne di conservare la castità, perché l’odore era così forte che, quando si spargeva sul letto, era un rimedio sufficientemente efficace nello scoraggiare eventuali profferte amorose da parte degli uomini”! Nella Roma antica, le Vestali portavano un ramoscello dell’albero come simbolo della loro verginità. L’Agnocasto è stato utilizzato dalle donne dell’antica Grecia nei loro rituali alla dea Cerere. Nel Medioevo, i Monaci ne mangiavano i frutti per  sopprimere le loro pulsioni sessuali. Si pensò anche che i semi fossero particolarmente utili alla vita monastica per cui sono stati chiamati anche “pepe di monaco”. Perciò l’Agno casto fu abbondantemente coltivato presso i monasteri e Arnaldo da Villanova (XIII sec) dichiarava con grande serietà che bastava portare addosso un coltello con il manico fatto col legno di Agno casto per tener lontana ogni idea voluttuosa.
Come rimedio naturale l’ Agnus Castus era certamente utilizzato ampiamente dagli antichi erboristi. Anche se non è una pianta originaria del Regno Unito, alcune ricerche hanno indicato la sua presenza già dal XVII secolo in poi, ma è nel resto dell’Europa che l’Agnocasto ha riscontrato un vero e proprio “boom” in coltivazione ed utilizzo, a partire dal XX secolo.
a pianta di agnocasto è comunque utilizzata in fitoterapia per la cura di alcune sintomatologie o patologie, grazie ad alcune sue particolari proprietà benefiche. È infatti utilizzato in medicina ed erboristeria per le sue molte qualità medicamentose. La polvere che si ricava dalle sue bacche essiccate può avere effetti sul sistema endocrino, in particolare sull’ipofisi. Viene consigliato per alleviare i dolori mestruali, per regolarizzare la comparsa del ciclo femminile, per rendere meno fastidiosi i sintomi legati alla menopausa (quali irritabilità, tensione mammaria e addominale, sensazione improvvisa di calore).
Per gli usi attuali di questa pianta la maggior parte degli studi condotti è stata eseguita con la tintura madre di Agnus Castus, la cui dose standard è di 40 gocce al giorno per almeno 12 settimane. L’Agnocasto è una pianta ad azione lenta: di solito ci vogliono diversi mesi per ottenere i primi benefici, salvo nei casi di allattamento, che spesso manifesta dei miglioramenti entro poche settimane.
Il rimedio naturale Agnus Castus non è mai stato collegato ad effetti collaterali significativi, ma possono manifestarvi problemi di entità lieve, quali: disturbi di stomaco, prurito ed eruzioni cutanee. L’agnocasto non deve essere somministrato a ragazze in età pre-puberale.
Può essere utilizzata nelle sindromi pre-mestruale. In questo caso, il rimedio con Agnus Castus può migliorare la cefalea, la tensione mammaria, la stanchezza, il gonfiore, l’ansia e sintomi simili,il  ciclo irregolare e il ciclo troppo breve o troppo lungo. Nella menopausa, il rimedio naturale con Agnus Castus può migliorare molti sintomi, tra i quali si ricordano: sudorazione notturna, vampate di calore e stanchezza.
Nella tintura si possono usare 60-120 gocce (circa 1-2 cucchiai da tavola, o 3-6 ml) al giorno. Oppure, seguire le istruzioni su ogni confezione di un prodotto in cui viene utilizzato l’Agnocasto.
In commercio sono disponibili degli “estratti standardizzati”, sicuramente più facili da reperire, ma a volte non consigliabili, perchè:

  • Sono fabbricati in modo industriale (e quindi non personalizzabili).
  • Spesso contengono delle sostanze chimiche

Utilizzare le bacche di  Agnus Castus in capsule, o gli estratti fluidi o secchi, o le tinture madri (più convenienti) è decisamente un’alternativa – se non il rimedio primario – preferibile, poiché presenta meno rischi e/o controindicazioni.
Il rimedio naturale Agnus Castus, di solito, viene assunto in una sola dose di prima mattina. Questo è il momento migliore per influenzare la ghiandola pituitaria – che sembra essere l’obiettivo principale su cui deve agire la pianta. Risultati positivi in seguito all’utilizzo di Agnus Castus sono spesso visibili nel giro di poche settimane. Tuttavia, se non si nota alcun cambiamento, non bisogna arrendersi prima di aver assunto il rimedio per almeno due mesi di seguito, per due cicli.
Se si comincia a ottenere i benefici, si consiglia di continuare ad assumere l’Agnocasto per almeno 4-6 mesi, poi si consiglia si ridurre la dose per alcune settimane. Se il miglioramento persiste, si può provare a  smettere del tutto. Se i sintomi, al contrario, ritornano, si consiglia di tornare ad assumere il dosaggio precedente, e di continuare per altri 2-3 mesi. Se i sintomi continuano a tornare anche dopo questo periodo, si consiglia di consultare uno specialista qualificato nelle terapie alternative. L’Agnocasto può essere un rimedio naturale molto utile, ma se il problema persiste, è probabilmente necessario un aiuto professionale più specifico poiché si è di fronte ad uno squilibrio diversamente trattabile.
Il rimedio Agnus Castus può essere combinato con l’utilizzo di altre erbe utili per i problemi come quelli presenti nella menopausa, anche in periodi alternati. Accade spesso, infatti, che una combinazione di diverse erbe con proprietà simili risulti più efficace di una pianta singola. Esistono molti prodotti che possono essere combinati con l’Agnocasto. La cosa essenziale è riuscire a trovare i prodotti giusti per chi li utilizza, e persistere nel trattamento con pazienza, anche con l’aiuto di specialisti del settore.
Non bisogna assolutamente assumere l’Agnocasto durante la gravidanza (potrebbero verificarsi delle interazioni negative sul feto)! Sarebbe saggio anche evitare di associare l’uso dell’Agnocasto insieme ad altri prodotti o farmaci sintetici che agiscono sul sistema ormonale femminile – come la terapia ormonale sostitutiva o la pillola contraccettiva. Le segnalazioni di reazioni negative o effetti collaterali in seguito al trattamento a base di Agnus Castus sono davvero poche. Su circa una persona su 50 possono verificarsi lievi problemi di digestione o una leggera irritazione della pelle. In questo caso, si consiglia di smettere l’assunzione per poi re-introdurre il trattamento più lentamente.
In conclusione: per avere una “traccia” sull’andamento della “terapia” si consiglia di tenere un vero e proprio “diario”. E’ necessario prendere nota di come ci si sente durante l’assunzione di Agnus Castus, di quali erbe vengono combinate, di come procede il trattamento. Tutto ciò si rivela spesso molto utile per constatare i progressi della cura, ma anche per fornire al proprio medico tutte le informazioni necessarie per decidere come proseguire o quando smettere il trattamento.
Una cosa molto importante da tenere a mente: l’agnocasto è sicuramente il rimedio naturale più popolare per combattere i sintomi della menopausa, anche se non l’unico.

Modalità di Preparazione –
Tra le preparazioni si ricorda quella di lasciare in infusione un cucchiaino di frutti in una tazza di acqua bollente per dieci minuti e bere due tazze al giorno.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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