Plantago lanceolata

Plantago lanceolata

La piantaggine lanciuola (Plantago lanceolata L., 1753) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae, il cui genere Plantago annovera circa 200 specie diffuse in tutte le parti del mondo.

Sistematica –
La piantaggine lanciuola appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Asteridae, Ordine Lamiales, Famiglia Plantaginaceae e quindi al Genere Plantago ed alla Specie P. lanceolata.

Etimologia –
Il nome del genere ha provenienza dalla parola latina “planta” e significa “pianta del piede” con riferimento alle foglie basali che sono piatte e simili a “piante di un piede”. Il nome della specie deriva dal latino “lanceolatum” e fa riferimento alla forma delle foglie simile alla punta delle lance. Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778). I nomi volgari usati per questa pianta sono: Piantaggine lanciuola, Piantaggine lanceolata, Piantaggine minore, Piantaggine femmina, Lingua di cane, Cinquenervi, Arnoglossa.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La piantaggine lanciuola è di origine Eurasiatica e divenuta cosmopolita. In Italia è una specie comune ed è presente ovunque sia in pianura che sui rilievi. È presente su entrambi i versanti delle Alpi. Sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova nella Foresta Nera, Vosgi, Massiccio del Giura, Massiccio Centrale, Pirenei, Alpi Dinariche, Monti Balcani e Carpazi. Inoltre è presente ovunque nel resto dell’Europa e nell’areale del Mediterraneo è ovunque presente: dalla Transcaucasia, Anatolia, Asia mediterranea e Africa del Nord.
L’habitat tipico della piantaggine lanciuola sono gli incolti, le aree lungo le vie, i campi, le vigne, gli ambienti ruderali e altre zone sinantropiche. Preferisce i substrati calcarei ma anche siliceo con un pH tendente al neutro. Cresce su suoli con medi valori nutrizionali e preferibilmente secchi o comunque poco umidi. L’altitudine massima dove si sviluppa : questa pianta è fino a 2000 m s.l.m.; questa pianta frequenta quindi i piani vegetazionali: collinare, montano, subalpino e in parte quello alpino (oltre a quello planiziale – a livello del mare). È comunque una specie rustica, ubiquitaria, generalmente sinantropica, che si adatta a quasi tutti i climi e i suoli.

Descrizione –
La Plantago lanceolata ha dimensioni variabili dai 20 a 50 cm. e oltre. È una pianta erbacea acaule, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e hanno le foglie disposte a formare una rosetta basale. Sono piante proterogine (gli ovuli maturano prima del polline per evitare l’autofecondazione in quanto sono piante soprattutto anemogame). La pubescenza è formata da peli semplici.
Ha radici di tipo secondario, piuttosto sottili, quasi capillari e contorte e un rizoma legnoso e ingrossato.
La parte aerea della pianta consiste in uno o più assi fiorali allungati e privi di foglie. questi sono eretti striato-solcati e con 5 scanalature.
Le foglie della piantaggine hanno una struttura in forma di rosetta basale con disposizione spiralata che persiste per l’intero anno. La parte inferiore è ristretta in una specie di picciolo a consistenza tenue lievemente alato, mentre la parte superiore è allargata con forme da lineari-lanceolate a ellittico-lanceolate. I bordi sono interi o debolmente dentati con denti distanziati. La dimensione delle foglie varia in larghezza tra 1 e 3 cm, in lunghezza tra 8 e 25 cm, con una lunghezza del picciolo di 2 – 10 cm.
La piantaggine è dotata di infiorescenze in forma di spighe peduncolate composte da fiori riuniti in gran numero; i fiori sono sessili, piccoli e ridotti in ogni elemento. Le spighe di questa pianta hanno forma ovoidale compatta e brevi.
L’aspetto più evidente dell’infiorescenza sono in realtà gli stami, lunghi e vibranti, che formano una coroncina che si sposta progressivamente verso l’apice dell’infiorescenza con il progredire della fioritura. Questa peculiarità, come tutto ciò che avviene in natura, non è casuale: gli stami sono lunghi e vibranti perché l’impollinazione è anemogama, avviene cioè tramite il vento.
I fiori si sviluppano all’altezza delle brattee membranose brune. Il calice è composto di 2 sepali liberi e di 2 saldati, che sono diritti con una nervatura centrale verde. La corolla è tubolare e in forma di imbuto, divisa in lobi lanceolati brunastri. I 4 stami sono dotati di lunghi filetti e di antere prima gialle, poi aranciate, che oltrepassano la corolla biancastra.
I frutti sono capsule a deiscenza trasversale, dette pissidi, ovali, minuscole e brune, che contengono 1÷2 semi lucidi con la faccia interna concava.
La fioritura di questa pianta avviene tra marzo – maggio fino ad agosto -ottobre.
L’impollinazione è operata in prevalenza dal vento (anemòfila).

Coltivazione –
Per la coltivazione leggi la seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
La Plantago lanceolata è una Specie commestibile officinale.
Può essere utilizzata sotto forma di infuso o decotto, anche associata ad altre piante balsamiche ed espettoranti come Altea, Malva, Lichene d’Islanda, Eucalipto, Timo, Grindelia, Elicriso, oppure in estratto fluido, o in sciroppo, per calmare la tosse e sciogliere il catarro, e come coadiuvante lenitivo e antinfiammatorio in caso di pertosse e asma bronchiale. Le mucillagini contribuiscono all’azione lenitiva stratificandosi sulle pareti delle mucose bronchiali, proteggendole così da ulteriori aggressioni.
Per uso esterno, la Piantaggine è cicatrizzante, lenitiva, antipruriginosa, anti-arrossante, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne rosacea, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.
Mentre il polline (ma non la pianta) di Plantago lanceolata può essere una frequente causa di riniti allergiche, le foglie fresche hanno proprietà antiallergiche, dovute all’azione antistaminica dell’aucubina; esse sono utili in caso di punture d’insetti, applicate localmente tramite bendaggio, tritate dopo un accurato lavaggio in acqua bollita, o frizionate energicamente sulla puntura, per lenire l’infiammazione, il gonfiore, il prurito e il bruciore. Per il suo alto contenuto in mucillagini, la Plantago lanceolata può essere utilizzata anche in campo cosmetico, come ingrediente di creme idratanti specifiche per pelli secche e disidratate. La piantaggine è considerata una pianta sicura e priva di controindicazioni, adatta anche ai bambini.
Le foglie della piantaggine lanciuola sono disponibili in pratica per tutto l’anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti. Veniva usata anticamente contro le infiammazioni come emorroidi e malattie dell’apparato respiratorio, oppure veniva data ai giovani anemici. Il capolino dell’infiorescenza è molto più ricco di mucillagine e ha proprietà lassative. Come tutte le plantago possiede doti fortemente cicatrizzanti e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono mucillatannino, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. È consigliato l’uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali.
I costituenti principali di questa pianta sono: mucillagini, tannini, glicoside aucubina, vitamina C, acido silicico. È essenzialmente una pianta antibatterica, espettorante, emostatica, astringente, oftalmica, lenitiva, lassativa, emolliente.
I semi contengono sino al 30% di mucillagine che gonfiandosi nell’intestino, agisce da lassativo decongestionando le mucose irritate; un glucoside, l’anacubina, che stimola la secrezione di acido urico; sostanze battericide, flavonoidi, tannino, vitamine A C K, pectine.
Sono presenti anche il circa 6-7% di mucillagini, tannini, acidi fenolcarbossilici come l’acido clorogenico. Luteina, apigenina, acido salicilico, saponine con probabile azione emolitica e sali minerali completano i componenti a maggior concentrazione.
Di questa pianta se ne fanno infusi, succhi, decotti. Se ingerita in quantità elevata può provocare stitichezza. Indicata nelle affezioni delle vie respiratorie, nella cura delle affezioni del cavo orale e della gola, nei disturbi gastrici, in caso di punture d’insetti, in caso di congiuntivite, ulcere, ferite e bruciature.
Questa pianta è utilizzata e coltivata dall’industria farmaceutica per preparare sciroppi contro la tosse.
Nell’uso esterno ricordiamo l’infusione, ma anche le foglie fresche debitamente triturate, possono essere impiegate per preparare compresse per le piaghe che cicatrizzano con difficoltà.
Il succo può essere impiegato nella preparazione di caramelle efficaci in caso di tosse, fresco è utile se applicato sulle punture delle api.
Gli estratti acquosi hanno proprietà idratanti cutanee, si impiegano in maschere e crema per reidratare le pelli secche e parzialmente disidratate.
I semi della pianta sono molto ricercati dagli uccelli, chi ne ha in gabbia, può dare loro da mangiare le spighe.
Le foglie giovani, possono essere utilizzate in minima quantità in insalata, nella preparazione di zuppe, oppure cotte come gli spinaci.
Dalla pianta si possono ricavare: amido, fibre e coloranti e concianti.
Come foraggio invece, non è di gran profitto in quanto come tutte le piantaggini, seccando, si polverizza.
Le proprietà medicamentose della Piantaggine erano conosciute anche nell’antichità: numerosi studiosi greci e latini ci hanno tramandato notizie circa il suo utilizzo medicinale, come Dioscoride, che la consigliava per la dissenteria, mentre Plinio la definiva “erba magica” per le sue numerose proprietà curative.
La Piantaggine che in passato era anche detta “Erba di Marte”, faceva parte del gruppo delle cosiddette piante “magiche” (insieme a Giusquiamo, Belladonna, Mandragora, ecc.) e considerate in stretto rapporto con l’astrologia. Nel “Volo dei sette Ibis”, ad esempio, troviamo la Piantaggine fra le piante magiche dominate dal volo di Marte e perciò legata ai segni dell’Ariete e dello Scorpione.
La pianta, era nel passato, utilizzata da persone appartenenti a questi segni zodiacali che soffrivano di malattie e disturbi negli apparati genitali e proprio allo stretto legame che le veniva attribuito con il pianeta Marte, la si riteneva efficace nella cura delle ferite e nel migliorare la circolazione.
Il suggestivo nome inglese della Plantago,”white man’s foot”= piede dell’uomo bianco, allude ai semi della pianta, che sono stati diffusi ovunque in epoca coloniale, trasportati dagli europei nei risvolti dei pantaloni.
La Plantago lanceolata risulta presente sin da quando le foreste cominciarono ad essere abbattute dai contadini dell’Età della pietra circa 5.000 anni fa. Da analisi compiute sul polline trovato in torbiere e sedimenti lacustri è stato riscontrato come la pianta fiorisse abbondantemente sin da allora.
Era credenza che la pianta che cresceva sui cigli delle strade, guardasse gli uomini mentre camminavano. Per questo gli si attribuivano proprietà capaci di guarire qualsiasi acciacco derivante dal camminare: dalle distorsioni al semplice mal di piedi.
Nel Medioevo, quando era diffusa la stregoneria, i filtri d’amore o gli incantesimi amorosi venivano neutralizzati con l’utilizzo di pozioni contenenti piantaggine.
Gli indigeni americani, i quali non la conoscevano perché sconosciuta in quel continente, capivano di essere in prossimità dell’ “uomo bianco” quando rilevavano la presenza di questa pianta, che da loro fu importata.
Nel 1600, veniva inserita nelle ricette dedicate alla cura della pelle delle damigelle del tempo.
Per comprendere l’interesse che questa aveva nei tempi antichi si riporta qui una preghiera anglosassone ritrovata in un manoscritto probabilmente risalente all’undicesimo secolo d. C., che invoca nove piante e si riferisce anche alla Piantaggine con i seguenti versi:
«E tu, Piantaggine,
Madre delle piante,
aperta verso l’oriente,
potente all’interno;
sopra di te cigolavano i carri,
sopra di te cavalcavano le signore,
sopra di te cavalcavano le spose,
sopra di te sbuffavano i torelli.
A tutti resistevi,
a tutti ti opponevi.
Opponiti quindi anche al veleno,
al contagio e al male che infesta il paese.»
La Piantaggine veniva utilizzata in primo luogo contro tutte le malattie degli organi respiratori, soprattutto contro il forte catarro, la tosse, la tosse canina, l’asma bronchiale e persino contro la tubercolosi polmonare.
Il parroco svizzero Kunzle, medico naturista e conoscitore del grande potere curativo delle nostre piante, scrive: «La Piantaggine e tutte le sue specie trova impiego in tutte le sue parti, radici, foglie, fiori e semi. Come nessun’altra erba essa depura il sangue, i polmoni e lo stomaco facendo quindi un gran bene a coloro che hanno poco o cattivo sangue, polmoni e reni deboli e l’aspetto pallido; che sono affetti da sfoghi e lichen e tossiscono lievemente; che hanno la voce rauca e rimangono magre come le capre anche se immerse nel burro. Giova ai bambini malaticci che malgrado il cibo buono ed abbondante rimangono sempre magri.»
Le specie usate nella farmacopea popolare e in erboristeria sono:
– Plantago psyllium (Psillio);
– Plantago major, ha foglie grandi, larghe ed ampie e più lungamente picciolate;
– Plantago lanceolata, molto comune nei luoghi erbosi in pianura, collina e bassa montagna.

Modalità di Preparazione –
La Plantago lanceolata è commestibile e si può raccogliere in abbondanza senza timore di mettere a rischio la sopravvivenza della specie, proprio per la sua grande capacità di rigenerarsi dal rizoma perenne.
Si può consumare cruda in insalata, scegliendo le foglioline più tenere, oppure lessata come la bietola, o, mescolata alle altre verdure, nei minestroni e le zuppe.
Studi recenti hanno confermato inoltre le proprietà officinali attribuite a questa pianta dalle tradizioni popolari.
Vediamo alcune ricette con l’uso della piantaggine:

  • Pasta al Pesto di Piantaggine.

Ingredienti per quattro persone:

  • Due belle manciate di foglie di piantaggine. Usate le foglie più interne e tenere. Mezza tazza di mandorle (o anche di noci), sale, Olio, Parmigiano reggiano e 320 gr di pasta integrale. Tritate le mandorle e tagliate le foglie di piantaggine con un coltello affilato prima di metterle nel mixer (meglio con il mortaio). Aggiungete olio q.b. e sale e frullate il tutto fino ad ottenere una crema omogenea. Aggiungete per ultimo il parmigiano. Sconsiglio il pecorino perché avendo la piantaggine un sapore piuttosto delicato temo che il formaggio poi prenda il sopravvento. Con questo pesto condite la pasta integrale cotta in abbondante acqua salata. Spolverate con parmigiano e servite ben caldo.
  • Pesto di piantaggine.

Tra le ricette con le erbe aromatiche, il pesto di piantaggine è una delle più profumate e veloci da preparare. Tra le piante commestibili e le erbe selvatiche che potete coltivare la piantaggine maggiore o media è una delle più adatte per ricette in cucina.
Come utilizzare il pesto di piantaggine? Consigliamo di servirlo abbondante sul pane tostato o come stuzzichino. Il suo sapore ricorda vagamente quello del fungo. Ovviamente questo pesto è anche adatto a condire un bel piatto di pasta.
Per preparare il pesto di plantago potete utilizzare un mortaio o un piccolo frullatore e seguire questi semplici passaggi:

  • Tagliate finemente le foglie di piantaggine perpendicolarmente alle nervature, pestate o frullate il tutto insieme all’olio e al sale, aggiungete al pesto le noci tritate e il formaggio, insieme ad abbondante pepe nero e rimestate con un cucchiaio. Esistono innumerevoli varianti di pesto, ottenute con diverse erbe selvatiche e aromatiche. Provate a sperimentare!

Potete variare gusto e profumo utilizzando altri oli e semi oleosi. Le piante selvatiche hanno gusti forti, per cui si abbinano bene anche a oli più decisi come quelli di girasole, noci o di semi di zucca.
Tra le preparazioni officinali ricordiamo invece la tisana che è altamente raccomandabile contro il male al fegato ed alla vescica. Contro la bronchite, l’asma polmonare e quella bronchiale la tisana produce un effetto grandioso e va preparata nel modo seguente:

  • portare all’ebollizione una tazza d’acqua con immerso uno spicchio di limone (senza la buccia, se trattato con antiparassitari) e un cucchiaino da dessert colmo di zucchero candito marrone; aumentare il fuco del fornello per quattro o cinque volte, toglierla poi dal fornello ed aggiungere soltanto allora un cucchiaino da dessert colmo del miscuglio di tisana. Lasciare riposare il tutto per trenta secondi. In casi gravi la tisana va preparata tre o quattro volte al giorno e bevuta a sorsi il più caldo possibile.

Un’altra Tisana può essere preparata nel modo seguente:

  • un cucchiaino da dessert colmo su 1/4 di litro d’acqua, sbollentare soltanto, lasciare riposare brevemente.
  • Miscela per tisana: un cucchiaino da dessert colmo della miscela di foglie di Piantaggine e Serpillo in parti uguali; sbollentare con 1/4 di litro d’acqua (vedi testo).

Impacco di foglie:

  • Lavare le foglie fresche di Piantaggine maggiore o lanceolata; schiacciarle col matterello sul tagliere fino ad ottenere una poltiglia ed applicarla sulla parte.

Sciroppo, 1° tipo:

  • passare al tritacarne quattro manciate abbondanti di foglie lavate di Piantaggine. Alla poltiglia così o t t e n u t a si aggiunga un po’ d’acqua, 300 g di zucchero grezzo e 250 g di miele. Bollire lentamente girando sempre col mestolo fino ad ottenere un liquido denso che si travasa ancora caldo in vasetti di vetro; una volta raffreddato, conservare nel frigorifero.

Sciroppo, 2° tipo:

  • in un vaso di vetro abbastanza ampio si mettono a strati le foglie lavate e lo zucchero grezzo, poi si comprime energicamente il tutto. La massa si posa. Nei giorni successivi si ripete l’operazione fino a che non entri più niente nel vaso. Scavare un buco in una zona riparata del giardino e mettervi il vaso chiuso con 4 strati di pergamena. Collocarvi sopra una tavola, e su questa un sasso. Quindi coprire il tutto con la terra. La tavola ed il sasso però debbono rimanere in vista. La temperatura uniforme della terra farà fermentare lo zucchero e le foglie, trasformandoli in uno sciroppo. Dopo circa 3 mesi ricuperare il vaso, spremere il succo attraverso una pressa da frutta (non un panno), portarlo brevemente all’ebollizione e travasarlo in vasi di vetro a chiusura ermetica. Chi non può effettuare questo tipo di fermentazione, lasci il vaso al sole o nelle vicinanze di una fonte di calore fino a che non si formi lo sciroppo. Anche questo sciroppo deve essere portato brevemente all’ebollizione.

Come si legge negli antichi erbari, il seme della Piantaggine giova contro la formazione dei calcoli se se ne prendono otto grammi al giorno. In aggiunta se ne beve la tisana. Lo sciroppo di Piantaggine depura il sangue da tutti i residui e dalle sostanze patogene. Se ne dovrebbe fare una vera e propria cura ingerendone ogni giorno un cucchiaio da tavola prima dei pasti (un cucchiaino da dessert per i bambini).
Nell’ambiente degli agricoltori si sa sin dai tempi più remoti che la Piantaggine è un cicatrizzante.
Le foglie fresche, tritate sono utili contro screpolature, tagli, punture di vespe e persino contro i morsi di cani arrabbiati, animali e vipere velenose; contro queste ultime, in casi di emergenza, quando non è possibile ricorrere subito ad un medico. In un antico erbario è scritto: «Quando un rospo è punto da un ragno, si precipita presso una Piantaggine: lì trova soccorso.»
Pare che abbia effetti incredibilmente benefici  contro i tumori, se curati con foglie fresche tritate. Così le foglie applicate sulle zone malate giovano contro le malattie ghiandolari maligne. In questi casi, tuttavia, è opportuno macerare della Maggiorana (Origanum majorana) fresca (in casi di emergenza se ne può prendere anche di quella essiccata) in olio d’oliva. Si mette della Maggiorana in una bottiglia, vi si versa sopra dell’olio e si lascia in un luogo riscaldato per dieci giorni. L’olio di Maggiorana così ottenuto viene spalmato sulle ghiandole ammalate che poi si coprono con foglie di Piantaggine tritate e in ultimo si fascia con un panno la parte ammalata. In breve tempo avverrà un miglioramento.
La Piantaggine è considerata una pianta sicura e priva di controindicazioni, adatta anche ai bambini.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.



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