Ruscus aculeatus

Ruscus aculeatus

Il pungitopo (Ruscus aculeatus L.) è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse impiegate come ornamento natalizio, appartenente alla famiglia delle Liliaceae (Asparagaceae secondo la classificazione APG).

Sistematica –
Il Ruscus aculeatus appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Sottoclasse Liliidae, Ordine Liliales, Famiglia Liliaceae, Genere Ruscus, Specie R. aculeatus.

Etimologia –
Il nome del genere dal latino a sua volta derivante dal greco “rugchos”= becco, rostro, indica i cladodi dall’apice aguzzo, proprio come un becco d’uccello, è il nome con cui gli antichi Romani chiamavano la pianta.; l’epiteto specifico “aculeatus”= dotato di aculei , a indicare i mucroni pungenti di cui sono dotati i cladodi.
Il nome volgare di pungitopo deriva dall’usanza contadina di proteggere dai topi, con mazzetti di questa pianta, i generi alimentari conservati in cantina o in dispensa, ma anche dalla pratica agricola di disporre corone di rami secchi di R. aculeatus, ai piedi degli alberi da frutta evitando così che su di essi salgano i topi.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Cresce nelle leccete, boschi caducifogli termofili da 0 a 600 metri. Al Sud da 0 a 1200 metri. In Italia è comune in tutto il territorio. Manca in gran parte della Pianura Padana.
Tra le varietà ricordiamo anche il Ruscus hypoglossum originario dell’Europa, Italia e Asia minore, ha un’altezza di trenta – cinquanta centimetri, pianta suffruticosa con cladodi oblunghi lanceolati non appuntiti.
I fiori sono gialli e sbocciano in primavera, seguiti da piccole bacche rosse. Cresce nelle zone boscose in posizioni completamente ombreggiate; può essere coltivata con le felci.
Pur non essendo una specie rara, ma anzi nei luoghi adatti è assai abbondante, in Abruzzo il Pungitopo è specie protetta dalle Legge Regionale n. 45 dell’11 settembre 1979. La raccolta del Pungitopo è pertanto vietata ma, per scopi officinali e culinari se ne consiglia la coltivazione.

Descrizione –
La pianta comunemente conosciuta come “pungitopo” si chiama in realtà Ruscus e appartiene alla famiglia delle Ruscaceae. Questo genere comprende all’incirca 6 specie che crescono spontaneamente in Europa e nel Medio Oriente. Il più diffuso e conosciuto è il Ruscus aculeatus, molte volte confuso con un piccolo agrifoglio; nell’Europa meridionale, tuttavia, sono piuttosto comuni anche il Ruscus hypoglossum e il microglossum, entrambi di dimensioni più contenute.
Il Ruscus aculeatus , meglio conosciuto come rusco o pungitopo è una pianta originaria dell’Europa. Esso nasce spontaneamente nel nostro clima.
Il genere ruscus comprende tre specie di piante suffruticose sempreverdi, rustiche di media taglia (non più di sessanta, ottanta centimetri di altezza) a ramificazione fitta e disordinata.
Questo tipo di pianta è priva di foglie, quelle che noi pensiamo lo siano, in realtà sono fusti modificati ed appiattiti, che si chiamano cladodi.
Il Ruscus aculeatus è un arbusto di piccole dimensioni: l’altezza può variare da 30 a 100 cm. I suoi steli cilindrici si mantengono verdi in ogni stagione; da questi si dipartono formazioni dette cladodi, molto simili a foglie: in realtà si tratta di fusti trasformati. Hanno assunto una forma piatta, ovale e dalla punta acuminata. Sono di un bel verde scuro lucido e permangono sulla pianta anche durante la stagione fredda.
Si tratta di un vegetale dioico: alcuni portano solo fiori femminili (e poi frutti), altri solo maschili. Esistono però anche esemplari ermafroditi.
I fiori, in ogni caso, si formano sui cladodi: sono di color bianco-verdastro o malva, poco appariscenti. Appaiono tra aprile e maggio; negli individui femminili, durante l’inverno, si trasformano poi in frutti, cioè grosse bacche rotonde di color rosso acceso. In ognuna sono contenuti 2 o 3 semi.
Un tempo era molto diffuso allo stato spontaneo, ma sia l’uso intensivo che ne veniva fatto nelle campagne (per proteggere i raccolti dai topi con gli aculei o per la fabbricazione di scope) sia la raccolta a scopo medicinale, lo hanno reso sempre più raro. In alcune zone è classificato come flora protetta e non può assolutamente venire raccolto.
Attualmente viene coltivato anche a scopo medicinali e ornamentale. I suoi rami, infatti, sono impiegati per la realizzazione di composizioni floreali o corone, specialmente nel periodo invernale.

Coltivazione –
Le piante di rusco sono piuttosto rustiche e ben si adattano all’esposizione sia in zone soleggiate che in quelle ombreggiate. E’ una varietà che tollera bene il freddo e può essere interrato in vaso anche da novembre a marzo.
In quasi tutta Italia è consigliata una posizione protetta dal caldo e dalla luce, specialmente durante il periodo estivo. L’ideale è inserire il ruscus sotto dei latifoglie o a mezz’ombra. Sopporta egregiamente la luce del mattino, ma è sempre bene evitare di esporlo a quella pomeridiana. Solo in località al di sopra degli 800 metri s.l.m. è una buona idea scegliere un posizionamento più caldo.
Per quanto riguarda le annaffiature delle piante di pungitopo è bene procedere frequentemente nella stagione estiva, soprattutto se si tratta di piante giovani o coltivate in vaso, mentre nella stagione invernale è bene diradare la fornitura d’acqua. E’ importante controllare che non si formino ristagni d’acqua, che potrebbero compromettere la pianta.
Il pungitopo è, come molte tipiche piante della flora mediterranea, molto resistente alla siccità. Richiede, anzi, un terreno molto asciutto: è quindi molto adatto a tutti i giardini sprovvisti di accesso a fonti d’acqua.
Il consiglio è di seguirlo durante la prima annata dalla messa a dimora irrigando inizialmente ogni due settimane, in mancanza di piogge. In seguito potremo intervenire anche solo mensilmente. Dal secondo anno il nostro apporto sarà assolutamente superfluo: un pungitopo ben affrancato non necessita di nessun intervento irriguo.
Il rusco è una pianta senza particolari pretese in fatto di terreno, infatti si adatta a tutti i terreni purché ben drenati. Predilige comunque i terreni calcarei.
Il pungitopo vuole un substrato molto drenante, tendenzialmente calcareo. Se quello del nostro giardino risultasse troppo compatto possiamo estrarlo e mescolarvi una buona quantità di ghiaia (grossa e più fine) e un po’ di sabbia di fiume. Per la coltivazione in vaso ottimi miscugli sono quelli specifici per agrumi o per cactacee, cui possiamo aggiungere un po’ di pietrisco o argilla espansa e qualche manciata di ammendante.
La moltiplicazione del ruscus aculeatus avviene a settembre o in marzo per divisione dei cespi o trapiantando i giovani germogli che si staccano dalle piante madri. La riproduzione per seme si effettua a settembre ma dà risultati in tempi molto più lunghi.
Si piantano in gruppi di tre – cinque, utilizzando piante di entrambi i sessi.
La semina si può effettuare in autunno (interrando la bacca intera) o in primavera (mettendo nel terreno i singoli grani). Manteniamo sempre umido. Le probabilità di successo sono però molto variabili: molti semi, infatti, risultano sterili o poco vitali. È quindi importante utilizzarne una grande quantità.
Molto più semplice e veloce è invece la divisione: bisogna estrarre il cespuglio dal terreno impiegando un forcone. Infine si taglia il rizoma in più parti badando che ognuna abbia almeno una radice e un getto.
In alternativa si possono prelevare, con una vanga, i singoli “torrioni” prodotti in primavera, muniti di una sezione di radici.
La coltivazione del pungitopo non è difficile, a patto di riprodurre il più possibile il suo habitat naturale.
Il pungitopo cresce allo stato spontaneo ad altitudini non troppo elevate: preferisce tendenzialmente i climi caldi e i suoli aridi. Gli individui più sensibili alle gelate e ai venti freddi sono quelli giovani: le piante adulte, invece, sono capaci di sopportare climi anche molto rigidi, a patto che l’ambiente non risulti eccessivamente umido.
Se viviamo al Nord o ad di sopra dei 600/800 metri sul livello del mare è consigliabile inserire il soggetto in una posizione ben illuminata durante il giorno e curare particolarmente il drenaggio.
Per quanto riguarda i parassiti e la malattie che possono colpire la pianta di pungitopo è corretto dire che difficilmente questa varietà è soggetta a problemi gravi ma occorre porre attenzione al marciume radicale che crea un improvviso collasso della pianta seguito da deperimento fogliare.
Un altro problema può essere l’oidio che provoca la comparsa di macchie bianche e polverulente sulle foglie e sui fusti e le foglie si seccano.
Sotto questo aspetto il pungitopo è affidabilissimo: è infatti praticamente immune a malattie e completamente ignorato dai parassiti. Si può incorrere in errori di coltivazione, ma anche sotto questo aspetto è veramente molto tollerante.
La messa a dimora si può effettuare in autunno o in primavera. La prima opzione è da preferire perché garantisce una migliore radicazione e una maggiore crescita vegetativa all’arrivo della bella stagione.
Procediamo invece in primavera se viviamo in montagna (in aree molto umide e fredde) e se il nostro terreno ha qualche difetto di drenaggio.
Bisogna scavare una buca larga e profonda il triplo del pane di terra. Sul fondo creiamo uno spesso strato drenante con della ghiaia. Inseriamo il pungitopo e riempiamo con il terriccio eventualmente modificato perché risulti ideale.
Alla fine dell’inverno è utile eliminare i getti secchi e quelli più vecchi, per dare all’arbusto un bell’aspetto generale e stimolare l’emissione di nuovi rami. Lavoriamo sempre con guanti lunghi e molto spessi visto che la punta delle foglie risulta estremamente appuntita.

Usi e Tradizioni –
Le proprietà del pungitopo erano note fin dall’antichità; ne parlava Plinio dicendo che il decotto di radici con il vino veniva usato per le infezioni renali.
Anche Dioscoride dava le stesse indicazioni solo che consigliava di far macerare foglie e bacche nel vino contro la flogosi renale.
Nel Medioevo si usava la “Pozione delle cinque radici”, usata tutt’ora assieme al prezzemolo, al finocchio, al sedano e all’asparago come diuretico.
Secondo altre tradizioni antiche, i rami secchi del Pungitopo, proprio per la forma aculeata e pungente delle foglie, servivano per allontanare dalla casa gli spiriti maligni; da qui il suo vasto utilizzo nel periodo di Natale, come segno di buon augurio.
Il pungitopo, come l’agrifoglio, l’abete, il vischio, è considerato infatti da tempi antichissimi un potente portafortuna. Gli antichi popoli Germanici lo utilizzavano per onorare gli spiriti dei boschi e nelle loro case avevano sempre dei rami di pungitopo. Anche per i popoli Latini erano un importante simbolo di augurio ed infatti si scambiavano rami di pungitopo durante le celebrazioni come buon auspicio. Per i Cristiani erano un simbolo di fertilità ed abbondanza. Da queste antiche tradizioni deriva l’utilizzo del pungitopo nelle feste natalizie, proprio per augurare felicità nell’anno nuovo.
Tale uso, purtroppo, ha causato una raccolta indiscriminata, mettendo a serio rischio la crescita spontanea della specie.
I principi attivi presenti nelle piante di Pungitopo sono: oli essenziali quali canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo e resine. Contengono inoltre diversi sali minerali quali calcio e nitrato di potassio; fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina ed altri; diversi flavonoidi; zuccheri; acidi grassi ed acidi organici.
Le sue proprietà sono legate principalmente ai fitosteroli che conferiscono al pungitopo proprietà diuretiche con l’eliminazione dei cloruri, sedativo ed antinfiammatorio delle vie urinarie, ha effetti benefici nei confronti dei calcoli renali, cistiti, gotta, artrite e reumatismi non articolari.
Il pungitopo è il più potente vasocostrittore naturale che si conosca, utile nella terapia delle vene varicose con un’azione vasocostrittore esercitata soprattutto a livello dei capillare. Esplica un’azione antinfiammatoria che agisce diminuendo la fragilità capillare, aumentando il tono della parete venosa favorendo quindi la circolazione del sangue che si traduce in diminuzione della pesantezza e del gonfiore delle gambe.
Esplica anche un effetto benefico nei confronti delle emorroidi e delle flebiti.
Del pungitopo si utilizza prevalentemente il rizoma, da raccogliere in autunno o all’inizio della primavera, prima dell’emissione dei turioni. Va ripulito dalla terra e quindi tagliato e fatto essiccare e conservato in sacchetti di carta o barattoli di vetro. Si possono utilizzare anche i turioni del pungitopo poiché contengono gli stessi principi attivi.
Tra gli altri utilizzi si ricorda che la pianta secca, legata ad una pertica, è usata in alcune regioni per ripulire i camini, come avviene con l’asparago pungente o come scopa rudimentale.

Modalità di preparazione –
Il Pungitopo ha notevoli utilizzi in cucina. A Primavera, da marzo a maggio, spuntano i nuovi getti del pungitopo (i turioni), che nel dialetto dell’Alto Vastese, sono chiamati “Vriscare”. I giovani getti vengono assiduamente ricercati dagli intenditori per essere consumati, previa cottura, o conservati sott’olio o sott’aceto, come gli asparagi. Il sapore è simile a quello degli asparagi ma più amaro per tale ragione spesso vengono cotti in abbondante acqua e aceto per attenuare un po’ l’amaro e poi preparato in conserve. Sono veramente squisiti come antipasto o per accompagnare carni, uova, in frittate, risotti e anche con i gamberetti.
La raccolta dei turioni di pungitopo va effettuata quando sono ancora tenerissimi. Taluni li raccolgono praticamente quando sono ancora sotto terra sono biancastri o violacei, quando appena spuntati. Passata questa fase, assumono una consistenza legnosa e diventano amarissimi. Sono un vero toccasana per il fegato.
Nei suoi utilizzi terapeutici si ricorda il suo decotto: assumendo tutti i giorni un decotto di rusco per un periodo di almeno un mese si può ottenere un netto miglioramento in caso di flebiti ed emorroidi, che sono dilatazioni varicose della rete venosa sottomucosa del retto. I vasi si disinfiammano in tempi rapidi e tendono a riacquistare l’aspetto normale per effetto della vasocostrizione. Si consiglia un pizzico di polvere del rizoma da far bollire 5 minuti in una tazza d’acqua. Si beve fuori pasto.
Il pungitopo viene impiegato con successo anche nella preparazione di creme contro la couperose, soprattutto in soggetti con pelle molto delicata e che risente degli sbalzi di temperatura. Queste creme possiedono proprietà protettive, lenitive, sfiammanti e rinfrescanti. L’uso quotidiano di una crema al rusco tende a ridurre il rossore restituendo all’epidermide un colorito omogeneo.
Infine se si associa l’assunzione del decotto di pungitopo alla sua applicazione in crema su gambe, cosce e glutei si ottiene un’ottima azione anti cellulite.

Guido Bissanti

pubblicato il 24/03/2017

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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