Calendula officinalis

Calendula officinalis

La Calendula (Calendula officinalis L.) è una pianta preziosa per le sue numerose proprietà. Il suo nome deriva dal latino Calendae, parola con la quale i Romani indicavano il primo giorno del mese, dato che fiorisce una volta al mese durante tutta l’estate. Esistono una ventina di specie di questa pianta coltivati e apprezzati soprattutto per ornare giardini e aiuole, ma la più comune e utilizzata come medicamento è appunto la Officinalis.

Sistematica –
Secondo la classificazione Cronquist la Calendula officinalis appartiene al Dominio Eukaryota, al Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Asterales, Famiglia Asteraceae, Sottofamiglia Asteroideae, Tribù Calenduleae, Genere Calendula e Specie C. officinalis.

Etimologia –
Circa l’etimologia del nome ci sono diverse scuole di pensiero: c’è chi sostiene che il nome derivi dal latino calendae «parola con la quale i Romani indicavano il primo giorno del mese» per indicare che fiorisce il primo giorno di ogni mese per buona parte dell’anno (in senso figurato, vale a dire che fiorisce tutti i mesi). Un’altra scuola di pensiero sostiene invece che derivi da calendario poiché segna il ritmo del giorno aprendosi al mattino e chiudendosi al calar del sole e per questo motivo nei testi medievali si chiamava solis sponsa «sposa del sole».

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’origine della Calendula Officinalis è incerta e controversa; fino ad oggi non è mai stata individuata allo stato spontaneo; si ritiene che provenga dal Marocco o sia derivata da una specie diffusa nell’Europa meridionale e che giunge sino alla Persia e all’Arabia: la Calendula Arvensis”. Largamente coltivata ovunque, da tempi remoti, per la fioritura ripetuta che arriva fino a novembre e la rende ideale a scopo decorativo, se ne possono trovare però esemplari inselvatichiti in ambiente mediterraneo fra 0 e 600 m. sul livello del mare.

Descrizione –
È una pianta erbacea con fusto carnoso e ramificato. Presenta foglie oblunghe, di un verde lucente, sessili e a margine irregolare. Una volta al mese durante tutta l’estate appaiono fiori color arancio, grandi, raggruppati in capolini, i periferici ligulati, quelli centrali ermafroditi e tubulosi. Evidente l’etimologia dalle calendae romane, che indicano per antonomasia una ricorrenza mensile. Secondo alcuni autori ciò è dovuto alla rifioritura regolare della pianta, secondo altri alle proprietà emmenagoghe.

Coltivazione –
Per la tecnica di coltivazione leggi la scheda seguente.

Usi e Tradizioni –
L’uso dei fiori di Calendula officinalis in ambito medicamentoso ha effetti antispasmodici e cicatrizzanti. Il decotto prodotto con circa 50 g di fiori essiccati per litro d’acqua, è consigliato contro l’ulcera gastrica e l’afta; ha inoltre effetti sudoripari e preventivo-attenuanti dei dolori mestruali. Per il ciclo mestruale ha anche un effetto attenuante del flusso e regolarizzante. Viene a volte utilizzata all’interno di prodotti antistaminici per le allergie causate dalla polvere e dagli acari. Oltre alle precedenti indicazioni, nell’omeopatia la calendula viene consigliata anche in caso di ustioni, di cure dentarie e dopo il parto.
L’olio di calendula è un oleolito, ottenuto dalla macerazione dei fiori di calendula officinalis in un olio vegetale, e dotato di una potente azione eudermica, perché in grado di migliorare lo stato della pelle; utile in tutti quei casi in cui risulta essere irritata e screpolata.
L’olio di calendula è anche un grande alleato delle mamme: infatti lenisce e protegge le pelli sensibili e irritabili del neonato e del bambino; inoltre se usato preventivamente contrasta la formazione delle ragadi al seno della mamma che allatta, ed è anche capace di cicatrizzare velocemente quelle già presenti.
In dermocosmesi la calendula viene largamente utilizzata, consigliata di volta in volta come disinfiammante (in colliri e detergenti intimi) nutriente e protettiva per la pelle, antiacneica.
Tra i principi attivi e le sostanze contenute vi sono triterpeni, flavonoidi, polisaccaridi, caroteni, olio essenziale, mucillagini, acido salicilico e sostanze amare.
La calendula è un fiore ricco di storia e simbologia ed è citata in moltissimi testi greci. Molti antichi scrittori, però, il più delle volte, la scambiavano con il chrysanthemum (crisantemo) chiamandola pianta dai fiori d’oro. Sia per i greci che per i latini, il fatto che i fiori si aprissero al mattino per richiudersi al tramonto, era considerato un simbolo di sottomissione e di dolore per la scomparsa del sole, questa credenza ha fatto si che la calendula sia stata associata nel corso dei secoli ai sentimenti di dolore, noia e pena.
L’associazione della calendula al sentimento del dolore compare ed è ben esplicitato anche nella mitologia greca, secondo la leggenda, infatti, la calendula nacque dalle lacrime della dea Afrodite (Venere per i latini) disperata per la morte del suo amante, Adone che era stato trafitto da un cinghiale mandatogli contro da Ares (Marte per latini), suo gelosissimo marito.
La sopracitata leggenda ha anche un’altra versione, latina, decisamente più completa ma che non muta il significato della calendula. Si narra che, Adone figlio di Mirra e Tia, venne cresciuto da Venere (Afrodite) poiché la madre (Mirra) era stata trasformata, dagli Dei, in un albero, per punizione. Venere che vedeva il giovane crescere rimaneva sempre più incantata dalla sua bellezza, tanto da suscitare le ire del marito, Marte, il quale decise di mandare contro al giovane un cinghiale, affinché lo ferisse mortalmente.
Adone venne ferito, ma Venere per proteggerlo lo fece nascondere all’interno di una cassa e lo affidò alle cure di Proserpina, la regina degli Inferi. Proserpina, però, incuriosita dal contenuto della cassa, decise un giorno di aprirla e, alla vista di Adone, s’innamorò anch’essa del bel giovane. Qualche tempo dopo Venere chiese a Proserpina di restituirle la cassa, ma questa si rifiutò e Venere, irritata dal rifiuto, chiese aiuto a tutti gli Dei dell’Olimpo. Un giorno Zeus, stanco della disputa venutasi a creare tra le due Dee, decise che il giovane Adone dovesse trascorrere una parte dell’anno con Venere, tra i vivi, e l’altra con Proserpina, tra i morti. Nel momento del passaggio tra la morte e la vita, però, dalla ferita di Adone iniziò a fuoriuscire del sangue, che toccando il terreno fece crescere una pianta chiamata Adonis, mentre dalla lacrime versate da Venere, nel momento in cui il giovane tornava negli inferi, si generò una pianta di calendula che, come Adone, sarebbe stata destinata a periodi di vita alternati a periodi di morte. Per la credenza che la calendula fosse un simbolo di dispiacere, nell’antica Grecia, ogni raffigurazione di dolore veniva rappresentata con un giovane che portava con sé una corona di calendule.
Nonostante la distanza tra il continente europeo e quello americano, anche in America meridionale la calendula è da sempre stato considerato un simbolo di dolore, in particolare per i messicani è il fiore simbolo della morte, una leggenda narra che le calendule, portate dai conquistatori, si siano sviluppate e diffuse nel territorio messicano a causa del sangue versato dagli indigeni, vittime della corsa alla conquista dell’oro da parte dei bianchi.
Per gli inglesi le calendule rappresentano, invece, il sentimento della gelosia, secondo le credenza popolari esse sono delle zitelle che, non essendo mai state amate da nessuno, alla loro morte si trasformano in calendule gialle dalla rabbia.
In Germania viene chiamata kuhblume ed è tradizionalmente usata nel periodo della Pentecoste per adornare i bovini durante la Pfingst Procession.
Oltre che per i suoi vari significati e per le leggende che la circondano la calenula era nota agli antichi anche per le sue proprietà terapeutiche, come ai giorni nostri estratti di calendula venivano adoperati come emollienti e per lenire i fastidi di infiammazioni e irritazioni. Ancora oggi la gran parte dei prodotti, in commercio, per la cura del corpo sono realizzati sfruttando le proprietà della calendula.
Nel medioevo si scoprì anche l’uso decorativo della calendula, essendo adeguatamente essiccata, infatti, è uno dei pochi fiori che non subisce nessuna degradazione di colore rimanendo di un giallo intenso per molti anni, è per questo che da allora ad oggi è uno dei fiori più usati per il pot pourri.
Nel linguaggio dei fiori e delle piante, nonostante la bellezza dei suoi fiori, la calendula non ha mai perso il suo significato originale e simboleggia ancora oggi il dispiacere, il dolore, le pene d’amore e la gelosia.
La tradizione contadina vuole che, se al mattino i fiori rimangono chiusi probabilmente pioverà. Per questo motivo, nei testi medievali era indicata col nome di Solis sponsa, ossia la “sposa del sole”.

Modalità di Preparazione –
Nell’uso domestico i fiori secchi si fanno macerare in olio d’oliva (50g per mezzo litro) per produrre un rimedio per bruciature e ustioni. Si utilizza anche come impacco decongestionante.
Vediamo invece come si prepara l’olio di calendula: come per l’olio di arnica e l’olio di iperico, per preparare l’oleolito di calendula si utilizzano i fiori di calendula (100 gr) mettendoli a macerare in olio di mandorle dolci (500 ml), in modo tale da trasferire i principi liposolubili dai fiori all’olio.
Si mettono i capolini secchi in un barattolo di vetro scuro, dotato di coperchio ermetico. Quindi si aggiunge l’olio, coprendo i fiori fino al riempimento completo del contenitore e si conseva per circa 1 mese in un luogo fresco e buio, avendo cura di girare il macerarato ogni 2 giorni, per evitare la formazione di muffe.
Dopo circa 30 giorni, filtrate l’olio, attraverso una tela leggera, o una garza. Spremere il residuo, e se si desidera un olio purissimo, si può operare un secondo filtraggio usando una garza di cotone, in modo che le fibre della garza catturino gli ultimi residui e impurità. Conservate poi l’oleolito così ottenuto, in una bottiglia di vetro scuro, in un posto fresco e possibilmente al chiuso.
L’oleolito di calendula svolge un’azione emolliente, lenitiva, calmante, antinfiammatoria e cicatrizzante sulla pelle sensibile o irritata. Queste proprietà eudermiche sono conferite alla pianta dalla presenza nel suo fitocomplesso di olio essenziale, acidi grassi, acido salicilico, saponine, carotenoidi, tra cui la calendulina, triterpeni pentaciclici, flavonoidi, polisaccardi e mucillagini.
Viene impiegato efficacemente per nutrire e idratare la cute secca, screpolata, delicata e facilmente arrossabile; in presenza di dermatosi, eritema solare, arrossamenti da pannolino, lievi ustioni, reazioni allergiche ad agenti chimici o dermatiti da fattori ambientali, e infine neutralizza le sostanze tossiche e velenose inoculate dalle punture d’insetti.
Altro uso è quello della crema alla calendula. La crema alla calendula è indicata per idratare e ammorbidire la pelle secca e screpolata e per lenire le irritazioni della pelle. Potete prepararla e usarla come una normale crema idratante in caso di couperose, psoriasi, eczema, orticaria e scottature causate dall’eccessiva esposizione al sole.
Ingredienti
• 56 g di acqua distillata
• 20 g di idrolato di elicriso
• 20 g di oleolito di calendula> 3,5 g Glyceryl stearate (emulsionante)
• 0,3 g di gomma xantana
• conservante secondo scheda tecnica
• 15 gocce di olio essenziale di lavanda> 10 gocce di olio essenziale di rosa
Preparazione: mescolate in un contenitore in vetro pirex l’acqua distillata con l’idrolato di elicriso e la gomma xantana; in un altro contenitore in pirex unite l’oleolito di calendula e l’emulsionante. Ponete i due contenitori a bagnomaria fino a che l’emulsionante si sarà sciolto. Versate la fase oleosa (l’oleolito e l’emulsionante) nella fase acquosa e mescolate energicamente fino a ottenere un’emulsione.
Quando il composto apparirà cremoso e denso, aggiungete gli oli essenziali e il conservante. Conservate la crema a temperatura ambiente per tre mesi, al riparo da fonti di calore e luce.
Se la precedente ricetta vi sembra troppo complicata, potete realizzare un burro per il corpo fai da te alla calendula.
Il burro lenitivo si utilizza con le stesse indicazioni della crema che abbiamo già visto e inoltre è indicato anche per trattare la pelle dei neonati e dei bambini in caso di irritazioni dovute al pannolino, a punture di insetti o a dermatiti.
Ingredienti
• 50 g di oleolito di calendula
• 25 g di burro di karité
• 25 g di burro di mango
Preparazione: fate fondere a bagnomaria il burro di karité e il burro di mango; quando il composto sarà liquido togliete dal bagnomaria e aggiungete l’oleolito di calendula. Amalgamate bene gli ingredienti, trasferite il preparato in un barattolo pulito e asciutto e lasciate raffreddare a temperatura ambiente per qualche ora.
Conservate al riparo da luce e calore e consumate il prodotto entro due o tre mesi.
Infine, ma importante per le sue applicazioni, la tintura madre di calendula. Ricavata dai fiori della Calendula Officinalis, la tintura madre di calendula, e tra le straordinarie proprietà di questa grossa margherita gialla-arancio.
La tintura madre di calendula si prepara utilizzando i fiori freschi, in quanto i fiori secchi perdono parte delle loro proprietà, con rapporto in peso droga: solvente di 1:10 e gradazione alcolica di 55% vol.
Ideale tanto per i grandi quanto per i più piccini, la tintura madre di calendula è uno di quei prodotti che non dovrebbero mai mancare nella dispensa delle cure naturali. Acquistata o fatta da sé, eccone gli usi principali.
Gli usi esterni della tintura madre di calendula sono i seguenti:
• Azione lenitiva e antinfiammatoria, combatte micosi lievi, eczemi, acne, dermatiti;
• Azione rinfrescante ed emolliente, ottima cura per i geloni o le scottature per esempio, ma anche per farne lavande disinfettati in caso di candidosi e vaginite;
• Azione cicatrizzante, ottima per lesioni alla cute, punture di insetti o meduse, irritazioni della pelle (anche da pannolino per i neonati) e della bocca, come la gengivite.
Per uso esterno si consiglia di utilizzarla diluita in acqua 15- 30 gocce per preparare degli impacchi topici e localizzati, usando garza sterile o cotton fioc per le aree meno estese, nella zona da trattare. Prima dell’uso è consigliabile sentire il parere di uno specialista.
Gli usi interni della tintura madre di calendula sono invece:
Azione antispasmodica, ideale per i dolori mestruali per esempio, poiché calma e regolarizza il ciclo;
Azione decongestionante e calmante per la gola;
Azione emolliente per le mucose, quindi ideale in caso di colite, ulcera gastrica (agisce sulla mucosa gastrica, proteggendo lo stomaco) o infiammazioni interne;
Azione digestiva, per chi soffre di digestione difficile;
Azione ipotensiva, per chi ha la pressione alta.
Per uso interno si consigliano mediamente dalle 10 alle 40 gocce, 2 – 3 volte al giorno o a seconda dei casi da trattare, prolungando l’assunzione per un paio di mesi circa. Consultare uno specialista prima dell’assunzione.

Guido Bissanti

pubblicato il 30/03/2017

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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