I Popoli dell’Africa

I Popoli dell’Africa

I MASAI
La tribù dei Masai vive nell’Africa Orientale, occupano prevalentemente la Tanzania e il Kenya. La loro prevalente attività è la pastorizia nomade, ma oggi alcuni gruppi sono diventati agricoltori. Hanno una vera e propria industria del latte, sulla quale fondano la maggior parte degli alimenti.
Per la difesa degli armenti sono portati a essere bellicosi, armati di lancia con lama lunga e svelta, di spada dritta e di scudo ovale in cuoio. La loro vita si impronta sul fenomeno dei cicli solari ovvero giorno e notte, e il cambiare delle stagioni. Hanno da sempre condotto una vita da nomadi e vivono di allevamento, per questo sono fondamentali per la loro sopravvivenza le presenze di grandi pascoli e di giacimenti di acqua. Per loro la Terra è sacra non si deve assolutamente coltivare ne utilizzare per scavare pozzi, nemmeno i cadaveri possono essere sepolti ma vengono dati in pasto agli animali della savana. E’ impossibile incontrare un guerriero Masai privo di lancia perfettamente affilata. Essi hanno una gran bella presenza, sono molto alti, privi di grasso, essi curano molto la loro immagine.
Il loro vestiario sembra dipinto, un quadro, i colori ne sono parte fondamentale.
I drappi che avvolgono i corpi sono di colore rosso e blu, gli uomini indossano la shuka ovvero una coperta a scacchi rossa, le donne, come di qualunque etnia curano e decorano la propria immagine nei minimi dettagli, abbelliscono la propria immagine slanciata con collane piatte decorate da perline piuttosto vistose e “importanti” fermagli. Un materiale molto usato per gli ornamenti è il rame col quale compongono grandi spirali per polsi e caviglie. Entrambi i sessi applicano ai lobi pesanti ornamenti che ne provocano un eccessivo allungamento. I Masai credono che il Dio della pioggia Ngai abbia donato loro tutto il bestiame, e quindi chiunque ne possiede può solo averlo rubato a loro, questo per lunghi anni fu motivo di contrasto tra le diverse tribù.
Le donne portano i capelli rasati ed abiti ornati di perline. I primi anni dei Masai vengono vissuti con spensieratezza e tranquillità, successivamente, non appena cresciuti, i bambini devono essere in grado di affrontare la quotidianità, le femmine devono saper fare le faccende di casa mentre i maschi devono saper badare al bestiame. Nella tribù Masai si diventa guerrieri a 14 anni e, dopo la circoncisione, il ragazzo deve per rito vivere in un piccolo accampamento da solo per circa otto anni prima di poter tornare al villaggio e potersi sposare.
I genitori possono decidere il matrimonio della propria figlia quando questa è ancor bambina l’importante è che lo sposo abbia del bestiame da dare in cambio. A entrambi i sessi viene effettuata la circoncisione, durante l’operazione ai ragazzi non è concesso ne piangere ne gridare a differenza delle ragazze a cui è permesso. Il matrimonio Masai può avvenire solo se l’uomo ha gia compiuto i trenta anni d’età ovvero quando è ormai guerriero e vi è una certezza che questi possegga un certo numero di bestiame. Per quanto riguarda l’alimentazione il popolo guerriero si nutre di animali di piccola taglia come pecore o capre, quando avviene l’uccisione di uno dei due nessuna parte dell’animale viene scartata, vengono persino utilizzati sia gli zoccoli sia le ossa.
I Masai vivono in povere capanne costruite con feci di animali essiccate e rami, generalmente sono le donne che si interessano sia di procurare il materiale sia della costruzione. Gli “stabili” hanno forma ovoidale, all’esterno sono recintati da rami spinosi, che vi fanno da protezione dagli animali feroci. Gli uomini hanno un bigamismo libero, ovvero possono sposare quante donne desiderano, le ragazze dai nove a tredici anni possono liberamente avere rapporti sessuali prima del matrimonio. Quando la donna abbandona la casa paterna, il padre le da la propria benedizione sputandole sul collo un sorso di latte, alla ragazza non è possibile voltarsi indietro una volta lasciata la casa, in quanto secondo una leggenda Masai, se si dovesse girare potrebbe diventare di pietra. Prima del matrimonio la giovane viene presentata ai parenti dell’uomo che, le tirano addosso sterco di vacca e la insultano per renderla più forte e metterla alla prova innanzi alle difficoltà della vita.

ZULÙ
Gli Zulù sono una parte fondamentale delle popolazioni Ngui, vivono principalmente nel Natal. E’ una tribù “moderna” nel senso che non fa parte da molto tempo alla popolazione sopra descritta. Ha rivestito ruoli fondamentali nella storia africana. Inizialmente gli Zulù erano un clan della tribù Mtetwa che faceva parte del regno di Dingiswayo.

AKAN
Gli Akan sono un popolo dell’Africa Occidentale, che vive gran parte della regione dalla Costa d’Avorio al Togo. Essi parlano diverse lingue della famiglia Kwa, che possiamo dividere in due gruppi corrispondenti a un’antica suddivisione della stirpe. Le famiglie sono patriarcali, basate su molti componenti raggruppati in clan sia matrilineari sia patrilineari; le diverse tribù sono rette da un capo elettivo ed erano raggruppate in federazioni oggi sciolte. La religione degli Akan è animista anche se molto diffusi sono i riti sincretismi e il cristianesimo; in questo territorio sono presenti società segrete, sia maschili che femminili, che occupano tutt’oggi gran spazio nel sociale. Gli Akan hanno un economia agricola, nota importanza hanno le piantagioni di palme. L’abbigliamento tradizionale presenta colori vivaci ed è molto decorato, le abitazioni tradizionali hanno pianta rettangolare, sono composte da tre stanze, con le pareti in argilla e il tetto di paglia. L’arte degli Akan presenta una diversità di stili e temi, come i piccolissimi pesi di ottone, lavorati con la tecnica della “cera perduta”. I pesi rappresentano proverbi tribali e leggende. Molto praticata è l’arte dell’intaglio del legno, spesso si producono sgabelli circolari o rettangolari con il sedile incurvato sorretto da cariatidi collegati al culto degli antenati: per ricevere l’omaggio dei suoi discendenti l’anima del defunto ritorna a sedere dove faceva da vivo.

BEDUINI
Beduino è il nome italianizzato con cui possiamo definire i nomadi arabatizzati che vivono nelle steppe e nei deserti dalla Mesopotamia al Sahara. La loro tribù è composta da numerose famiglie patrilineari con struttura patriarcale, tutt’ oggi i nomadi vivono in accampamenti, costituiti dalle tipiche tende nere (BEIT) composte da strisce di stoffa di lana di capra. L’economia dei Beduini è pastorale, si basa sull’allevamento del dromedario della capra e del cavallo.

MALGASCI
I Malgasci vivono nel Madagascar e si dividono in diverse popolazioni con lineamenti diversi., in comune hanno però il colore della pelle che cambia tono, i capelli molto lisci per quanto riguarda i Merina, mentre per quanto riguardai gruppi più africani i capelli sono piuttosto lanosi. Qualunque persona appartenente al gruppo dei Malgasci Parla un dialetto indonesiano, la lingua ufficiale è il Malagasy, che deriva dal dialetto Merina. La religione si basa sul Cristianesimo diffuso dagli Europei. Per quanto riguarda l’abbigliamento nei villaggi sono ancor vive le antiche tradizioni ovvero perizoma lombare e un mantello per quanto riguarda l’uomo, mentre le donne indossano un abito stretto lungo. L’abitazione è un monovano con due tetti spioventi.

TUAREG
I Tuareg sono un popolo dell’Africa settentrionale stanziata prevalentemente nel Sahara centrale e centro meridionale. In confronto alla struttura dei Berberi arabatizzati, i Tuareg si distinguono per l’ alta statura, hanno una corporatura molto longilinea, la testa alta e allungata con il viso tondo in cui si evidenzia un naso quasi aquilino e l’occhio con palpebra particolarissima. Inizialmente questa tribù era composta da pastori nomadi, che successivamente divennero abili allevatori di cammelli e cavalli, molto diffusa è la lavorazione dell’argento, delle pelli, delle stuoie, dei tappeti e di tessuti realizzati con la lana di cammello. I Tuareg vivono in delle tende di forma poligonale composte da stuoie o pelli di pecora o capra cucite tra loro, la parte interna si divide in due parti, in una vi vivono il capofamiglia e i figli di sesso maschile, nell’altra la madre e le figlie femmine non ancora sposate. Per quanto riguarda l’abbigliamento, il maggior numero dei Tuareg indossa il tipico vestiario tradizionale: per l’uomo una casacca corta, pantaloni larghi con il cavallo molto sceso, una grande toga e il tipico copricapo composto da una calotta di feltro rosso avvolta in un grande velo nero, bianco o blu dal quale compare solo una piccola apertura per gli occhi; le donne invece, indossano una gonna lunga seminascosta da una casacca, e frequentemente da un grande mantello che copre dal capo ai piedi, il loro volto è sempre scoperto.

Guido Bissanti




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