Lampedusa

Lampedusa

Lampedusa è un’isola dell’Italia appartenente all’arcipelago delle isole Pelagie, in Sicilia.
È la più estesa dell’arcipelago delle Pelagie nel mar Mediterraneo e fa parte della provincia di Agrigento. Amministrativamente forma assieme a Linosa il comune di Lampedusa e Linosa (di cui è la sede municipale), che conta 6.304 abitanti complessivi. È la quinta per estensione delle isole siciliane, con una superficie di 20,2 km².

Etimologia –
L’etimologia del nome “Lampedusa” ha diverse scuole di pensiero. Gli autori che nel XVIIII secolo la visitarono e che la descrissero fecero vari ipotesi, più o meno fondate. Alcuni di loro attribuirono il nome di Lampedusa al balenare degli incredibili “lampi” che osservavano.
Sta di fatto che il nome è ripreso, storpiato e modificato a seconda del secolo e della lingua prevalente di quel periodo.
Scilace, geografo, cartografo e navigatore Greco fu comunque il primo a chiamarla λαμπάς, in un famoso periplo del Mediterraneo datato tra il IV e il III secolo a.c., copiato forse per la sua parte africana, da un altro autore, Annone navigatore cartaginese.
Qualche autore ha attribuito questo nome, usato da Scilace a lampade, altri derivante dal termine greco roccioso, altri ancora dal termine scoglio, altri al nome di un pesce abbondante in queste acque λεπάδες, ma l’etimologia che è più verosimile, è riferita da un altro autore recente in ordine di tempo, Stefano Sommier, che la fa derivare dal nome greco delle patelle o delle ostriche, λεπάς -άδος che qui sono/erano abbondanti.
Pare che sia esistita una moneta greca trovata a Lampedusa, con una doppia effige, Giove da un lato e sull’altro la rappresentazione di un pesce e con una scritta ΛΟΠΑΔΟΥΣΣΑΙΩΝ.
Quello che è sicuramente accertato è che il nome Lampedusa deriva dalla lingua Greca e che esso ha origini molte antiche.
Comunque da documenti certi, in antichità il suo nome era Lopadúsa (Λοπαδοῦσσα in greco).

Caratteristiche Geografiche –
L’isola ha una forma allungata e misura da O a E, 10,8 km, mentre nel punto più largo, da N a S, misura 3,6 km, per uno sviluppo perimetrale di 33,3 km. Geologicamente è un Horst e appartiene all’Africa; come Pantelleria è più vicina alle coste tunisine, distando da queste 113 km (e 150 km da Malta), che non a quelle siciliane, da cui la separano 205 km; la profondità massima del braccio di mare tra Lampedusa e l’Africa è di 120 m. Il punto più elevato dell’isola è Albero Sole, a 133 m di altitudine.
Lampedusa è inoltre il centro abitato più meridionale d’Italia: è infatti situata alla latitudine di 35°30′ N, più a sud di Tunisi e Algeri.

Lampedusa e Lampione fanno parte della placca continentale africana, e si sono sollevate due milioni di anni fa, mentre Linosa è di origine vulcanica.
L’origine geologica di Lampedusa si fa risalire al Tortoniano, periodo Terziario, alla fine del Miocene. Fu questa un’era di ripresa ed esplosione della vita.
La carta (ufficiale) geologica di Lampedusa è stata redatta da Mario Grasso e da H. Martyn Pedley (1988). L’isola è un Horst ed è costituita da calcari di piattaforma e di mare basso (scogliera corallina tortoniana, strati di Calca Pisana).
Il tipo di terreno di Lampedusa è prevalentemente caratterizzato dalla presenza di due tipi di roccia: il calcare (carbonato di calcio) e la dolomite (carbonato di calcio e magnesio).
Tuttavia il suolo calcareo non è uniforme: in alcuni punti si presenta friabile, in altri compatto e misto a roccia silicea (calscisto) tanto da richiedere l’uso di esplosivi per lo sbancamento. Sono presenti notevoli strati di pietra arenaria di durezza inferiore alla pietra di calce che, esposta agli agenti atmosferici, diviene porosa e facile allo sfaldamento.

Note Storiche –
Considerando che l’isola ė stata sicuramente popolata dai fenici e prima ancora da altre popolazioni, è evidente che Lampedusa ha una storia che si perde nella notte dei tempi, per lo più dimenticata e stravolta nel corso dei secoli dagli uomini che l’anno abitata e raccontata.
Nei tempi Lampedusa è infatti stata luogo di sosta per Fenici, Greci, Romani e Arabi che addirittura avevano una colonia stabile sull’isola, con un governatore. I Romani invece sfruttarono Lampedusa per impiantarvi uno stabilimento per la lavorazione del pesce e per la produzione del garum, una salsa di pesce molto diffusa in età imperiale. Ma sono stati gli Arabi a lasciare più impronte su quest’isola perché la utilizzarono come approdo nel corso delle loro scorribande piratesche, anche molto tempo dopo la cacciata ufficiale dalla Sicilia.
Successivamente, per un lungo periodo, l’isola rimase in tranquilla attesa di nuovi abitanti. Nel 1630 Giulio Tomasi, Principe di Lampedusa e Linosa, avo dell’autore de “Il Gattopardo”, fu insignito dal re di Spagna di questo titolo nobiliare. Nel 1760 fu colonizzata da sei francesi seguiti, dopo sedici anni, da un nucleo familiare maltese. In seguito fu un susseguirsi di piccoli gruppi di agricoltori capeggiati ora da maltesi ora da inglesi. Anche i Russi, con il principe Grigori Alexandrovich Potemkin tentarono l’acquisto dell’Isola per poter insediarvi una colonia di sudditi della zarina. Un secolo dopo, la famiglia Tomasi chiese ai Borboni un congruo finanziamento per poter condurre sulle isole dell’arcipelago le opere necessarie al ripopolamento. Nell’800 i Tomasi cedettero le Pelagie a Ferdinando II di Borbone. Il sovrano non fece un acquisto avventato e riuscì a rendere attivo e produttivo l’arcipelago insediandovi circa 150 abitanti di Pantelleria che utilizzarono anche a Lampedusa i dammusi, tipiche costruzioni della loro isola.
Nel 1861 gli isolani divennero sudditi del Regno d’Italia che vi impiantò nel 1872 una colonia penale, poi soppressa nel secolo successivo.

Ecosistema –
Lampedusa è la più grande isola dell’arcipelago delle Pelagie, ha una superficie totale di 20 km² ed uno sviluppo costiero di 40 km.
Questa isola, più vicina all’Africa che all’Europa, in effetti è parte della piattaforma continentale africana, e la flora e la fauna sono in parte originarie di questo continente e della sua regione maghrebina.
Geologicamente, Lampedusa, è costituita da depositi calcarei che risalgono al miocene medio-superiore ed in questo sito, allo scopo di tutelare l’ambiente naturale, particolarmente antropizzato nell’ultimo scorcio di secolo.
Il territorio della riserva comprende 12,12 ettari dell’isola di Lampedusa e ne fa parte anche l’Isola dei Conigli.
Un tempo ricoperta da una fitta e diversificata macchia mediterranea, l’isola ha subito durante la colonizzazione borbonica la pressoché totale distruzione dell’originaria vegetazione, per rendere il suolo coltivabile ed assegnarlo ai coloni. Ciò ha comportato un progressivo impoverimento del suolo, aggravato dai processi erosivi degli agenti atmosferici ed aggravato tra le altre dalla siccità che caratterizzo l’isola di Lamedusa negli anni ’90 del secolo scorso.
Nonostante ciò l’isola mantiene una straordinaria ricchezza floristica, con specie assenti nel resto del territorio italiano come il fior di tigre (Caralluma europaea), una pianta succulenta di origine magrebina, con infiorescenza stellata, presente in Europa unicamente nell’isola e nella Spagna meridionale, o come il fiordaliso acaule (Centaurea acaulis), una specie endemica del Nord Africa. Altre specie endemiche dell’isola sono la carota selvatica (Daucus lopadusanus), la camomilla selvatica (Anthemis lopadusana), il limonio lampedusano (Limonium lopadusanum) e inoltre Suaeda pelagica e Scilla dimartinoi.
Il paesaggio odierno della riserva è dominato dalla gariga, con euforbia, lentisco, timo capocchiuto, camedrio e thè siciliano che sovente lascia il posto ad ambienti di steppa mediterranea, ove troviamo asfodeli, l’endemico Allium lopadusanum, varie asteracee (Pallenis spinosa, Carlina sicula, ecc.) e la scilla marittima (Drimia maritima); negli ambienti costieri prevalgono invece Euphorbia pinea, Thymelaea irsuta, Sedum sediforme, Sedum dasyphyllum, Capparis spinosa e Atriplex halimus.
L’antica macchia mediterranea sopravvive solo in alcuni valloni nelle parti più interne della Riserva, dominati dall’euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), con radi insediamenti di ginepro fenicio, carrubo e qualche olivastro. Esiste poi una zona di rimboschimento ove il Corpo Forestale della Regione Siciliana, ha effettuato un rimboschimento per la reintroduzione del pino d’Aleppo (Pinus halepensis).
La fauna presenta numerose affinità con quella presente nelle vicine regioni nordafricane.
Tra i mammiferi si annoverano il topo domestico, il ratto nero e il mustiolo; rilevante inoltre la presenza di di due specie di pipistrelli: il miniottero (Miniopterus schreibersi) e il vespertilio maggiore (Myotis myotis).
Di particolare rilievo il contingente erpetologico con numerose specie di provenienza nordafricana. Le specie di rettili più comuni sono il geco (Tarentola mauritanica) ed il gongilo (Chalcides ocellatus); di notevole interesse la lucertola striata (Psammodromus algirus), una lucertola esclusiva dell’isolotto dei Conigli, unica stazione italiana di questo sauro; il colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus), presente in Italia solo a Lampedusa, e il colubro lacertino (Malpolon monspessulanus insignitus). Particolare importanza ha la presenza della tartaruga marina Caretta caretta, che nidifica con regolarità sulla spiaggia dell’isola dei Conigli. L’unico anfibio presente è infine il rospo smeraldino (Bufo siculus).
Molto interessante anche l’avifauna dell’isola che vede presenti specie nidificanti come il gabbiano reale, che nidifica sull’isola dei Conigli con una popolazione di circa cento coppie, il gheppio, il falco della regina, il falco pellegrino, il marangone dal ciuffo, la berta maggiore e la berta minore; molte le specie migratorie che sostano a Lampedusa nel corso delle loro migrazioni verso l’Africa, tra cui la tortora, la balia nera, la pispola, il beccafico, il gruccione, la ghiandaia marina, la gallinella d’acqua, la nitticora e tantissime altre.
Anche tra gli insetti esistono specie che testimoniano le affinità tra la fauna lampedusana e quella del Nord-Africa, tra i quali gli endemici Pamphagus ortolaniae, una grossa cavalletta priva delle ali, e lo Julodis onopordi lampedusanus, un coleottero dalla livrea iridata. Numerose sono, inoltre, le specie per cui Lampedusa costituisce l’unica stazione italiana nota, tra cui Odontura borrei, un ortottero presente, oltre che a Lampedusa, in Tunisia ed Algeria, e di numerosi coleotteri, tra cui Coccinella algerica, Campalita algerica e Exochomus nigripennis.
Da sottolineare come la spiaggia dei Conigli è oggi uno dei pochi siti del Mediterraneo in cui le tartarughe marine Caretta caretta, studiate per la prima volta nel 1985 da Dieter Gramentz, depongono le uova. La flora e la fauna sono simili a quelle nord-africane.
Il paesaggio di Lampedusa annovera 3 ambienti:
• la steppa: copre tutta la parte pianeggiante dell’isola.
• la prateria: nei valloni più distanti dall’abitato.
• la gariga: in alcuni valloni e cale del versante nord.
Tra gli animali si hanno memorie dei cervi, introdotti probabilmente dai principi Tomasi, ma già estinti alla fine del 1800, anche le capre portate sull’isola dagli stessi principi furono distrutte da Sanvisente intorno al 1847 perché recavano danno ai numerosi innesti degli ulivi. Nessuna traccia è rimasta degli altri mammiferi che negli stessi anni sembra che popolassero Lampedusa come il cinghiale, il bue domestico e l’asino.
Sono soltanto quattro, invece, le specie selvatiche di questa classe trovate recentemente: coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), mustiolo (Suncus etruscus), pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii) e topolino delle case (Mus musculus).
Nel mare che circonda l’isola sono presenti con regolarità tre specie di delfino: tursiope (Tursiops truncatus), stenella (Stenella coeruleoalba), delfino comune (Delphinus delphis).
Un lontano ricordo è invece la foca monaca (Monachus monachus), mentre sono ancora facilmente osservabili, nel periodo tra marzo ed aprile, alcuni grandi mammiferi quali la balenottera comune (Balaenoptera physalus), la balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) e il capodoglio (Physeter macrocephalus).
La vera vedetta alata dell’isola, presente però soltanto da aprile a settembre, è il falco della regina (Falco eleonorae).
Altre specie nidificanti comprendono la berta maggiore (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus puffinus), il gheppio, il falco pellegrino, il piccione selvatico, la calandrella, il cardellino ed il fanello, il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis). Qualche nidificazione sporadica vi è stata pure da parte del beccamoschino e lo strillozzo. Deve essere inoltre citata la nutrita colonia di gabbiano reale (Larus argentatus) che nel mese di aprile depone sull’isola dei Conigli.
Tra i rettili, tutti di grande interesse, va citata la presenza regolare in fase riproduttiva della tartaruga marina comune (Caretta caretta). Sul suolo dell’isola esiste anche un altro rappresentante dell’ordine Testudinati, la testuggine comune (Testudo hermanni).
Il gruppo dei Sauri è rappresentato da quattro specie. Due comuni su tutta Lampedusa e sono il geco verrucoso (Hemidactylus turcicus) e il geco comune (Tarentola mauritanica). L’altra è la lucertola striata comune (Psammodromus algirus) che è presente soltanto sull’Isola dei Conigli e risulta introvabile (scientificamente assente) sull’isola di Lampedusa.
Soltanto due specie di serpenti sono stati trovati a Lampedusa, ambedue di origine nordafricana: il colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus) e il colubro lacertino (Malpolon monspessulanus).
Nel 1995 è stata istituita la Riserva naturale orientata Isola di Lampedusa, una riserva naturale istituita dalla Regione Siciliana, che si trovava sulla maggiore delle Isole Pelagie (Lampedusa, la più grande isola dell’arcipelago delle Pelagie, avente una superficie totale di 20 km² ed uno sviluppo costiero di 40 km) in una zona di protezione speciale (ZPS) e sito di importanza Comunitaria (SIC), fra il Vallone dell’Acqua ad ovest e Cala Greca ad est, e comprende anche l’Isola dei Conigli.
La riserva è suddivisa in tre zone a differente regime di tutela per un totale di ca. 40,9 km2 protetti di cui:
• zone di tutela integrale, zona A (EUAP0553#A1; A2, A3) – ca. 0.8 km2 – comprendenti il tratto di mare dell’Isola di Lampedusa antistante la costa a nord di Capo Grecale; il tratto di mare antistante la costa dell’Isola di Lampedusa e circostante l’Isola dei Conigli; il tratto di mare a nord dell’Isola di Linosa antistante gli scogli di Tramontana. Attività vietate: balneazione, immersioni subacquee, pesca professionale, sportiva e subacquea.
• zone di tutela generale, zona B (EUAP0553#B1, #B2, #B3) – ca. 14.3 km2 – comprendenti il tratto di mare antistante la costa nord orientale dell’Isola di Lampedusa, compreso tra Punta Cappellone e Cala Calandra; il tratto di mare circostante la zona A tutt’intorno l’Isola dei Conigli; il tratto di mare antistante la costa settentrionale dell’Isola di Linosa, compreso tra Punta Balata Piatta e Punta Beppe .
• zone di tutela parziale, zona C (EUAP0553#C1, #C2, #C3, #C4, #C5) – ca. 25.8 km2 – residuo tratto di mare all’interno del perimetro dell’area marina protetta. Attività disciplinate dall’ente gestore: ancoraggio e ormeggio, navigazione a motore, attività di pesca e turismo, pesca sportiva e professionale.
Sempre a Lampedusa è stato istituito il Sito di Interesse Comunitario, SIC, ITA040014 – “Fondali delle Isole Pelagie” proposto nel 2011 dalla Regione Siciliana (Assessorato Turismo e Ambiente), classificato nello stesso anno e recentemente aggiornato (2013) a protezione dei fondali dell’isola (per un estensione superficiale di ca. 40.9 km2 i cui limiti sono stati uniformati a quelli dell’AMP). Gestito dal Comune di Lampedusa e Linosa, Capitaneria di Porto competente, ente gestore dell’Area Marina Protetta Isole Pelagie.
Data l’importanza della fauna migratoria è stato istituita, altresì, la Zona di Protezione Speciale, ZPS, ITA040013 “Arcipelago delle Pelagie” area marina e terrestre gestita dall’Area marina protetta “Isole Pelagie” Istituita con D.M. 21 Ottobre 2002, Ente gestore provvisorio Comune di Lampedusa e Comune di Linosa Regione Siciliana (Assessorato Turismo e Ambiente; Piano di gestione decreto n. 861 del 15/11/10) proposta nel 2005, classificata nello stesso anno e recentemente aggiornata nel 2013 a protezione dell’intera Isola (l’ambiente marino protetto si estende per una superficie di 110.7 km2 e rappresenta il 86% del totale della superficie protetta dalla ZPS).
Inoltre è sede dell’Area Marina Protetta Isole Pelagie EUAP0553, istituita nel 2002, che comprende ca. 46.279 metri di costa delle isole di Lampedusa (da Punta Galera, verso ponente, fino alla punta a nord da Cala Pisana, comprendendo Capo Ponente e Capo Grecale), Linosa (dalla punta a sud di Cala Pozzolana, verso nord, fino alla Punta Calcarella, comprendendo Punta Balata Piatta e Punta Beppe Tuccio) e Lampione. Il comune di Lampedusa e Linosa sono gli enti gestori di questa giovane AMP.

Azioni di Salvaguardia Ambientale –
La presenza della Riserva e delle aree SIC e ZPS, ci fa comprendere quale sia l’importanza strategica di questa isola nei riguardi delle dinamiche floristiche e faunistiche di quest’area del Mediterraneo.
Personalmente ho redatto negli anni passati lo Studio Agricolo Forestale del Comune di Lampedusa e Linosa e già da quello studio era emersa una fragilità ecologica dell’intera isola sia dal punto di vista floristico che faunistico.
Sicuramente la presenza degli immigrati (con tutti i contingenti umanitari e militari coinvolti) e dei turisti nel periodo estivo mettono a dura prova la già delicata struttura ecologica dell’Isola di Lampedusa.
Lampedusa, come Linosa, svolge un ruolo strategico quale area di sosta di migliaia di uccelli migratori durante l’attraversamento del Mediterraneo. Il recupero di energie da parte di questi uccelli é possibile solo se nell’isola si mantiene la presenza di ambienti naturali e seminaturali diversificati e ricchi di specie.
È opportuno pertanto che venga adottato un reale “Piano Regolatore Ecologico” che metta in relazione aree protette, aree agricole ed aree marine con processi di osmosi e salvaguardia dei reciproci equilibri e dinamiche.
Come Linosa, Lampedusa si presta molto bene a promuovere azioni di ricerca per la promozione di modelli agricoli totalmente garanti dell’ecosistema e degli habitat che ospitano specie floristiche e faunistiche di assoluto valore.
Sarebbe auspicabile un laboratorio che promuove un nuovo modello agricolo dove all’interno delle piccole cellule aziendali vengano reintrodotte tutte quelle coltivazioni e/o tecniche quasi oramai dimenticate o comunque marginalizzate.

Guido Bissanti

pubblicato il 19/04/2017




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